Robin Williams

Sicuramente non apprenderete la notizia da questo articolo, né troverete dettagli sconcertanti o novità sull’accaduto. Robin Williams è morto e a meno che la sua famiglia o la polizia rilascino ulteriori informazioni, tutto quello che sappiamo è che si sospetta si tratti di un suicidio, scaturito da una forte depressione.

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Non sono mai stato bravo con gli addii, non ho mai voluto essere io a dare l’ultimo saluto ad un defunto. E se questo era con persone a me care, conosciute in vita, immaginatevi cosa io possa fare o dire per un personaggio famoso come Robin Williams.

 

Direi però che ricordare la sua vita ed i suoi numerosi successi sia il minimo che possa fare.

Nato in una famiglia agiata, dedica la sua infanzia ed adolescenza a sport e studio di scienze politiche, ma una volta trovato l’amore per il teatro e la recitazione abbandona la scuola per dedicarsi interamente a questa nuova passione. Dopo degli umili inizi raggiunge finalmente il successo grazie al piccolo schermo con “Mork & Mindy”, da lì è una costante ascesa al successo. Ma la più poderosa spinta è data dal magnifico “Good Morning, Vietnam” -film che tra l’altro consiglio caldamente- col quale riceve per la prima volta una nomination agli oscar ed un Golden Globe.

Nel 1998 vince meritatamente un Oscar come “miglior attore non protagonista” con “Will Hunting, Genio Ribelle”.

La vita privata è invece definita da tre matrimoni ed altrettanti figli, una salute precaria e poco altro.

 

Fra i suoi lavori ho apprezzato principalmente la sua interpretazione in “L’attimo Fuggente”, “Jumaji”, “L’uomo Bicentenario”, “Vita da Camper” e “L’Uomo dell’Anno” dove ha saputo alternare ruoli comici, drammatici e sentimentali. Vanno però citati anche “Insomnia” (dove collabora con Al Pacino), “Jakob il Bugiardo”, “Mork e Mindy” e qualche lavoro di doppiaggio in lungometraggi di animazione.

 

Non lo so… mi è dispiaciuto davvero tanto della morte di Robin Williams, e tutt’ora mi chiedo come mai. Non l’ho mai conosciuto, mai visto in vita reale. Eppure come mai ne sento quasi la mancanza? Che le sue interpretazioni fossero talmente curate da farci sembrare di conoscere davvero i suoi personaggi? Dopotutto io non ho idea di chi fosse davvero, e pare che nessun altro in realtà lo conoscesse se ha dovuto commettere un simile gesto.

Mi capita spesso di leggere questa storia su internet e la maggior parte delle volte l’ho trovata messa in contesti completamente inadeguati… ma per una volta, credo sia più che azzeccata, purtroppo.

 

“Un giorno un uomo andò a trovare il suo dottore confessandogli di sentirsi molto triste e solo, allora il dottore disse all’uomo:

<<C’è il circo in città, vada a vedere il grande clown, la farà ridere molto e si sentirà di nuovo felice.>> l’uomo allora iniziò a piangere a dirotto <<Ma dottore,>> singhiozzò <<quel clown sono io!>>

 

Non posso dire la classica frase da finto fan come “Ci mancherai” o “Insegna agli angeli a vol…” o qualcosa di simile. Perchè ho paura possa non essere vero. L’unica cosa indiscutibilmente vera è che un uomo che ha chiamato propria figlia Zelda merita tutto il rispetto del mondo.

 

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