Zootropolis, Esopo e l’anima delle favole

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Mi siedo al cinema, iniziano gli spot pubblicitari dei prossimi film in uscita: Il libro della Giungla, Kung Fu Panda 3, Heidi, Robinson Crusoe.. Remake, sequel, un remake, un altro remake.. Aiuto, non mi sembrano neanche fatti male i trailer, ma che fine ha fatto la fantasia, non sappiamo fare altro che riproporre cose vecchie? Sono presa dall’istinto di scappare, questo cinema non mi piace più. Per fortuna non l’ho fatto, alla fine non volevo più andare via. Era tanto che non vedevo un film di animazione della Disney bello come Zootropolis, sono entusiasta!

Tornata a casa cerco di capire cos’è che mi ha colpita così tanto, sono in fibrillazione, ci penso e ci ripenso, alla fine ci arrivo: Zootropolis ha un messaggio universale, è finalmente una storia originale e allo stesso tempo ha qualcosa di conosciuto, mi ricorda qualcosa… mi ricorda quelle storie esemplari, brevi, non per bambini ma per adulti, con una morale semplice eppure valida per tutti.. Le favole!  Esopo, Fedro, la volpe e l’uva, il lupo e l’agnello, soprattutto il lupo e l’agnello (qui), ecco che cosa mi ricorda, Zootropolis è una favola!! Le favole sono storie antiche come il mondo, il nostro mondo occidentale, che utilizzavano gli animali per raccontare vizi e virtù umane, per lasciare un messaggio morale. Hanno passato i secoli rimanendo intatte perché i comportamenti umani alla fine sono sempre gli stessi e oggi come allora chi non riesce a raggiungere qualcosa spesso finge di disinteressarsene, oggi come allora il più forte è prepotente col più debole…

La Disney ha afferrato le potenzialità delle favole, ha utilizzato quel linguaggio per Zootropolis, ha usato conigli, volpi, leoni, pecore, per parlare di noi, di noi esseri umani dell’antica Grecia e di ogni tempo, ma immersi nella realtà complessa di oggi. Non era semplice, nessuno scrive più favole proprio perché la realtà è diventata troppo complicata per entrare in storie brevi, stereotipate, in cui la volpe è la furbizia, il lupo il violento, il coniglio l’ingenuo, la pecora il debole, in cui la morale è esplicita e senza ombre. E’ troppo difficile, infatti chi è oggi la pecora? Chi il leone? Chi il coniglio? Chi la volpe? E’ questo il problema, abbiamo tutti troppe maschere. Ma se gli animali oggi non sono più in grado di rappresentare vizi e virtù umane come un tempo, come fare una favola? Disney ci è riuscita nella maniera più originale possibile, riprendendo la tradizione nel modo giusto, non per fare l’ennesimo sequel, ma per creare, generare qualcosa di nuovo, per stravolgerla dal suo interno; così facevano gli scrittori veri, guardare alla tradizione per l’innovazione!

L’innovazione è questa, è geniale: usare la favola per dimostrare che non è più possibile fare favole;  usare gli stereotipi che la costituiscono per smascherare e denunciare la loro falsità, perché la realtà non è monolitica e non è fatta di stereotipi! E così una coniglia non deve rappresentare per forza l’ingenuità che la tradizione delle favole le ha affibbiato, può diventare un’abile poliziotta; anzi sono proprio solo gli stereotipi, i pregiudizi, le uniche cose che le impediscono di diventare ciò che vuole essere. In Zootropolis vediamo il mondo abitato dai personaggi delle favole, personaggi che però si ribellano agli schemi della favola stessa.

Forse vi ho confusi, sto vaneggiando è vero, ma questo perché sto scrivendo questo articolo per fare una riflessione insieme a chi ha già visto il film, per analizzarlo insieme. Se però non avete visto Zootropolis e vi ho incuriositi ma non avete capito nulla di quello che ho detto, proverò a mettere un po’ d’ordine e a raccontarvi come inizia la storia, così da spingervi ad andare a scoprire come continua al cinema e darvi una chiave di lettura in più. Dunque…

Il mondo in cui si svolge la nostra storia è popolato da mammiferi, prede e predatori, che hanno raggiunto finalmente gli stessi diritti, la pace, ma l’integrazione è ancora molto indietro. Judy è una coniglietta, vive in provincia, in una città di conigli, e sogna di diventare poliziotta, ma fin da piccola si sente dire che non si è mai visto un coniglio poliziotto, è impossibile. Risponde che allora sarà la prima, non si perde d’animo, affronta le difficoltà e riesce nel suo sogno: le viene consegnato il distintivo. Andrà a lavorare nella capitale: Zootropolis, la città in cui ciascuno può diventare ciò che vuole, o almeno così sostiene il sindaco, un leone che ha scommesso tutta la sua carriera politica sull’integrazione tra prede, il 90% della popolazione, e predatori. Judy parte, vede la città dal treno ed è bellissima, è pronta a conquistarla!

L’entusiasmo dura un giorno però! Il successivo inizia il suo lavoro ma il capo della polizia, un bue,  affida a tutti missioni importantissime -indagare su 14 predatori spariti – a tutti meno che a lei, a cui dà il compito di ausiliaria del traffico. Non si perde d’animo, ma a delusioni si sommano delusioni e si sente sempre più sola. Una volpe, con cui era stata solidale perché vittima come lei di pregiudizi, la inganna; quando finalmente le capita di poter inseguire un ladro e fare la sua prima missione da poliziotta vera, combina un sacco di guai per poi scoprire che la refurtiva per cui ha mandato all’aria la città era una borsa piena di cipolle ammuffite. Il capo è imbestialito ma mentre è a colloquio con lui arriva una lontra, suo marito è sparito e non la sta aiutando nessuno. Judy si assume la responsabilità di risolvere il caso.

Inizia così una rocambolesca avventura che farà viaggiare Judy per i quattro angoli del suo mondo con un’insolita compagnia e che le farà scoprire terribili verità nascoste: Zootropolis si regge su equilibri fragili, se si dimentica che quello è il posto in cui ciascuno è ciò che vuole essere e non ciò che è, tutto può cadere, ogni conquista fatta per l’integrazione può andare persa. Non deve dimenticarsene mai, il prezzo è perdere gli amici, la possibilità di realizzare il suo sogno, la possibilità di migliorare il mondo. Ce la farà? Beh la risposta non ve la do ma immagino che non ce ne sia bisogno, il lieto fine di un film d’animazione è un po’ scontato. Niente altro però in questa storia lo è, perché come vi ho detto all’inizio tutto si capovolge.

Buona visione, divertitevi con una storia nuova che usa citazioni solo per divertire e non per mancanza di fantasia. Divertitevi e lasciatevi prendere, vedrete che vi farà anche pensare. Divertitevi, grandi e piccini, vedrete che uscirete dalla sala contenti di avere visto un bel film, di avere acchiappato, tra una battuta e l’altra (con un doppiaggio davvero fatto bene), tra bradipi impiegati e cammelli fattoni, un messaggio di speranza. Con questo film anche Disney sembra voler dire la sua, usando un genere letterario antico, sui drammi dell’attualità; sembra schierarsi per un futuro migliore, senza pregiudizi e razzismi.

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