Satoru Iwata

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La scomparsa di un pilastro, di una guida per molte persone non è mai facile da accettare, e talvolta ci si rende purtroppo conto solo quando succede cosa in realtà quella persona rappresentasse.

L’undici luglio di quest’anno, con grande sorpresa abbiamo assistito alla dipartita di Satoru Iwata, presidente Nintendo in carica, sviluppatore importantissimo per il nostro medium, videogiocatore appassionato e soprattutto una di quelle persone in grado di lasciare un segno indelebile nel lavoro che svolgeva e ha svolto nel corso degli anni.

La notizia ha sorpreso tutti me compreso, anche perchè nonostante la sua lotta contro quel male che risponde al nome di cancro fosse nota, per una condivisibile riservatezza non ne era conosciuta l’intensità, e solo con il senno di poi ci si rende conto che la minor frequenza dei Nintendo Direct non era certo dovuta ad una mancanza di videogiochi da mostrare, e di come le scuse post conferenza E3 di Iwata assumano un’altra prospettiva, quella di una persona che nel bel mezzo della sua personale lotta, è riuscita a dedicare nonostante tutto le proprie scuse ai fans.

Gli anni prima dell’entrata in Nintendo.

Iwata cominciò ad interessarsi di videogiochi sin dal liceo dove come consuetudine dei pionieri informatici, li distribuiva e scambiava con altri appassionati liberamente.

Dopo aver conseguito la laurea in informatica a Tokyo, scelse subito la strada che voleva intraprendere e questo pare che gli causò non pochi problemi con la famiglia.

Erano gli anni ottanta e i videogiochi erano un passatempo di nicchia, spesso prodotti da giovani ribelli, se contiamo poi che stiamo parlando anche del Giappone, paese dove per lavoro e studio si subiSuper_Smash_Bros._(U)_snap0000scono pesantissime pressioni non c’è da stupirsi.

In ogni caso il giovane Iwata andò a lavorare per Hal Laboratory, dove aveva avuto modo di fare alcuni stage, negli anni scolastici.

Lo studio era da tempo una piccola costola di Nintendo e ne produceva alcuni giochi di media importanza, ma stava vivendo grossi guai finanziari.

Iwata si distinse praticamente subito nell’azienda per le sue doti da programmatore (si deve a lui la seconda isola di pokèmon in argento-oro) e quando quest’ultima sull’orlo del fallimento nel 1993 chiese a Nintendo un prestito consistente per essere salvata, il presidente di quel tempo: Yamauchi, decise di affidare totalmente la dirigenza della software house a chi tra tutti si era distinto.

Sembra che durante il dialogo avvenuto tra i due, Yamauchi pose tra le condizioni in caso di fallimento un rimborso proveniente dalle tasche dello stesso Satoru.

Iwata colse la sfida e tra tutti i giochi in produzione decise di puntare su un piccolo esserino rosa; Kirbi, il primo gioco non vendette molto e ci mise tempo ad ingranare, ma grazie alle scelte di design svolte limate con il tempo, il personaggio entrò nei cuori dei giocatori andando a diventare uno dei tanti esponenti della casa Nipponica, lui stesso credette fortemente nel progetto e chi ha avuto modo di collaborare con lui ha sempre fatto notare come Satoru si sia fermato spesso dopo lavoro per completare intere sezioni del gioco.

La svolta si ebbe un paio di anni dopo, quando il team partendo dal concept di un picchia-duro, decise sotto incitamento di Iwata di sostituire i combattenti con i personaggi iconici Nintendo inserendo il tutto in chiave competitiva; era nato Super Smash Bros.

In sei anni sotto la sua dirigenza l’azienda da lui affidata ritrovò la stabilità finanziaria, grazie allo sviluppo dei vari capitoli dei giochi sopra citati.

L’entrata in Nintendo.

presidentsatoruiwataAgli inizi del 2000 Yamauchi insistette per volerlo nella dirigenza della casa madre, e nonostante fosse molto conteso soprattutto da Sony che si prestava a lanciare la sua Playstation 2, Iwata accettò la proposta, scalando velocemente i vertici nintendo grazie alla sua passione e dedizione.

Tre anni dopo succedette a Yamauchi, diventando il primo presidente Nintendo slegato dalla leggendaria famiglia fondatrice.

Per il gaming si era appena conclusa un’epoca, i tempi stavano cambiando ed il mondo dei videogiochi era in preda ad una grossissima rivoluzione, il nuovo presidente non si trovò una situazione facile da gestire, la concorrente diretta Sony stava macinando vendite con la sua Ps2 su tutto il globo, mentre il Gamecube partorito dalla dirigenza Yamauchi, aveva faticato a diffondersi al di fuori del territorio Nipponico, solo la parte portatile con l’intramontabile Game-boy sembrava salvarsi.

Iwata volette partire dal settore meno in perdita, quello delle console portatili, ma serviva un taglio con il passato,qualcosa di totalmente nuovo che avrebbe portato un aria di innovazione per l’azienda.

Così nel 2004, venne annunciato il Nintendo Ds, mi ricordo ancora all’epoca avevo dieci anni quando uno dei bambini più viziati delle mie elementari, arrivò con il primo modello, inutile dire che vi fu tutta la scuola all’intervallo io compreso che lo circondò chiedendo:”Posso provarlo?”.

Non a caso il DS fu un successo sotto ogni punto di vista nei suoi anni di vita che non sentì minimamente la concorrenza di un settore mobile che a quei tempi muoveva i primi ma veloci passi, con ben 154 milioni di unità vendute (dato del 2011) rimane la console portatile più venduta della storia.

Il DS però non sarebbe bastato per una rivoluzione, e così Iwata spinse sul prototipo di una console casalinga dal nome in codice “Revolution”, che avrebbe portato le innovazioni di Nintendo apportate da sempre sui controller ad un altro livello, e che a distanza di anni si dimostrò la causa di quel rapporto di amore-odio dei fan Nintendo di vecchia data nei suoi confronti.

La Wii è senza ombra di dubbio un’azione commerciale senza precedenti, con ben 101 milioni di unità vendute (30 in più delle concorrenti).

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Una console nata con l’intento di rilanciare un intera azienda, un mix di vecchio e nuovo che sarebbe dovuto essere capace di puntare tutto su una strada di apertura a qualunque tipologia di pubblico pur preservando quella nicchia hardcore-competitiva fan della grande N, il tutto senza farsi surclassare finanziariamente da Sony e dai più generosi fondi di Microsoft.

E per quanto molti di voi diranno che Wii sia stata la rovina di chi mastica pane e videogiochi o che è la console che non avreste mai dovuto comprare, mi spiace deludervi ma è riuscita ad ottenere tutto ciò che Nintendo si era prefissata, portando l’azienda non solo a superare le rivali ed avere una stabilità finanziaria mai avuta prima grazie alla quale ha acquistato se stessa assumendo ancora maggior indipendenza, ma riuscendo a rinnovarsi senza stravolgere un marchio, ad aprire ad un pubblico ampio pur preservando i fan decennali con giochi di nicchia e qualità (vedasi Xenoblade).

iwata-isn-t-sold-on-cloud-gaming-1095464Tra il 2007 e il 2009 Iwata grazie alla sua innata capacità di comprensione del settore, alla sua passione,dedizione ed intelligenza (parlava inglese perfettamente cosa più unica che rara tra i giapponesi) venne eletto uno dei migliori CEO (amministratore delegato) di tutto il mondo, per essere riuscito a rinnovare e rilanciare un’azienda senza stravolgerla.

Non solo una persona che è sempre stata apprezzata dagli azionisti , ma che è anche riuscita ad e rimanere nel cuore dei fans grazie ai Nintendo Direct e gli Iwata Asks, dove con la grossa ironia ed eleganza che lo ha sempre contraddistinto è sempre piaciuto anche a chi le sue scelte commerciali differenti dalle rivali non le ha sempre condivise.

Un CEO del genere è quasi impossibile trovarlo, perchè ben pochi sono arrivati dallo sviluppo alla dirigenza come lui.

Uno Sguardo Al Recente Futuro.

Purtroppo le cose tristi bisogna pur sempre dirle.

La storia recente di Nintendo non è affatto rosea, dopo un disastroso lancio del 3DS mandato sul mercato senza giochi ed una wiiU che forse si è spinta un po’ troppo al di là della costante rivoluzione fatta Nintendo sui controller, le scelte sbagliate hanno portato l’azienda a chiudere in rosso come mai prima d’ora, nonostante però l’azienda nipponica sia finanziariamente solida con i guadagni ottenuti con DS e Wii, che le permetterebbero di chiudere in rosso senza problemi fino al 2025 (cosa che non mi auguro).

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Per fare fronte a questa spiacevole situazione, Iwata ha delineato una strada ben precisa da prendere che diverrà del tutto chiara solo nel 2016, strategia basata sull’ingesso nel settore mobile, quality of life e il misterioso Nintendo NX, quest’ultimo descritto da Iwata stesso come una vera lettera d’amore per tutti i videogiocatori di lunga data.

Una perdita che colpisce veramente un intero settore, ed un’intera azienda che nel bene e forse anche nel male è stata cambiata e rinnovata pur rimanendo quella di sempre dalla sua passione che lo ha portato a compiere scelte decise, cosa che recentemente ben pochi nell’industria fanno.

Un’eredità molto difficile da cogliere.

Anche se suona molto scontato vorrei chiudere ,con la sua frase più celebre alla GDC del 2005 che molto probabilmente avete già letto in questi giorni.

 

On my business card, I am a corporate president. In my mind, I am a game developer. But in my heart, I am a gamer.” .

“sulla mia tessera, sono il presidente in carica.Nella mia testa, sono uno sviluppatore.Ma nel mio cuore sono un videogiocatore.”.

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