SAGHE: Lo Hobbit-La Desolazione di Smaug

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Continuiamo a parlare della saga de Lo Hobbit con questo secondo capitolo che ha riscosso, come ho detto nel precedente articolo, molte critiche sugli eventi e i sui personaggi ma realizzando comunque incassi enormi; quindi il film che voglio recensire oggi è Lo Hobbit-La Desolazione di Smaug uscito nel 2013 sempre sotto la regia di Peter Jackson.

Il film inizia esattamente dove finisce il primo ovvero quando gli Hobbit cercano di sfuggire agli orchi, trovano, così, riparo a casa di un muta forma di nome Beorn; andati via dalla sua dimora si dirigono  Bosco Atro dove, oltre a venire attaccati, vengono fatti prigionieri degli Elfi tra cui spiccono Re Thranduil, suo figlio Legolas e l’elfo femmina Tauriel. Usciti da quel posto riescono ad arrivare a Pontelagolungo grazie Bard per poi dirigersi finalmente alla montagna per liberarla dal drago e cercare di recuperare l’Archengemma mentre Gandalf andrà alla ricerca e scoprirà la verità sul Negromante.

Questo, come ho già detto, è il continuo di Un viaggio Inaspettato che riprende il viaggio dei nani e di Bilbo alla riconquista della Montagna Solitaria, il tema di questa pellicola non è solo il viaggio ma è la casa, la ricerca di un posto dove stare, un posto dove sentirsi al sicuro e felici ed è quello che i nani bramano di più; un altro grande tema è l’avidità, un sentimento molto comune ai giorni nostri, di cui Thorin ne diventa succube in ogni minuto avvelenando la sua mente non riuscendo più a pensare ad altro e mettendo a rischio perfino la vita dei suoi compagni e amici avvicinandosi  sempre di più al sentiero intrapreso da suo nonno.

Il film è ricco di avvenimenti non presenti nella storia originale, questo per avere un collegamento più fondato tra Lo Hobbit e Il Signore Degli Anelli, infatti vengono narrati i viaggi di Gandalf a Dol Guldur e con la relativa scoperta del Negromante che si rivela essere il potente Sauron, all’inserimento di personaggi assenti dal libro come Legolas che qui assume un ruolo abbastanza importante per lo svolgersi delle vicende, correndo in aiuto, contro la sua volontà, dei nani; Legolas ci viene fin da subito presentato come un elfo regale mostrandoci immediatamente le sue qualità e abilità ma si nota un cambio di carattere di quest’ultimo essendo ostile verso la razza nanica, al contrario di come ci viene presentato nella trilogia originale, questo perché Jackson ci ha voluto mostrare cosa ha indotto l’Elfo a cambiare in modo così radicale, ci ha voluto mostrare la sua storia ed è riuscito ad amalgamare il tutto in maniera perfetto così come è riuscito a inserire perfettamente il personaggio di Tauriel, personaggio anch’esso non presente nel libro ma completamente inventato dal regista. Tauriel costituisce la persona che ha colpita il cuore di Legolas senza mai venire ricambiato; Tauriel dimostra di avere straordinarie abilità e anche un grande cuore dimostrandosi cordiale verso i nani soprattutto verso Kili di cui s’innamora facendo di tutto per salvarlo e proteggerlo. Questo personaggio ha mosso tante critiche da parte dei fan più accaniti del libro ma nella pellicola non rappresenta un particolare problema perché viene inserito con giudizio dandogli anche una certa importanza, il vero problema è la sua storia d’amore con il nano che poteva benissimo essere evitata essendo insulsa e priva di senso e ai fini della trama inutile e fatta solo per occupare spazio nel film ma anche questo, a mio parere, è stata creata per il futuro cambiamento di Legolas.

Uno dei maggiori problemi di questo secondo capitolo de Lo Hobbit è la presenza massiccia della CGI per ricreare le avventure ed in alcuni casi si nota anche il suo utilizzo rovinando alcune situazioni, è palese la creazione degli orchi in computer grafica tranne per un paio di eccezioni, l’orco Azog che viene reso in maniera senza dubbio credibile rendendo difficile notare la differenza tra finzione e realtà ma colui che regna su tutta la pellicola è il possente drago Smaug realizzato con una cura veramente maniacale, creato con grande cura sembra davvero un personaggio vero e presente sul set al momento delle riprese, costituendo uno dei maggiori pregi del film, anche se si differenzia dal libro non costituendo però un problema perché fa paura lo stesso; con la creazione di Smaug Jackson è riuscito a creare uno dei draghi, se non il migliore, più belli e spettacolari di sempre sia per eleganza, potenza e capacità di incutere timore e dotato di una voce incredibile.

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Il cast è composto dagli stessi membri del primo film con l’aggiunta di Legolas interpretato sempre magistralmente da Orlando Bloom, Evangeline Lilly da il volto Tauriel, Luke Evans è Bard l’arciere, Stephen Fry è il governatore di Pontelagolungo,  Benedict Cumberbatch è il possente Smaug.

La sceneggiatura è ben scritta con alcuni dialoghi interessanti e coinvolgenti come quello tra Bilbo e Smaug, uno confronto assolutamente unico e grandioso, le musiche sono anche in questo capitolo veramente molto belle e la recitazione è al di sopra della media con alcune performance incredibili come quelle di Smaug, che troneggia su tutti, di Thorin e di Bilbo.

In conclusione Lo Hobbit-La Desolazione di Smaug non è perfetto e qualche problema ce l’ha, non può gareggiare con Il Signore Degli Anelli ma rimane un gran film anche se la narrazione cambia direzione rispetto al primo film prediligendo l’azione; si porta dietro i suoi problemi ma anche molti pregi, affronta il cambiamento di Bilbo da parte dell’anello e presenta storie ben inserite nel contesto ma il più grande pregio del film è senza dubbio Smaug, un’antagonista degno di questo nome e che merita di essere ricordato negli annali della storia del cinema.

 

“Io sono fuoco, Io sono morte” Smaug mentre vola verso Pontelagolungo

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