The 100: Post apocalyptic goes serial!

 

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Ora ci sediamo con calma e parliamo di The 100 camminando -figurativamente parlando- in punta di piedi; no, Jason Rothenberg non ci concederà né ora né mai una dolce storyline tra Bellamy e Clarke, quindi mie care shipper, hold your tears e continuate come la sottoscritta a farvi fanfiction mentali su questa coppia che non esiste.

Come ben detto qualche riga più sopra, apriamo un capitolo che ci vede affrontare un teen drama non del tutto nuovo appartenente al mondo di Netflix che solo da qualche mese è venuto a galla grazie alla piattaforma di streaming, ma che in realtà circola da Ottobre del 2014 con la prima uscita su Action Premium che ci propone un cast già visto, da Lost a Gray’s Anatomy: Eliza Taylor (Clarke Griffin), Paige Turco (Abby Griffin), Thomas McDonell (Finn Collins aka Spacewalker), Eli Goree (Wells Jaha), Bob Morley (Bellamy Blake), Marie Avgeropoulos (Octavia Blake), Devon Bostick (Jasper Jordan), Christopher Larkin (Monty Green), Isaiah Washington (Thelonious Jaha), Henry Ian Cusick: (Marcus Kane), Lindsey Morgan (Raven Reyes), Ricky Whittle (Lincoln aka Il terrestre), Richard Harmon (John Murphy).

Ma andiamo per punti spiegando molto celermente di cosa sto parlando; un disastro nucleare ha reso la terra un luogo inadatto alla vita, quindi gli ultimi sopravvissuti hanno abbandonato il pianeta con delle piattaforme –13 stazioni in tutto– che negli anni si son unite a formare quella che a noi viene presentata come “l’Arca“, un enorme simil-satellite con tutto l’occorrente per sopravvivere a lungo e perpetuare la specie, dall’ossigeno, alle provviste, fino al momento propizio in cui l’uomo sarebbe tornato sul suo pianeta originario. Ma come suggeriscono più scene della serie chiamata in causa, pure la fantascienza ha sfaccettature realistiche e l’umano ha un brutto vizio: Riprodursi.
Spietata realtà che ci è stata servita con un cucchiaione di zucchero e la caotica eccitazione da “inizio serie” (“Inizio Serie”: Stato emotivo confusionario e quasi patologico che ci spinge a guardare episodi come invasati pronunciando: ’Questa, e vado a letto!’) dove quasi non ci accorgiamo che la morte per l’essere umano inizia ad essere un rimedio effimero per le problematiche che sta subendo, iniziando a usare scusanti di ogni genere per narcotizzare un fattore palese fin dall’inizio della serie televisiva: la sovrappopolazione. Ebbene, ogni reato sopra l’Arca è punito con la morte tramite privazione dell’ossigeno in camera stagna, ed ogni famiglia ha il permesso di avere solamente un figlio e a subirne a quanto pare, è proprio la fetta più immatura di tutta l’Arca (gli adolescenti).

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I cento giovani detenuti nell’arca, episodio della prima stagione.

Io mi soffermerei solo a questo dettaglio pregno di cattiveria, confessandovi che guardandolo e ripensandoci a stagione ultimata, mi spinge a pormi delle domande esistenziali su alcuni personaggi quali: Jaha, Abigail (che conosciamo come Abby) e ovviamente Kane che son gli adulti che abbiamo visto di più all’opera. Domande come: “Ma son cattivi, o son buoni?”. E vi dirò anche che è un gran bene, perché sono personaggi estremamente umani, considerando che errare è umano. Senza divagare, e tornando al punto della situazione, The 100 fa riferimento alla decisione presa in un punto critico dell’Arca, dove l’ossigeno scarseggia, di mandare cento dei giovani detenuti in esplorazione sulla Terra, in via del tutto sperimentale– o forse per liberare una fetta di popolazione di troppo. Supponendo che la Terra, dopo tanti anni, sia ancora indisposta ad ospitarli e hanno più di una sorpresa per risposta.

Arriviamo al cuore di quest’articolo mettendo le mani avanti nel dire che ogni serie televisiva in corso è una probabile promessa e che, dopotutto, è stata etichettata come un teen drama -non troppo diverso da The Vampire Diaries, Gossip Girl e Teen Wolf– in cui tutto sembra inizialmente un poco frivolo e abbandonato al “tentiamo una serie che abbia i toni maggiormente seguiti negli ultimi anni“. Nei limiti della coerenza, cento adolescenti detenuti come mettono piede sulla Terra sono predisposti a liberarsi e abbandonarsi alle mani dell’anarchia più assoluta. Li vediamo festeggiare, bere, appartarsi e liberarsi di un dispositivo che trasmette i loro parametri vitali all’Arca- e fino a qui direi che ci siamo. Criticatissimo per via del sotto-genere distopico scelto da Jason per accompagnare il Fantascientifico presente di pari passo all’Apocalittico; e qui ci fermiamo a spiegare il termine “distopia” visto dagli occhi di una vera e propria fanatica.
Cosa succederebbe se l’umanità facesse delle scelte sbagliate? Il mondo andrebbe allo sfacelo. Questo ramo del cinema vuole far vedere realtà probabili -quindi non propriamente fantastiche, poiché potrebbe sempre succedere- pregne di violenza, morte e quel sentore di mera scomodità anche al solo pensarci.
Di certo non sarò così cattiva da dire che è da cestinare, perché la trama in sé promette grandi cose e come detto ad inizio dell’articolo, in ogni serie in corso è possibile una grande svolta che io, sto attendendo con ansia.
Dovessi chiudere gli occhi da fan sfegatata dello stile che fino ad ora ho tirato in causa, incuriosisce. Ti spinge a rimanere li seduto a guardarlo, per curiosità, per speranza, perchè vuoi conoscere quei personaggi che ti accompagneranno nel corso delle stagioni a partire da Clarke e Bellamy che di sicuro, son i due pilastri che sorreggono il gioco. Avrei voluto vedere ogni fattore più articolato, e personaggi più approfonditi di quelle due parole spese ad introdurre più il loro reato commesso sull’Arca -ricordiamo che sono detenuti eh- che la loro persona. Ma, anche in questo, va bene così. Abbiamo fede.

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Devon Bostick nel ruolo di Jasper Jordan.

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