Jojo Rabbit: miglior sceneggiatura non originale 2020

E’ passato tantissimo tempo dall’ultima volta che ho scritto su Very Nerd People. Probabilmente serviva una epidemia globale per farmi trovare il tempo, sicuramente serviva Jojo Rabbit per farmi venire un’irrefrenabile voglia di scrivere una recensione. Le cose belle vanno condivise!

Jojo Rabbit, uscito nel 2019, regia di Taika Waititi, è proprio una di quelle “cose belle”, tanto belle da aver vinto il premio Oscar 2020 come miglior sceneggiatura non originale.

La storia parla di un bambino, Jojo, cresciuto e allevato nella e soprattutto dalla Gemania nazista, a tal punto da avere Hitler come migliore amico immaginario (impersonato dal regista in persona) e poster in camera. Il figlio perfetto della propaganda insomma, a 10 anni già col sogno di diventare soldato, imbevuto di antisemitismo, di svastiche e di militarismo; perfetto, se non fosse che alla prima occasione di mettere alla prova l’audacia e ferocia ariana, fallisce miseramente. Deve uccidere un coniglio con le proprie mani, non riesce, scappa come un coniglio (da qui il soprannome); al tentativo di lanciare una granata gli andrà ancora peggio.

In Jojo Rabbit la disumanità del regime si scontra con l’innocenza di un bambino; la propaganda, con la realtà e l’umanità del quotidiano. Un conflitto che diventerà ancora più forte, drammatico e allo stesso tempo comico quando scoprirà che nella soffitta sua madre (un personaggio dipinto magistralmente con pochi tratti e impersonato da una bravissima Scarlett Johanson) nasconde una ragazza ebrea…

Che tra le sei categorie di cui aveva ricevuto la nomination, Jojo rabbit abbia vinto proprio quella come miglior sceneggiatura non originale non mi stupisce: Jojo Rabbit non è una storia originale, sia in senso tecnico – infatti è liberamente tratto dal romanzo Come semi d’autunno (2004), di Christine Leunens – sia a livello di soggetto –  si potrebbe infatti dire che Jojo Rabbit sia l’ennesima storia di amicizia insolita ai tempi della seconda guerra mondiale (viene in mente Fred Ulmann – L’amico ritrovato).

Rendere originale ciò che a prima vista non è, è stata proprio la sfida vinta da Taika Waititi, che ci ha raccontato la magia e la capacità del cinema di rendere meravigliose le storie, inserendo poesia, ironia, atmosfere comico fiabesche.

Infatti l’innocenza e l’ingenuità infantili dagli occhi di Jojo si spandono su tutta l’atmosfera del film –  che ricorda un po’ lo stile di Wes Anderson – attenuando la drammaticità e allo stesso tempo risaltando la crudeltà dei tempi in cui vive, tempi che risultano incompresi, mal-interpretati, deformati, perché visti dagli occhi di chi è troppo piccolo e innocente per poter comprenderli a pieno. 

Una trama ben costruita, scene surreali, grandi interpretazioni attoriali sono gli ingredienti che rendono questo film una delle uscite  del 2019 assolutamente da vedere, anche a cinema chiusi. Nonostante i temi, ti lascia con un senso di serenità, dolcezza e armonia incredibili. Ti fa stare bene.

Di seguito il link del trailer: https://www.youtube.com/watch?v=vW_NBzWHv6A

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