Recensione – Vikings 5 Midseason, no Ragnar no party

VikingsSiamo arrivati ai primi dieci episodi dell’attesissima quinta stagione di Vikings, serie canadese prodotta da History Channel. Senza il compianto protagonista delle prime quattro stagioni, Ragnarr Loðbrók (Travis Fimmel), la serie ha perso molti fan, avranno avuto ragione a mollare? Diciamolo subito: se questi episodi sono serviti come rampa di lancio per la metà di stagione che vedremo tra qualche mese le premesse sono ottime, se invece il punto di massima è già stato raggiunto abbiamo un problema. La scelta di dividere una singola stagione in due parti è abbastanza comune ormai, vedi The Walking Dead, ma bisogna essere sicuri di rendere equilibrati entrambi i gruppi di puntate. Questa quinta stagione parte molto al rallentatore, ci mette un po’ ad ingranare ed esplode negli ultimi due episodi.

Parliamo un po’, senza fare spoiler, dell’evoluzione di quei personaggi che, nostro malgrado, sono diventati i protagonisti della serie. Lagertha (Katheryn Winnick), dal mio punto di vista, è forse la peggiore sotto questo aspetto: passa dall’essere una donna guerriera allo stereotipo del personaggio femminile che usa il sesso per ottenere ciò che vuole (già nella quarta stagione avevamo avuto assaggi di questa trasformazione). Bjorn (Alexander Ludwig) è maturo e cresciuto ormai; la sua storyline è interessante perché è diversa dal solito, vedere i vichinghi nel deserto è decisamente curioso, ma purtroppo non dura e tutta quella parte viene anche velocemente dimenticata dai protagonisti. Flóki (Gustaf Skarsgråd) ottiene finalmente una sua dimensione, senza essere rilegato a personaggio che gravita attorno a qualcun altro, ma purtroppo perde mordente quasi subito; la ricerca spirituale e il viaggio che compie sembrano condurre in una direzione, ma il tutto viene poi stravolto, non in meglio secondo me. Tutta la parte ambientata in Inghilterra è sempre sembrata un po’ un riempitivo; Re Aethelwulf (Moe Dunford) e soci non si smentiscono neanche quest’anno con l’eccezione del nuovo personaggio: il Vescovo Heahmund (Jonathan Rhys-Meyers), su cui ancora non mi esprimo, riteniamolo “rimandato a settembre”, ne riparleremo. In ultimo Ivar (Alex Høgh), erede del ruolo da protagonista che era stato di suo padre. “Il Senz’ossa” è sempre stato folle e geniale, ma mai come in queste puntate; probabilmente è l’unico personaggio che mi sento di promuovere appieno.

    Il livello tecnico della serie è aumentato visibilmente negli anni, di pari passo con il budget. Le scene di battaglia sono spettacolari da vedere, anche se le motivazioni delle scelte dei personaggi non sono sempre chiarissime, il che non aiuta nel coinvolgimento dello spettatore. Costumi e trucco sono uno dei punti forti da sempre, considerando che si tratta di una serie targata History probabilmente questo è il minimo. Nulla da dire anche su recitazione e ambientazioni, in una serie tv è difficile trovare la qualità che si trova in Vikings.

    Aspettative altissime, ecco cosa ci lasciano queste dieci puntate. La prossima metà di stagione potrà decretare la fine della serie oppure rilanciarla in grande stile, ma per ora Vikings si muove su di un filo di lana. Se riusciranno a fare grande questa serie anche senza Ragnar nulla potrà più fermarli, è una sfida difficile ma non impossibile.

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Casco

Classico Nerd generico, nulla di più nulla di meno. Appassionato di Videogiochi, Film, Serie TV, Libri e Comics Americani.

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