Trainspotting (il libro!)

trainspotting

Sembra incredibile quanto il mio programma di letteratura sia eterogeneo, nella stessa settimana ho dovuto leggere un libro come “Mary Barton”, e uno come “Trainspotting”, di Irvine Welsh.

(Chi non sa cosa sia “Trainspotting” dovrebbe saperlo, perché questo libro è stato reso celebre dal film del 1996 di Danny Boyle, con Ewan McGregor!).

In 150 anni la letteratura ne ha affrontati di cambiamenti, e leggendo questo romanzo ci si accorge di come, per quanto possa essere diversa, riesca sempre a trasmettere qualcosa, ci sia accorge veramente del potere che le parole hanno di evocare emozioni e atmosfere. Quello che questo libro evoca non è certo qualcosa di semplice da spiegare, né di bello o romantico da descrivere; innanzi tutto bisogna dire che è un romanzo raccontato in episodi, dal punto di vista di diversi personaggi, tutti ragazzi di Edinburgo accomunati dalla dipendenza dalla droga.

L’autore scrive senza nessun tipo di filtro, le descrizioni sono sporadiche ma esaustive, il lettore viene catapultato brutalmente in un mondo di giovani che condizionati dalla droga vivono una vita sfrenata e senza speranza di una normalità che non vogliono e non cercano. La scena iniziale del film riprende furbamente il “monologo” di Renton, il personaggio al quale viene dato più spazio nel romanzo:

“Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete un maledetto televisore a schermo gigante; scegliete lavatrici, automobili, lettori CD e apriscatole elettrici; scegliete di sedervi su un divano a spappolarvi il cervello e ad annientarvi lo spirito davanti a un telequiz. E alla fine scegliete di marcire; di tirare le cuoia in un ospizio schifoso, appena un motivo d’imbarazzo per gli idioti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi. Scegliete il futuro. Scegliete la vita.”

Renton sceglie di non scegliere la vita, non quella vita che può facilmente evitare con la droga. Ma non possiamo giudicare i personaggi, non hanno niente di morale o di moralizzante, ci è consentito semplicemente osservare i momenti che vivono con il loro carattere; sono veri, reali, alcuni (sorprendentemente) intelligenti e spiritosi.

Sullo stesso argomento si può pensare anche al romanzo “I Ragazzi dello zoo di Berlino”, ma nonostante il tema principale sia lo stesso, e nonostante entrambi i libri siano crudi e facciano riflettere, sono totalmente diversi. Se il romanzo di Christiane F. è  l’autobiografia di una ragazza e del suo viaggio disperato, tragico e crudele per riuscire a scegliere la vita, questo libro è crudo in un altro senso, mostra ciò che veramente è nella testa dei personaggi, lasciando poco spazio alla pietà o all’empatia, è pieno di scene tragico-comiche alle quali non possiamo fare a meno di ridere. Tipo quella della diarrea. O del processo. Non dico altro. Và letto.

Condividi su