scrivere canzone

Perchè scrivere una canzone in italiano è difficile?

“Scrivere canzoni in italiano è difficile tecnicamente, […] ti vedi costretto, per garantire la qualità estetica del verso, a cambiare addirittura il senso di quello che vuoi dire” (F.De Andrè)

Avete mai notato quanto una canzone tradotta dall’inglese risulti diversa dall’originale? O vi siete mai chiesti perché i cantanti italiani ultimamente preferiscano scrivere canzoni in inglese? (tanto da provocare le proteste di Mara Maionchi a X Factor e di tanti altri giudici dei talent). Ebbene, la risposta non è che è solo questione di moda, scrivere una canzone in inglese è molto molto più semplice che scriverla in italiano, in questo articolo vi spiego perché.

scrivere canzone

“L’italiano è la lingua più bella del mondo” si sente dire spesso, “ha possibilità espressive che l’inglese non ha”. Se questa frase è probabilmente un luogo comune più che una verità, sicuramente non è, e non è stata mai, l’opinione di parolieri come Mogol, di cantanti o cantautori come Ligabue o, appunto, De Andrè. Da quando esiste la musica leggera gli autori hanno infatti dovuto lottare con la nostra lingua per adattarla alle canzoni, trovare stratagemmi, facendo una gran fatica. Questo non è successo a un John Lennon, a un James Blunt o a una Miley Cyrus, provocando l’invidia dei nostri. Come mai? Cosa c’è di diverso?

La prima importante differenza sta nel fatto che, mentre l’inglese ha parole corte, spesso di una, due sillabe, l’italiano ha parole in media molto più lunghe, e per di più ad accento variabile (a volte cade sulla prima sillaba, a volte sulla seconda, a volte sulla terza, ecc.). Che c’entra vi chiederete? C’entra perché quando si scrive una canzone occorre adattare il testo alla musica – nei tempi antichi era il contrario – che, per essere armoniosa, ritmata, ha bisogno di accenti fissi, che cadano ogni tot di secondi, improrogabilmente.

Un autore di testi italiani dunque deve (dovrebbe, nei prossimi articoli vedremo che soluzioni sono state trovate nel tempo) scegliere per i suoi versi parole che abbiano l’accento giusto per cadere nello stesso momento di quello musicale; un compito ingrato, che un cantante americano, inglese (ma anche francese) può risparmiarsi perché, avendo parole per la maggior parte monosillabiche o bisillabiche, ha vastissima scelta, è quindi molto più libero di scrivere quello che vuole senza stare a pensare a problemi di metrica.

I guai per il cantautore italiano però non sono finiti: il ritmo richiede infatti spesso una nota accentata dove finisce il verso, perlomeno all’attacco del ritornello. Cosa significa questo? Significa che in finale di verso (e soprattutto di strofa) serve una parola tronca, una parola che abbia l’accento sull’ultima sillaba, per far sì che continui a esserci, anche in quel punto, quella coincidenza tra musica e testo che crea la melodia. Ma quante parole ha l’italiano con l’accento finale?

Pochissime: verità, libertà, città, verità, felicità, virtù..insomma i nomi femminili che indicano cose astratte; alcuni avverbi: però, perchè, lassù; il futuro alla prima e alla terza persona singolare (sarò, farà, arriverà), il passato remoto alla terza persona (andò, guardò) e, per alcuni verbi, il presente (so, sa, va, dà ecc.). Dopodiché abbiamo solo i monosillabi, per la maggior parte avverbi (mai) congiunzioni (poi, ma), pronomi personali (io, te, me, ecc.). Fine. Una disgrazia.

Questa è infatti la citazione completa di Fabrizio De Andrè che avete trovato a inizio articolo:

“Scrivere canzoni in italiano è difficile tecnicamente, perché le esigenze della metrica ti rendono necessaria una gran quantità di parole tronche, che in italiano non ci sono, o comunque non abbondano. A questo punto ti vedi costretto, per garantire la qualità estetica del verso, a cambiare addirittura il senso di quello che vuoi dire”

Per farvi vedere come si sia costretti a cambiare “il senso di quello che vuoi dire” per via di queste limitazioni, visto che da poco è uscito Mary Poppins returns, riprenderò un pezzo di testo di una delle canzoni più famose del vecchio film : un poco di zucchero, comparandola con la sua versione inglese: A spoonful of sugar:

In tutto ciò che devi far                 In every job that must be done
il lato bello puoi trovar                 There is an element of fun
e se lo trovi- hop- il gioco va         You find the fun and snap!
il gioco va                                          The job’s a game
ed ogni compito divien                   And every task you undertake
più semplice e seren                        Becomes a piece of cake
Potrai capir                                       A lark! A spree!
che il trucco è tutto qui                   It’s very clear to see
basta un poco di zucchero            That a spoonful of sugar
e la pillola va giù                             helps the medicine go down
la pillola va giù.                                The medicine go down-wown
la pillola va giù                                 The medicine go down

basta un poco di zucchero              Just a spoonful of sugar
e la pillola va giù                             helps the medicine go down
tutto brillerà di più                          In a most delightful way

Come si nota i traduttori non hanno potuto rimanere fedeli al testo originale: “there is an element of fun” diventa “il lato bello puoi trovar”, “the job is a game” diventa “il gioco va”, “it’s very clear to see” cambia addirittura in “il trucco è tutto qui”. Il motivo non sta solo in una maggior resa nella nostra lingua, ma proprio nella costrizione di avere parole con l’ultima sillaba accentata alla fine di ogni verso. Così “giù”, “qui” si trovano in quella posizione, ma, non avendo abbastanza parole tronche da mettere alla fine di ogni verso, gli autori hanno dovuto fare ricorso anche ad altre strategie: togliere la lettera finale ai verbi, metterli in fondo alla frase. Leggendo i due testi quello in italiano alla fine risulta così molto più innaturale di quello inglese.

Oggi la strategia di troncare le parole suonerebbe troppo male, vecchia, non la si usa più. Gli artisti hanno trovato però altre strategie per cercare di sfuggire alle regole che la metrica della musica impone, per non essere costretti a mettere solo parole a una sillaba o accentate sull’ultima a fine verso ed essere così un po’ più liberi di esprimersi. Siamo però comunque più legati di chi, come gli inglesi, non ha alcuna regola a cui sfuggire (provate a guardare i versi, quasi ogni parola potrebbe andare in fondo).

Delle strategie che i cantanti italiani si sono inventati parleremo la prossima volta, nel frattempo, in questa settimana, vi invito – quando ascoltate canzoni della nuova musica indie, dei cantautori, del pop italiano – a fare caso a quanto spesso in finale di verso tornino le parole con l’accento sull’ultima: perchè, verità, felicità, tu, te, sarà… Se posso consigliare, partite con questa: L’anno che verrà . 

Buon anno di musica a tutti!

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