Strange Days: quanto possono essere rivelatori i ricordi?

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Buon venerdì a tutti! E’ da poco iniziato il 2015 e l’atmosfera del recente Capodanno si fa ancora sentire. Ed è per questo che oggi ho deciso di recensirvi il thriller fantascientifico “Strange Days” (1995) di Kathryn Bigelow interpretato da Ralph Fiennes, Angela Bassett e Juliette Lewis. Vediamo la trama.

*CONTIENE SCENE VIOLENTE*

L’inizio del film potrebbe sembrarvi confuso o lasciarvi disorientati. Perchè? La scena si apre con una rapina in un ristorante vissuta in prima persona ovvero lo spettatore ha l’illusione di ESSERE uno dei ladri e impersonare lo stesso. Questa particolare quanto ben studiata introduzione è finalizzata a far capire immediatamente al pubblico il lato fantascientifico del film: lo squid (Superconducting Quantum  Interference Device). Siamo a Los Angeles, 30 dicembre 1999, la città è dominata da una folle anarchia che si rigetta contro le forze dell’ordine che sembrano voler interporsi fra la città, euforica per il nuovo millennio, e la sua possibilità di sfogo. In mezzo a tutta questa confusione emergono star come il rap Jeriko One che si ribellano al potere della polizia e della società che sembra opprimere in ogni modo la popolazione di colore. Il vero protagonista è Lenny Nero (Ralph Fiennes), uno “spacciatore” (ed ex poliziotto) di frammenti di vita altrui che possono essere rivissuti dai suoi clienti attraverso il suddetto squid. Questo strumento permette di registrare momenti di vita direttamente dalla corteccia celebrale usando anche il nervo ottico: in prima persona chi rivede i dischetti attraverso lo stesso strumento veste i panni di chi l’ha filmato provando i sentimenti, sentendo e vedendo tutto ciò che succede. Questa illusione virtuale e camaleontica dell’Io regna nel mercato nero. Tutto viene sconvolto quando, dopo l’omicidio di Jeriko One, Lenny riceve dei dischetti dove è filmato lo stupro e l’omicidio di una sua amica prostituta, Iris, e decide di trovare il crudele assassino che minaccia anche la sua ex, Faith (Juliette Lewis), insieme al suo ex-collega Max Peltier (Tom Sizemore) e l’amica guardia del corpo Mace (Angela Bassett). Il principale sospettato sembra essere Philo (Michael Wincott), agente di Jeriko One e nuovo compagno di Faith, un violento e paranoico fissato con lo squid. Ma la storia sembra prendere una piega che Lenny non si aspettava.

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<< Siamo in una società sotto sorveglianza e tutti noi partecipiamo a tale sorveglianza. Noi siamo guardati e guardiamo molto più di quanto non lo siamo mai stati e abbiamo mai fatto come popolazione. Guarda la TV, dove una sorta do voyeurismo collettivo vuole sapere cosa ciascun altro stia facendo dietro la porta della camera da letto.>>  James Cameron. Citazione tratta dal libro “Kathryn Bigelow- La compagnia degli angeli” di Michela Corbelli.

Leggendo il libro sopracitato ho trovato questa citazione che ritengo essere molto incisiva nonché fondamentale per introdurre la riflessione sul film.  L’unico elemento fantascientifico della pellicola è lo squid, un apparecchio che permette di nutrirsi delle emozioni altrui, un oggetto che in qualche modo soddisfa le perversioni e i desideri personali e sazia la voglia di sapere che qualcun’altro condivide le tue fantasie. Pochi sembrano sfuggire alla tentazione delle false emozioni, Mace è una di quelle poche persone che con la sua solidità di valori e convinzioni fa da ponte tra il mondo “normale” e quello di Lenny , quello interattivo. Lenny invece è un uomo che vive di ricordi perché la sua vita non lo soddisfa più, deve vedere il limite per capire che ciò che Mace sostiene è quello che maggiormente lo tiene lontano da pericoli, perversioni e violenza, ovvero che la realtà va vissuta e non registrata per poi rivenderla o riviverla per saziare la propria solitudine. La Bigelow mette tutta se stessa in questa pellicola scritta appositamente per lei dall’ex marito, James Cameron, mostrandoci una Los Angeles che sembra la città della perdizione e regina di un’atmosfera noir pre-apocalittica. Specialmente il film ci fa capire che non tutti gli stereotipi confermano la verità dei fatti: non tutto è sempre solo bianco o solo nero, esiste la corruzione come la correttezza in quasi ogni ogni campo, ma questi sono argomenti ben più complessi. La potenza di tutta questa atmosfera è resa tangibile dalle scenografie, i colori e la forza della recitazione che ci fa indossare un ipotetico squid a tutti quanti noi spettatori.

Per realizzare il film furono migliorate alcune tecniche di ripresa per rendere al meglio la visione di chi indossa lo squid: la sequenza POV (Point Of View). La prima sequenza come ognuna di quelle di POV era difficile da realizzare in 35 mm. La Bigelow provò ogni genere di telecamera, leggera e facilmente maneggiabile, ma la mobilità che desiderava, quella dell’occhio umano che si guarda intorno e che scruta, che prova emozioni tramite il movimento ma che al tempo stesso non disorientava lo spettatore non esiteva in nessuna telecamera all’epoca. Cosa si fa in questi casi? Si può inventare. Facile no? Ed infatti fu proprio creata dallo staff del film, un anno prima delle riprese e questa invenzione che rendeva possibile il POV  ha il pregio di essere portabile, ovvero può essere tenuta in una mano e filma sempre in 35 mm sfruttando un sistema simile a quello delle steadicam. La regista è partita a progettare la telecamera da una che aveva usato in un suo precedente film (“Point Break”), la Pogocam, che però non ha mirino. Ha quindi unito steadicam e Pogocam. Ci tengo sempre a ricordare che la Bigelow è la prima donna ad aver vinto l’Oscar come miglior regista nel 2010 per il suo film “The Hurt Locker”, una grande conquista per un’ottima regista. (Queste informazione sulla telecamera le potete reperire nei contenuti speciali del film “Strange Days” dove le ho trovate io stessa).

Citazione: I ricordi sono fatti per svanire, Lenny! (Mace)

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