“Un disastro di ragazza”: come una mente eclettica inverte il topos immaginario

Una teoria accreditata vuole la commedia come un filone basato (deliberatamente o meno), sulla falsa riga della celeberrima fiaba sulla bionda madama Cenerentola. Quella che sono lieta di presentare stavolta, gioca sì, sulla medesima consuetudine, ma per netta antitesi.

Galateo al gran ballo!

Dimentichi dei picchi glicemici da ergastolo, gli eventi illustrano la vita di Amy (ossigenata pure lei), convertita dal folgorato padre doppiogiochista ad un regime aromantico (costruito con dosi massicce di serie tv a patto di non tifare OTP [one true pairing] alcuna).

La situazione (di per sè blasfema), si complicherà, quando cresciuta da promettente giornalista, messa alle strette dal capo, si troverà costretta a redigere un articolo riguardo il medico sportivo Aaron Conners, ragazzo naif e promettente metà della sua mela. Detto ciò non è tale semplicistica trama a rendere un’operazione vincente il film. La magia si compie tramite le mani esperte di un sistema citazionistico che infarcisce, ad un ritmo forsennato, la realtà stereotipata vissuta dai comuni mortali, donandole nuova linfa. Si assiste complici quindi, alla diretta disquisizione in bagno fra amiche, del dilemma su quale versione di Johnny Depp sia la più “da una notte sexy” della sua carriera; all’inventare impanicati dall’ignoranza squisitamente femminile, bizzarre squadre corrispondenti al nome di Orlando Bloom; Descrivere il ciclo come una scena alla Django di Tarantino; dare della prima donna al tuo lui  paragonandolo ad Anne Hataway, intenta a festeggiare il suo oscar; ecc ( Potrei andare avanti per anni, l’elenco è spaventosamente lungo, DAVVERO).

La risposta è scontata Mes chères…

Non manca nemmeno di riferimenti sottesi come la scena cardine alla Manhattan di Woody Allen, la voce fuori campo alla Bridget Jones, il dialogo “Dell’ avvinazzata” rubato a Eternal Sunshine of Spotless Mind (non lo traduco manco morta, GOOGLATELO!), le pareti tappezzate col faccione dell’ex marito di Katy Perry (qui è dovuto alla pigrizia non all’orgoglio, ma ho reso l’idea, no?), movimenti lipstick alla Chaplin. Il piatto forte però sono i cameo: John Cena, LeBron James, Daniel Readcliff! Inimitabili con le loro uscite improbabili, il primo grida spot delle Nyke durante l’intimità, il secondo non vuole perdersi Dawnton Abbey, pena la derisione dei compagni ed elargisce consigli spacciando per suoi testi di Kaeny West, l’ultimo compare nel fasullo “The dog walker” chicca al Sundance.

Un universo insomma dallo sketch facile, naturale, creato dalla vita come dallo show dell’attrice-comica Amy Schumer , che non lascia tempi morti e aggiusta il tiro del regista Jude Apatow, dai poco pregievoli lavori precedenti. Cornici ilari la musica dal motivetto martellante (Uptown girlllllll) ed il taglio traverso di camera, con sfondo-comparse sfocati tipico delle sit-com.

Riassumendo ancora? Una “ricerca del nerd infoiato unlimited”. Guardare e riguardare attentamente per credere.

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