The Place – La parte peggiore di Noi

the place - locandinaThe Place è un bar il cui nome parla la lingua di oltreoceano, la lingua dell’America a cui gli italiani un tempo (ma anche oggi) rivolgevano i loro desideri, i loro sogni di fare fortuna, il posto dove tutto è sempre possibile. Le somiglianze con l’America però si fermano qui, The Place, nel film di Paolo Genovese, è uno squallido bar della periferia italiana, con una vecchia insegna al neon, in una strada anonima di una grande città.

Eppure anche lì i sogni si possono realizzare, ma mai senza conseguenze. Infatti, a un tavolo in fondo, siede un uomo, senza nome  né storia, col volto e la voce di Valerio Mastandrea, che ascolta chi gli si siede davanti, scrive e consulta una agenda da cui scopre il compito che i suoi interlocutori devono svolgere per veder realizzati i propri desideri.

Sembra un paradiso, una meravigliosa magia, ma i compiti possono essere terribili, assurdi, azioni che lasciano un segno nella vita dei personaggi fino a trasformarla in un inferno. Quanto saranno disposti ad affondarvi, a far del male,  per vedere ciò che sognano realizzato?  Quanto può scavare a fondo nelle nostre menti il tarlo della consapevolezza di una minima possibilità, per quanto terribile, per arrivare al punto non poter riuscire a ignorarlo?

“c’è qualcosa di terribile in ognuno di noi, chi non è costretto a scoprirlo è molto fortunato”

dice l’anziana Marcella, impersonata da Giulia Lazzarini. Ciò che fa lo sconosciuto infatti è scoprire il mostro che c’è in ognuno dei personaggi, ed insieme a loro, anche in ognuno di noi.

Stiamo infatti scomodi sulle poltrone del cinema mentre vediamo il film, l’angoscia sale, perché se all’inizio ci scandalizziamo alle proposte dell’uomo proprio come chi è nello schermo, sentiamo poi nello scorrere del film il fastidioso ronzio del tarlo che scava e sussurra “Ma se?..” all’interno delle loro e delle nostre teste. Così ognuno di noi si interroga nel corso dei 105 minuti sui propri limiti, sulla propria morale, sta in tensione come se fosse lui a sedersi su quella sedia, davanti all’agenda, davanti a Valerio Mastandrea, desiderando che la seduta finisca al più presto possibile.

Paolo Genovesi, dopo Perfetti sconosciuti torna ad utilizzare un set teatrale per far interrogare lo spettatore sul proprio Io, il ruolo d’altronde del palcoscenico fin dai tempi della catarsi aristotelica.  Se Perfetti sconosciuti però aveva come tema centrale la mutazione antropologica che la tecnologia smart sta portando nelle nostre vite, argomento di cui sentiamo parlare spesso e dappertutto, con The Place il tema diventa più esistenziale, ha a che fare con la natura profonda dell’essere umano, aldilà del tempo e dello spazio in cui viviamo.

E, proprio forse perché abbiamo paura di risvegliare i mostri che sono in noi, questo non è un argomento di cui parliamo o su cui riflettiamo mai. Il tono così  non è più quello di una commedia all’italiana, vira verso un thriller psicologico, in cui i complessi intrecci della trama  accompagnano quelli della mente; nel frattempo l’ambiente è fermo, fisso, portato al minimo, per lasciare tutto il campo alla sconvolgente forza dell’invisibile, l’invisibile di cui sono fatti i desideri.

Alla riuscita del film contribuisce senza dubbio il cast, composto da grandi nomi del cinema italiano – Silvio Muccino, Sabrina Ferilli, Rocco Papaleo, Marco Giallini, Alba Rohrwarcher – che stavolta si prestano ad una storia che pare così poco appartenere al nostro ambiente (ed infatti è ispirata alla serie americana The Booth at the End, prima stagione su Netflix), creando un effetto disturbante e per questo interessantissimo all’interno di un panorama cinematografico sempre più in evoluzione nel nostro Paese.

Se vi ho incuriositi, se volete scavare dentro di voi, se ciò non vi spaventa o ancora di più se vi spaventa, ciò che dovete fare è correre nei cinema, perchè The place è ancora nelle sale… BUONA VISIONE!

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Leda

Caos, caos dappertutto! Anche adesso, nello scrivere la presentazione. Vorrei dire mille cose, ma non c’entrano. Mi dispiace, vi toccherà leggere i miei articoli se vorrete conoscermi! Lì, ve lo prometto, cercherò di metterci sempre me stessa

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