Salam, Maman di Hamid Ziariati

salam maman

“Salam, maman” è il testo di Hamid Ziarati, edito da Einaudi, che tenta di raccontare, tramite gli occhi curiosi di un ragazzino, il periodo che va dagli anni ’70 agli anni ’80 a Teheran, passando dal regime dispotico dello Scià Reza Pahalavi alla democrazia teocratica dei Pasdaran dell’Ayatullah Khomeini. L’autore, nato a Teheran nel 1966, si è trasferito all’età di quindici anni in Italia, a Torino, dove ha conseguito il titolo di studio in ingegneria e dove vive tuttora.

La sua è un’opera che risulta estremamente semplice nonostante la complessità degli argomenti che vengono trattati. Sfruttando la visione del protagonista, il lettore cresce con lui e costruisce la visione dei fatti in comune con quella del giovane Alì.

Egli è il penultimo della famiglia composta dai genitori, Parviz e Parvaneh, rispettivamente padre e madre di Alì, e da altri tre fratelli: Puyan e Parì, gemelli, e l’ultima arrivata Parvin. Una famiglia dagli equilibri stabili, fondati sulla figura della madre, donna dal carattere forte che, lavorando come sarta e come casalinga, si occupa della gestione delle finanze e della crescita dei figli, e un padre che cerca di mantenere, col suo lavoro da tassista, un tenore di vita decorso per la famiglia.

Se quello che viene raccontato è un periodo che possiamo definire complesso da descrivere per chi l’ha vissuto, figuriamoci quanto debba esserlo da raccontare a qualcuno che non solo non ha mai passato sulla sua pelle un’esperienza simile, ma che vive ancora oggi un distacco culturale immenso con queste popolazioni. Meccaniche che non riusciamo a comprendere perché ancora troppo isolati dal mondo stesso, ci vengono invece semplificate, scoprendole tramite lo sguardo di un bambino curioso che tempesta di domande il suo “baba” e la sua “maman”.

La cornice della storia d’Alì s’espande con la sua crescita, viviamo il cambiamento e la formazione del ragazzo ampliando la nostra visuale del suo mondo, partiamo dal vedere solo la casa, al quartiere fino ad arrivare alla situazione che comprende la città e l’Iran nella sua totalità. Partiamo dal tentativo di comprendere le cose più semplici, che possono incuriosire un ragazzo, fino alle più complesse, quegli eventi traumatici a cui non si può dare una spiegazione, come l’arresto, da parte della polizia, del fratello, che era un attivista contro il regime teocratico instauratosi dopo quello dello Scià. Un libro che stupisce per la sua scorrevolezza, non risulta mai pesante e/o forzato durante la lettura, narra la storia complessa di un ragazzo semplicemente curioso, che si lascia trascinare dagli eventi e da ciò che gli accade attorno, osservandoli con gli occhi curiosi e imparziali che solo un ragazzino può avere.

“C’è chi la rivoluzione la fa per la libertà e c’è chi la fa per il potere.
C’è chi la rivoluzione la fa per l’ingiustizia e c’è chi la fa per opportunismo.
C’è chi la rivoluzione la fa per amore e c’è chi la fa per vendetta.
C’è chi la rivoluzione la fa per convinzione e chi la fa per mania di protagonismo.
C’è chi la rivoluzione la fa per professione e chi la fa per disoccupazione.
C’è chi la rivoluzione la fa per disperazione e c’è chi la fa perché semplicemente si trova lì, senza sapere quel che fa e senza volerla fare davvero, perché non sa neanche cosa significa, fare la rivoluzione.
Puyan la rivoluzione la voleva fare e basta”  

“Salam, maman”

Detto questo non mi resta che augurarvi una buon domenica, ricordarvi di lasciare un mi piace alla pagina Very Nerd People e all’articolo, se questo vi è piaciuto.

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