The Danish Girl: un amore senza confini

the danish girl   Cos’è l’amore se non un legame indissolubile fra due  persone? Siano queste amanti o amici, fratelli o chiunque susciti in noi il bisogno della loro presenza. Non c’è un limite a questo sentimento che come pochi è tanto astratto quanto vivamente concreto. Non c’è sesso o genere che possano spezzare un legame talmente forte che porta una donna ad assisterne fino alla fine un’altra che in passato era stata suo marito. Questo è l’amore, un affetto incondizionato, la presenza continua. Questo è quanto The Danish Girl, a mio avviso, vuole trasmetterci. Il film è uscito nelle sale italiane lo scorso febbraio (2016) e sembra aver conquistato il pubblico di ogni età. Diretta da Tom Hooper, la pellicola sembra aver ottenuto lo stesso successo che già avevano avuto Il discorso del Re (2010) e Les Misérables (2012). Scegliendo il dolce Eddie Redmayne e la solare Alicia Vikander (vincitrice dell’Oscar per la sua interpretazione in questo film), Hooper ha creato la coppia perfetta per interpretare due ruoli che non esistono l’uno senza l’altro, esattamente come i personaggi stessi. Che altro dire? Passiamo alla trama. 

Anni ’20, Copenhagen. Gerda Wegener (Alicia Vikander) e suo marito Einar (Eddie Redmayne) sono due pittori, lei ritrattista, lui paesaggista. Il loro è un rapporto profondo, di complicità reciproca. Einar ha però molto più successo della moglie e quest’ultima cerca assiduamente di vendere i suoi dipinti alla galleria locale per ottenere finalmente il successo che merita. Un pomeriggio la ballerina, Ulla (Amber Heard), che posa per un ritratto di Gerda non può presentarsi e così l’artista, data la scadenza della consegna imminente, chiede al marito di posare al suo posto, indossando anche gli abiti necessari. Einar già percepisce una profonda attrazione verso l’universo femminile, qui rappresentato dalle calze ed il vestito. Quando i due vengono invitati ad un ballo organizzato da Ulla, Einar non vuole partecipare, ma Gerda lo convince ad andare sotto mentite spoglie per divertimento. Egli sarà vestito da donna e si presenterà come Lili Elbe. Una volta arrivati alla festa Einer osserva le movenze delle donne intorno a lui per sembrare più convincente, ma anche perché si sta sempre di più immedesimando e riconoscendo in quel ruolo, e sesso, che ha sempre sentito suo. Un pittore omosessuale asseconda Lili, consapevole che si tratti di Einar, facendo percepire ancora di più all’uomo di aver vissuto tutta la sua vita intrappolato nel corpo sbagliato. Gerda si rende conto che il marito sta cambiando e che forse il loro rapporto è sull’orlo di uno stravolgimento radicale. 

L’intera storia è tratta da fatti realmente accaduti che sono stati raccontati nel romanzo The Danish Girl (2000) di David Ebershoff. Einar Gewener è stato infatti il primo uomo a sottoporsi ad un intervento chirurgico per cambiare sesso, sempre sostenuto dalla moglie, che poi diventa naturalmente una fedele amica una volta che lui si riconoscerà a pieno in Lili. Il film ripercorre tutto il percorso, principalmente psicologico, ma successivamente anche fisico, che la donna dovrà affrontare per affermare la sua vera personalità, il suo vero corpo. Contro gli ostacoli morali, ideologici e sociali del tempo che si barricano davanti a questo lungo percorso, le due donne restano sempre unite da un rapporto profondo che lega le loro anime, più dei loro corpi. La pellicola ripercorre quindi le fasi della presa di consapevolezza della propria identità, raccontata da Tom Hooper attraverso sorrisi, lunghi silenzi, passioni, dolore e lacrime sullo sfondo di trasandati muri color pastello. (A proposito vorrei ricordarvi che il regista usa spesso decentrare l’inquadratura dei suoi personaggi, mentre sono per esempio stesi o seduti su eleganti sofà, lasciando molto spazio al muro sullo sfondo.) 

Uno dei grandi pregi di questo film è senz’altro la recitazione. Eddie Redmayne è semplicemente formidabile. Ha dimostrato una professionalità e una capacità di adattamento, anche emotivo, ad un ruolo così impegnativo veramente eccezionali. La stessa Alicia Vikader ha dato il volto e l’espressività ad una donna forte, indipendente e profondamente fedele qual era Gerda Wegener, riuscendo a coinvolgere lo spettatore nelle emozioni e paure del suo personaggio. Direi che l’Oscar se lo è meritato. 

Spero che lo troverete emozionante e coinvolgente come me, buona visione!

Vi è piaciuto l’articolo? Condividetelo e vi ricordiamo che potete seguirci anche su Facebook per rimanere sempre aggiornati!

 

Condividi su
Juliet

Salve a tutti. Sono Annalisa Ballerini, una cinefila entusiasta di condividere con un pubblico la propria passione per la settima arte!