Terry Pratchett e “Il Signore degli Anelli”

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All’interno del volume dal titolo “Meditations on Middle Earth” pubblicato nel 2001 (volume di cui già ho vagamente parlato nel mio precedente articolo) è contenuta una breve dissertazione dello scrittore di romanzi fantasy Terry Pratchett in merito allo statuto da assegnare al romanzo “Il Signore degli Anelli”.

Come è noto, Terry Pratchett è uno dei maggiori scrittori contemporanei di fantasy, più esattamente fantasy umoristico. E’ famoso soprattutto per il suo ciclo di romanzi sul “Mondo Disco” e ha venduto complessivamente oltre 65 milioni di copie in tutto il mondo. Dunque parliamo di una grossa personalità nell’ambito della cultura fantasy moderna, di uno scrittore dotato di una inusuale finezza di spirito. La sua meditazione sulla Terra di Mezzo merita pertanto una grande considerazione.

Terry Pratchett

E’ opportuno riportare per intero la frase con la quale Pratchett incomincia il suo discorso:

“Il Signore degli Anelli è un Classico di Culto. Lo so perché l’ho letto sui giornali, l’ho visto in TV, l’ho sentito alla radio.”

Egli continua poi dicendo:

“Sappiamo tutti cosa significa “di Culto”. È un giudizio. Significa “inspiegabilmente popolare ma privo di valore”. È una parola usata dai Guardiani dell’Unica Vera Fiamma per respingere tutto ciò che piace al tipo sbagliato di persone. Significa anche “piccolo, ermetico, impenetrabile agli esterni”.

E qui emerge immediatamente un giudizio ironicamente negativo nei confronti della critica letteraria moderna, o almeno di buona parte della critica letteraria moderna, forse anche la parte più ottusa e conservatrice che giudica, ancora oggi, anche dopo lo sconfinato successo delle opere di Tolkien, il canone tolkieniano come qualcosa di subletterario, di subculturale. Comunque un prodotto di secondo ordine, solamente un oggetto di culto e non un classico. Eppure quando la gente è libera di esprimersi, soprattutto in territorio britannico, indica in Tolkien e nel Signore degli Anelli lo scrittore e l’opera favoriti dell’intero secolo. Un dato quasi sconvolgente ma assolutamente significativo e non trascurabile. Ormai il legendarium di Tolkien meriterebbe dunque l’attribuzione di una dignità letteraria completa e notevolissima, al pari di molti altri scritti della tradizione novecentesca.

Poi Terry Pratchett prosegue sottolineando un altro grande pregio di Tolkien, un pregio che attiene soprattutto a lettori più giovani, in formazione:

“Comunque questo mi ha portato allo scaffale dei libri di Mitologia. Lo scaffale di Mitologia era a fianco a quello di Storia Antica. E che cavolo… sono sempre tizi in elmo, non è così? Avanti, avanti… magari c’è un altro anello magico! O rune! La disperata ricerca dell’effetto Tolkien mi aveva aperto un nuovo mondo, ed era questo.”

Il Signore degli Anelli dischiude mondi, ci contamina nel profondo dei nostri tessuti, ci costringe in qualche modo a spaziare, a ricercare altrove, ad estenderci.

“E così sono andato avanti, ricevendo il miglior tipo di educazione possibile, che è quella che ti capita mentre pensi di divertirti. Sarebbe successo lo stesso? Forse. Non possiamo mai sapere cosa sarà a mettere le cose in moto. Ma il Signore degli Anelli è stato un passo avanti nelle mie letture. Già mi divertivo, ma il Signore degli Anelli mi ha spalancato le porte del resto della biblioteca.”

Dopo aver descritto e caratterizzato “Il Signore degli Anelli” come un viaggio, come un’evasione, Pratchett chiosa:

“Suppongo che il viaggio fosse una forma di evasione. Questo era un crimine terribile nella mia scuola. È un crimine terribile in una prigione; per lo meno, è un crimine terribile per un secondino. Nei primi anni sessanta, la parola non aveva possibili significati positivi. Ma si può evadere verso oltre che da. Nel mio caso, l’evasione è stata un’autentica esperienza tolkieniana, del tipo spiegato in Albero e Foglia. Ho iniziato con un libro, e questo mi ha portato alla biblioteca, e questo mi ha portato ovunque.”

Non credo si possa aggiungere altro alle splendide e incisive parole di questo stimatissimo scrittore, anche lui di fantasy, anche lui britannico. Tolkien può trascinare tutti noi ovunque e non solo in senso mentale, sterile o succedaneo, ma in un senso più sostanziale con l’effetto di arricchire un nostro patrimonio personale e collettivo.

Ringraziando ancora Soronel per la traduzione dell’articolo di cui parlo, da lui gentilmente messa a disposizione, dedico questa mia breve scrittura proprio a Terry Pratchett, deceduto lo scorso 12 marzo con una pessima scelta dei tempi, perché avrebbe potuto regalarci ancora molto.

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