Star Wars: Episodio VIII – rivelato il titolo ufficiale

Squilli di trombe, rullo di tamburi, risata di Jabba e ruggito di Chewbecca. È con questa fanfara che, con giubilo di tutti i fan, Star Wars: Episodio VIII acquista un titolo nominale. O almeno ci si immagina tale, data la virulenza in sordina con cui è stato diramato. Dopo Il risveglio della Forza, ormai distante più di un anno, si avvicina il rilascio del nuovo capitolo canonico.

The Last Jedi, pomposo ed epico, con un fremito che sa di crepuscolo.

Una domanda sorge, però, spontanea quanto futile: chi è il cavaliere del titolo? C’è anche da chiedersi, al terzo rimuginare, quanto senso possa avere congetturare sull’identità del (poco) fantomatico “ultimo Jedi”. I personaggi degni di tale rango sono giusto un paio, l’emergente Rey e l’inossidabile mentore Luke. A meno di eclatanti colpi di scena, s’intende – il che escluderebbe la redenzione di Kylo. Anche se, vista la propensione disneyana per il riciclo (tre parole: “Jakku” e “Morte Nera”), potrebbe non essere così remota l’ipotesi di un Darth Vader bis.

Appena fuori dall’intervallo sabbatico egemonizzato dall’onesto e quasi apostata Rogue One la sorpresa sta diventando abitudinaria. Se in quello, difatti, era stata proclamata l’assenza dello storico prologo a scorrimento, The Last Jedi non è da meno. Non tanto per una deficienza simile, poiché essendo lineare alla saga si dà per scontato tale marchio genetico. Piuttosto è peculiare, ed è un eufemismo, il colore rubizzo e intenso che si staglia sull’universo nero. Star Wars ha sempre avuto una dominante gialla, aurea. Stavolta non è così.

Soltanto un avvertimento implicito, dunque, destinato a cambiare, oppure un punto fermo ed eretico condannato a generare zizzania? Non ci resta che immolare l’ansia alla pazienza, come un membro dell’Ordine. Il prossimo quindici dicembre (dietro l’angolo, no?) tocca a Rian Johnson riunificare un popolo, più che un fandom, diviso.

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