True Detective 2: un’opinione

Salve gente! E’ il vostro amato Gerald che vi parla! Ho appena finito di vedere la seconda stagione di True Detective, e mi sono sentito in dovere di informare voi, miei cari lettori, di quello che ne penso. Potreste trovare la cosa un po’ noiosa, potrebbe non interessarvi, ma voi LO LEGGERETE perché so che non sapete resistermi.

Non troppo tempo fa, si parla di qualche mese, presentai qui su Very Nerd People la storia della prima stagione di True Detective ed anche la mia interpretazione su di uno dei molteplici aspetti di questa serie. Dissi anche che non era mia intenzione fare un paragone fra le due stagioni, cosa che anche qui non penso di fare, rinnovando la mia idea che siano due cose completamente diverse. Però un minimo di confronto è d’obbligo.

Nella nuova stagione troviamo un’ambientazione quasi completamente differente, dalle paludi della Louisiana passiamo al caldo sole di Los Angeles. La storia, sempre scritta da Nick Pizzolatto, ruota intorno alla corrotta quanto immaginaria città di Vinci, della contea di Los Angeles. Viene ritrovato il cadavere di Ben Caspare, un importante uomo dell’amministrazione pubblica, che ha molti legami all’interno della contea e con la malavita organizzata. L’omicidio scatenerà una serie di reazioni a catena, che coinvolgeranno i tre detective incaricati dell’indagine, ovvero Antigone Bezzerides (Rachel McAdams), Raymond Velcoro (Colin Farrell) e Paul Woodrugh (Taylor Kitsch). Oltre a loro anche Frank Semyon (Vince Vaughn), un gangster che cerca di uscire dal giro, verrà colpito duramente dalle conseguenze di questo delitto.

L’indagine ci porta attraverso la corruzione e la depravazione, in quella che viene inizialmente presentata più come un’indagine sulla città di Vinci che sull’omicidio in sé. Infatti, questa è una sorta di paradiso fiscale sia per la malavita che per alcuni esponenti dell’amministrazione della contea, che passano le serate quasi come dei mafiosi di serie b, ovvero fra droga, prostitute e soldi riciclati. Oltre a ciò sono coinvolti anche in una frode ambientale, su cui nessuno però indaga. Nel mezzo all’indagine andremo a scoprire tutti i retroscena dei vari personaggi, ognuno con i suoi problemi e le sue sfaccettature, ognuna gestita in modo corale da Pizzolatto, proprio come ci ha già mostrato nella prima stagione. Insomma, sicuramente da questo punto di vista la serie è riuscita a mantenersi sulla stessa lunghezza d’onda. La trama ben congeniata, per quanto non eccessivamente originale, regge in quasi tutti i suoi punti, però dovremo prestare molta attenzione per seguirla, perché qui è più facile perdersi. Sulla regia di Justin Lin poco da dire, non l’ho trovata inferiore a quella della prima stagione, se non nella gestione delle scene d’azione (immensa la scena del quartiere nero nella prima stagione).

A me questa stagione è piaciuta, mi potreste mettere anche il più grave degli errori di regia davanti, ma non cambierei idea. Però va detto che a me piace anche Vikings, quindi non è da dire che sia un gran criticone. Tendo a vedere sempre il buono nelle cose, a non dire quasi mai che una cosa faccia schifo in assoluto. Ok, lo potrei dire per una serie tipo Star Crossing, ma questa è un’altra storia. Il punto è questo: penso che la maggior parte delle critiche mosse a True Detective 2 siano dovute alla grande aspettativa dopo il successo del primo. Ma qui mi sorge spontanea una domanda: che vi aspettavate? Cioè, siamo passati da Woody Harleston e Matthew McConaughy a Colin Farrell e Vince Vaughn, che nulla togliendo a questi due, c’è una enorme differenza. E’ ovvio anche ai miei occhi di profano che non sono capaci di reggere una scena allo stesso modo. Ma sapete la verità? Reggono comunque la scena da Dio.

Parto da Colin Farrell, che nel ruolo del poliziotto corrotto per motivi personali ci calza a pennello. Il suo continuo tormento personale per il suo passato, l’amore sincero per un figlio che potrebbe non essere suo, tutto in lui sembra pura e assoluta verità. Non sono mai riuscito a dubitare che quello fosse il suo “personaggio”, sembrava quasi che fosse nato per quel ruolo. E Vince Vaughn, che fino ad adesso ha fatto una dozzina di commedie tutte uguali, di però alcune anche divertenti, qui si ritrova a fare il gangster duro e crudo ed è un grande nel farlo (odiosi sono però i tentativi di infilarci “l’oscuro passato” nel letto con la moglie, sembra abbastanza una forzatura). La sua voglia di lottare e di riprendersi ciò che gli è stato tolto porterebbe quasi all’imitazione. Impressionante per me è stato anche Taylor Kitsch, mai visto prima d’ora da me e che ora non vedo l’ora di rivedere. Ogni sua espressione è un chiaro sintomo del travaglio interiore del suo personaggio diviso tra ciò che è e ciò che vuol far credere di essere. Rachel McAdams invece mi ha coinvolto mene, ma è stata convincente anche lei. Un po’ poco è stato il peso dato al suo passato, ma qui è una scelta di regia.

In sostanza, la seconda stagione di True Detective  ha una sua importanza all’interno della tipologia di trame con cui Pizzolatto sembra voler andare avanti. Anche qui mi sento di affermare ciò che feci nel mio scorso articolo, cioè che siamo all’alba di un nuovo tipo di serie investigativa. Non chiamatelo True Detective, se magari non volete che distrugga l’immagine che vi siete fatti della prima stagione. Chiamatelo con un altro nome se questo vi può impedire di guardarlo, perché anche questa è un’avventura da non perdere, che passa dritta per la camera oscura dell’animo umano, portando alla luce tutto ciò che potremmo trovare abbietto. O forse non è ancora tutto? Un saluto per voi da Gerald.

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