Il diritto di contare: le donne che hanno conquistato lo spazio

Quando vengono compiute grandi imprese, che so, come prepararsi a portare il primo uomo sulla Luna nella storia dell’umanità, raramente il merito va ad una sola persona. Nel nuovo film diretto da Theodore Melfi, Il diritto di contare, racconta i fatti, realmente accaduti, alla Nasa, non molto tempo fa negli anni ’60, che contribuirono a cambiare il mondo radicalmente:

Virginia, 1961. Alla sede della NASA l’America sta lottando duramente contro la Russia, tramite formule e numeri, per vincere la corsa alla conquista dello spazio. Katherine Johnson (Taraji P.Henson), una matematica con una mente brillante fin dall’infanzia, Dorothy Vaughan (Octavia Spencer) un’aspirante supervisore di un gruppo di calcolo composto da afroamericane e Mary Jackson (Janelle Monáe) una ricercatrice determinata a vedere riconosciuta la sua intelligenza, sono solo tre delle donne, afroamericane e non ad aver dato un grande contributo all’esplorazione spaziale. Come? Nel 1961 ancora si sta cercando di mandare il primo uomo della storia nello spazio, non sappiamo ancora se l’essere umano possa o meno sopravvivere lassù, in mezzo alle stelle.
L’America e la Russia, nel pieno della Guerra Fredda, combattono senza sosta anche sul piano scientifico ed esplorativo. Negli uffici della NASA lavorano anche donne, già, nonostante si pensi che sia (e fosse) un ambiente totalmente maschile, e per di più donne afroamericane, in un periodo storico in cui la discriminazione razziale è all’ordine del giorno. Persino nel tempio della tecnologia e della ricerca di allora, alla NASA, i neri sono nettamente separati dai bianchi: zone diverse dove lavorare, bagni diversi, caffè diversi e così via. Ma l’abilità matematica non ha colore, ed è così che Katherine Johnson, madre di tre figlie e mente geniale, arriva nel centro di calcolo delle traiettorie per il Programma Spaziale Mercury che intende mandare il primo uomo nello spazio e compiere un’orbita intorno alla Terra prima dei russi. E mentre Katherine si fa spazio tra gli stereotipi e i pregiudizi, cercando di svolgere al meglio il suo lavoro, anche le sue due amiche cercano di farsi valere in un contesto socio-politico assai arduo.
Dorothy Vaughan tenta infatti di vedersi riconosciuto, anche economicamente, il ruolo dirigenziale in veste di supervisore che già da tempo svolge, ma se l’ambiente che ti circonda non si interessa di te, te devi interessarti a lui e devi prevedere gli eventi e le tendenze. Mary Jackson invece viene sprontata dai suoi colleghi a seguire un corso che le darà la qualifica di ingegnere, facendola diventare così il primo ingegnere donna afroamericana della NASA. Ma a causa di un periodo infestato da pregiudizi, razzismo, segregazionismo, innovazione tecnologica che minaccia di sostituire forza lavoro umana, la Luna può attendere?

Tre donne, tre brillanti signore che hanno scritto la storia dell’esplorazione spaziale e hanno lottato duramente contro le discriminazioni razziali. Tre grandi lavoratrici che non si sono mai piegate sotto gli sguardi giudicanti o i commenti poco piacevoli dei colleghi bianchi. Tre scienziate che, pur di vedere realizzato il proprio sogno, hanno sfidato tribunali, computer e bagni lontani chilometri. Il diritto di contare affronta numerosi temi: primo fra tutti la lotta per i diritti degli afroamericani, e non può non venirci in mente The Help, per l’argomento simile, la stessa dinamicità narrativa e per la presenza di Octavia Spencer. Al secondo posto troviamo anche l’emancipazione femminile, in quanto le protagoniste non sono solo di colore, ma anche donne, forti e convinte del loro valore. Per questo motivo mi è sovvenuto subito Mona Lisa Smile per il tema, l’atmosfera accademica e la presenza di Kirsten Dunst in entrambi i lavori. Terzo, già citato, la lotta scientifica fra Russia e America, nel decennio che cambiò la storia dell’uomo da Gagarin all’Apollo 13, dramma in cui anche Katherine Johnson aiutò l’equipaggio a tornare sano e salvo sulla Terra. Ultimo, ma non per importanza, la rivoluzione tecnologica e l’avvento dei computer che vide molte persone diventare troppo lente o, addirittura, obsolete in confronto al nuovo IBM e spinse molti lavoratori a rinnovarsi ed aggiornarsi, come la brillante signora Dorothy: perché l’ingegno non può essere sostituito.

Nonostante si sia aggiudicato pochi premi, Il diritto di contare è un film piacevole che ci porta indietro nel tempo, nella mentalità e… nello spazio.

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Juliet

Salve a tutti. Sono Annalisa Ballerini, una cinefila entusiasta di condividere con un pubblico la propria passione per la settima arte!