Nelle sale: Veloce come il vento (correte a vederlo!)

veloce-come-il-vento-675x675Nostro signore del sangue che corre nel buio delle vene, reggi il mio braccio sul volante, regola la forza dei miei piedi su acceleratore e freno, proteggimi, e fa che niente mi accada.”

Con questo bisbiglio, in mezzo al caos di un circuito in pieno di una corsa del campionato GP, inizia Veloce come il vento, terzo film di Matteo Rovere. Siamo in Romagna. Due occhi marroni sotto un casco; in pochi fotogrammi, in pochi istanti, capiamo che alla guida dell’auto da corsa c’è una giovane donna, anzi una ragazzina, determinata, che aggredisce la strada. Qualcosa però fa cambiare l’espressione di quegli occhi feroci. Compare il panico: la comunicazione con l’uomo ai box si è interrotta. Quell’uomo si sta sentendo male e quell’uomo è suo padre. Esce fuori strada, corre ai box. Suo padre non c’è già più.

Così Giulia, Giulia De Martino, a 17 anni si trova sola (la madre se n’è andata via da molti anni) con Nino, un fratello piccolo che non sorride mai, a cui badare; si trova al funerale di suo padre, suo allenatore e finanziatore, ex pilota che ha ipotecato tutto, anche la casa, affinché la figlia possa proseguire il suo sogno, il sogno di entrambi: la corsa.

Alla cerimonia accade quella che per lei è un’altra disgrazia: ricompare suo fratello, Loris, un tossicodipendente ultraquarantenne che lei non ha mai visto, che vive in una roulotte spendendo tutti i soldi in droga e che si fa subito riconoscere creando trambusto. Le piomberà in casa insieme ad Annarella, la sua ragazza altrettanto tossica, causandole un sacco di problemi. Non può cacciarli, anzi deve farsi affidare al fratello Loris se non vuole che Nino vada in adozione. Così ora ha praticamente due bambini a cui badare.

Dopo una settimana è già pronta per correre ancora. Non può fare altrimenti: se non vincerà il campionato perderà anche la casa, finirà per strada. La mattina si ritrova col meccanico storico del padre. Non sanno come fare in due a organizzare la gara : “pagheremo un romeno 100 euro”. A queste parole di Giulia gli occhi di Loris, lì per lamentarsi del casino, si illuminano: “sarò io il tuo romeno”. Contrattano e per 40 euro Giulia alla fine accetta.

Loris lo ha fatto solo per soldi, non gli interessa la sorella, non gli interessa niente se non la droga, non guarda gli schermi mentre Giulia corre. Si trova ai box, lo provocano tutti perché un tempo correva anche lui, ridono per come si è ridotto. “I Di Martino” sono dei falliti, insinua qualcuno. Questa frase lo accende più di una dose e dà lo spunto per una delle scene madre del film, per una delle svolte. Una musica tosta parte, si accende con gli occhi di Loris (la colonna sonora è davvero azzeccata). Si mette le cuffie, guarda lo schermo. Inizia a urlare consigli alla sorella. Guida troppo pulito. Rimane indietro. “Hai guidato di merda” le grida.

Se vi aspettate a questo punto il classico film di rivalsa, se vi aspettate la solita rincorsa scontata al lieto fine rimarrete delusi. E’ un film italiano (e una volta tanto non è detto in senso negativo!):  l’american dream è lontano dalla Romagna. Se Loris comincerà ad allenare la sorella, non è una parabola quella che inizia, quanto un elettrocardiogramma, fatto di punti alti e punti bassissimi; un elettrocardiogramma di un cuore con battiti irregolari, un cuore folle come quello di un pilota, che potrà fermarsi in alto come in basso, tenendo sulle spine lo spettatore fino alla fine. Niente è disegnato, stabilito. Il film è basato su una storia vera (del pilota di rally, Carlo Capone), non può allontanarsi dal realismo e i rapporti tra fratello e sorella sono rappresentati con vivida concretezza, con un odio che si mischia a amore in maniera viscerale, irrazionale, come lo è correre a 300 all’ora, passione comune, forse unica cosa in comune. Adattarsi all’altro, imparare a volersi bene e a ad aiutarsi è la difficoltà e la sfida di entrambi. Non solo Loris avrà bisogno di aiuto, anche Giulia imparerà a vivere grazie al fratello, solo apparentemente il più debole.

Stefano Accorsi è sorprendentemente (almeno per me che sono abituata a vederlo solo nel ruolo del ricco e affascinate imprenditore) bravo a calarsi nei panni di Loris. Per farlo fisicamente ha raccontato di non aver mangiato per un mese altro che beveroni, ma soprattutto l’impegno è stato psicologico: è andato oltre all’immagine stereotipata del tossicodipendente, scavando a fondo nel terreno dei problemi singoli e assolutamente individuali della storia del suo personaggio, individuando e facendo suoi i motivi che lo hanno portato alla soluzione generale della dipendenza. Accanto a lui, Matilda De Angelis, esordiente al cinema, non sfigura affatto; anzi, il suo volto, delicato e determinato al tempo stesso, è perfetto per impersonare Giulia.

Insomma, come avrete capito, questo film mi è piaciuto molto: sa emozionare e coinvolgere, ci si immedesima nei protagonisti anche senza avere la passione per i motori, anche senza avere vissuto esperienze simili.  Mi è piaciuto molto anche perché non strizza mai l’occhio al facile, al semplice, allo spettatore; si ride senza bisogno della battuta banale della commedia all’italiana (stavolta sì, detto in modo dispregiativo). Non strizza l’occhio nemmeno all’America, ad Hollywood, ma cerca il suo stile personale, si ritaglia il suo spazio, per raccontare un pezzo d’Italia, le sue passioni, le difficoltà, le delusioni: le storie.

Ce ne sono tante di storie da raccontare nel nostro Paese. Non succede però spesso nel cinema italiano che si dia loro voce, se si escludono gli ormai affermatissimi Virzì, Salvadores, Sorrentino e Sollima. Speriamo che questo film sia un segnale che qualcosa si sta muovendo davvero o che almeno tra qualche anno tra i registi citati sopra potremo aggiungere anche quello di Matteo Rovere. Anche se così non sarà, questo film sembra lanciarci il messaggio (insieme a Jeeg Robot e alle altre interessanti pellicole di quest’ultimo anno premiate ai David) che, nascosto dietro i cinepanettoni, c’è un cinema italiano di qualità, più diffuso di quanto pensiamo. Premiamolo, andando a vedere Veloce come il vento. Siete ancora in tempo, vi aspetta in sala! (Qua sotto il trailer ufficiale)

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=gBye1KgIblk]

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