The Walking Dead – Parliamone

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Oggi non voglio rifilarvi la solita recensione ma parlarvi di una serie tv che in questi anni ha avuto un successo enorme, un successo a dir poco inaspettato ricevendo critiche entusiaste; la serie in questione è The Walking Dead, il cui principale merito è quello di aver riportato il genere zombie alla vetta degli horror.

La serie è l’adattamento televisivo del fumetto ideato da Robert Kirkman in cui racconta di un gruppo di sopravvissuti alle prese con i pericoli di un modo post apocalittico invaso da mandrie di zombie o vaganti, il loro obiettivo è trovare un posto sicuro nel nuovo mondo per poter sopravvivere e crearsi una nuova vita.

The Walking Dead è uscito nel 2010, un successo planetario, ottime critiche anche se non manche chi lo insulta per alcune carenza ma in questo articolo voglio parlare della serie con tanto di spoiler fino alla quinta stagione analizzando, bene o male, ciò che ognuna di esse può dare allo spettatore. Partiamo dicendo che gli zombie sono sempre stati un attrazione del genere horror ma poche volte sono stati sfruttati come si deve e in modo ampio e la serie si pone questo obiettivo ovvero far vedere la possibile vita in un mondo oramai distrutto e rovinato, non esiste più civiltà ma solo sopravvivenza, la sopravvivenza del più forte; la prima stagione teletrasporta immediatamente lo spettatore in questo mondo mostrando la desolazione che lo avvolge, ricca di adrenalina, azione e morte, da il giusto spazio ai personaggi presentandoli al pubblico, delinea i ruoli e cosa fondamentale, mostra gli zombie. In una serie come questa gli zombie sono tutto, da quel senso di pericolo costante che fa ribollire il sangue per l’emozione e molti, molti sentimenti ma una sola stagione non basta per far affezionare il pubblico a tutti i personaggi così hanno proseguito.

La seconda stagione comincia subito dopo la fine della prima con il gruppo alla ricerca di un luogo sicuro ma si imbattono in una mandria di zombie causando vari problemi tra cui la scomparsa della figlia di Carol; queste sono le premesse per questa nuova avventura che mette da parte gli zombie per concentrarsi molti di più sul lato umano dei personaggi approfondendoli psicologicamente, ne mostra il vero carattere, i pensieri che affollano le loro teste e nonostante tutto riesce a tenere lo spettatore incollato allo schermo dandogli quel pizzico di pepe che serve a rendere il tutto interessante. Mostra la nascita di nuovi e importanti legami come quella tra Daryl e Carol, la rotture dei vecchi come avviene tra Rick e Shane, da grande amici diventano nemici per amore. Nuovi personaggi vengono inseriti per dare un nuovo tipo di sfumature intrecciando le varie vicende ma quando tutto sembra andare, diciamo, bene, la serie ci mostra la cruda realtà ovvero che in un mondo così non si sfugge alla morte quando questa ti ha preso di mira e ciò avviene quando ritrovano la figlia di Carol trasformata costringendoli a mettere fine alla sua esistenza; un duro colpo per tutti, cominciano a capire contro cosa hanno realmente a che fare segnandoli tutti profondamente e in modo definitivo, un grande passo emotivo è stato fatto a discapito dell’azione ma in questo caso è un pregio.

Finita la seconda e con la fattoria distrutta, il gruppo si rimette in viaggio riuscendo a trovare una prigione, un luogo abbastanza sicuro in cui stabilirsi ed è qui che comincia la terza stagione; Rick ha preso definitivamente il comando del gruppo diventando un capo dittatoriale, si fa quello che di ce lui senza nessuna replica. Liberano la prigione dagli zombie ed Hershel viene morso a una gamba ma per fortuna riescono a salvarlo in tempo tagliandogliela ma non finiscono qui le disavventure; la prigione ha ancora moltissimi zombie e il pericolo resta costante in un susseguirsi di eventi fino alla morte di Lori durante il parto. Questo sconvolge Rick che comincia ad avere delle visioni, ha i primi segni di uno squilibrio mentale cercando di approfondire maggiormente il legame che vi era tra loro. Divorato dai sensi di colpa continua a guidare il suo gruppo fino all’arrivo di una nuova minaccia, il Governatore; quest’ultimo si presente come una persona crudele disposta a tutto pur di mantenere la pace nel suo piccolo villaggio, un uomo diffidente che ha perso tutto ma sfortunatamente non è un personaggio che riesce a incutere paura nello spettatore per quanto cattivo sia, non raggiunge quella malvagità necessaria in grado di sconvolgere chi lo guarda. La stagione è piena di azione e in qualche modo cerca di unire le emozioni come la morte di Lori, il ritrovamento di Merle per poi vederlo morire per proteggere il fratello, si cerca di miscelare tutto questo ma i risultati non raggiungono il vero apice che ci si aspetterebbe.

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Inutile dire che riescono a vincere contro il Governatore e a mantenere la prigione ma ben presto si presenta un ennesima minaccia, un virus si diffonde nella prigione infettando la maggior parte dei presenti fino al glorioso ritorno del Governatore che, purtroppo, non viene valorizzato abbastanza, viene visto in appena due puntate per poi morire, una morte immeritata per un personaggio che avrebbe potuto ancora dare all’interno della serie. Quello che però sconvolge gli animi di tutti i personaggi e quindi dando una sferzata alla stagione è la morte di Hershel davanti ai loro occhi, viene decapitato riuscendo, in qualche modo, a rompere un equilibrio. Hershel era la guida saggia del gruppo, ciò che li teneva uniti attraverso i vari consigli e i metodi paterni ma con la sua morte, tutto finisce, la prigione viene distrutta e il gruppo si divide in piccoli sottogruppi, si perdono in giro per il mondo fino a ritrovarsi tutti insieme a Terminus con la compagnia di 3 nuovi membri. Questa stagione cerca di approfondire il legame tra i vari personaggi ma alla fine esce un qualcosa di noioso e difficilmente sopportabile, nelle varie puntate succede poco e niente, il personaggio di Rick risulta molto passivo e privo di carisma, non ha quell’atteggiamento per cui viene amato fino a quando non si raggiunge il finale di stagione; per tutta la serie Rick reprime il suo vero io, non accetta di essere cambiato fino a quando non viene minacciato Carl, in quel frangente si lascia andare uccidendo in modo barbaro il cacciatore che lo ha minacciato accettando, finalmente, la sua nuova natura. Rick Grimes torna ad essere un personaggio (perdonatemi il termine) abbastanza cazzuto riuscendo a risollevare, in un certo senso, la stagione.

Arrivati a Terminus vengono resi prigionieri da questa comunità di cannibali che mangia altri esseri umani per sopravvivere ed è qui che inizia la quinta stagione, con loro che scappano da questo posto infernale, uccidono la maggior parte dei presenti ma qualcuno sopravvive; il gruppo fugge via incontrando padre Gabriel che ben presto si rivela essere un codardo che non merita di sopravvivere ma come abbiamo visto, nel mondo di The Walking Dead si cambia. La stagione va avanti con un ritmo abbastanza regolare, vi sono le varie morti compresa quella di Beth davanti gli occhi di tutti; la ragazza è stata salvata/rapita da alcuni sopravvissuti e per salvarla hanno deciso di barattarla con un loro membro precedentemente catturato ma quando tutto sembra essere fatto, ecco che arriva la morte. Un simbolo anche questo, hanno fallito, se ne vanno con un senso di fallimento immane, nessuno sopravvive in quel mondo se non si obbedisce a determinate regole. Se ne vanno sconsolati e abbattuti ma questo evento li unisce più che mai e la scena all’interno del fienile durante la tempeste ne è un chiaro esempio, un senso di unità che mette i brividi. Una nuova comunità si presenta davanti ovvero Alexandria, fatta di gente normale che vuole ricostruirsi una vita ma non sanno cosa accade veramente nel mondo e l’arrivo di Rick e del suo gruppo ne sconvolgerà gli equilibri mettendo in chiaro il loro pensiero riuscendo nel loro intento di rendere il posto ancora più sicuro o almeno, ci vogliono provare.

La serie è ancora in corso, attualmente stanno mandando in onda la sesta stagione che purtroppo, per quello visto fin’ora, è in continuo declino, non succede niente o quasi, ogni tanto vi è un piccolo colpo di scena che nella puntata successiva viene purtroppo rovinato, si spera che nella seconda metà di questa stagione le aspettative della serie non vengano deluse.

The Walking Dead è una serie molto incentrata sugli aspetti emotivi dei vari personaggi, bada poco all’azione se non quando è necessario e cerca di seguire la psiche di tutti i protagonisti mostrando i loro cambiamenti ma questo ha fatto si che il fattore principale venisse messo in un angolo per una buona parte, ovvero gli zombie; essi sono il fulcro principale di tutta la serie però finiscono per non fare più paura, non sembrano un così grande pericolo per certi versi, almeno finché non si presentano in vere e proprie mandrie, in quel caso fanno letteralmente morire. Gli effetti speciali sono sublimi, il trucco degli zombie è a dir poco eccezionale e realistico, le scene splatter sono ben fatte e curate nonostante tutto, la sceneggiatura ha degli alti e bassi e molte volte si nota, anche troppo.

Insomma, è una serie che ha tante possibilità di ritornare agli albori di un tempo ottenuti con la prima stagione e anche con la seconda ma se continua di questo passo non può far altro che peggiorare, un vero peccato perchè è partita bene, fin troppo bene per avere una fine del genere.

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