Revenant- Redivivo: DiCaprio avrà l’Oscar?

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Quante aspettative su questo film, quante speranze per tutti i fan di DiCaprio, è stato uno dei film più attesi dell’ultimo periodo da fan, cinefili e non. “Revenant- Redivivo” di A.G. Iñárritu è uscito nelle sale il 16 gennaio scorso sbancando subito al botteghino. Ai Golden Golbes scorsi ha ottenuto importanti premi quali Miglior film drammatico, Miglior attore in un film drammatico e Miglior regia ed il discorso di DiCaprio è stato particolarmente interessante, nonostante molti preferiscano ricordare l’impatto con Lady Gaga. Ma cosa ha colpito particolarmente di questo film? Iniziamo con la trama.

Siamo all’inizio del diciannovesimo secolo quando un campo di commercianti americani di pelli e pellicce viene attaccato da un gruppo di indiani. Lo scontro è violento, gli americani sono costretti a fuggire e a lasciare gran parte del carico in mano agli assaltatori sotto suggerimento della guida Hugh Glass (Leonardo DiCaprio), diventato leggenda a seguito degli avvenimenti raccontati nel film. Il gruppo di superstiti si rifugia sulla barca, ma dopo poco decidono, sempre su suggerimento di Glass, di abbandonarla perché bersaglio troppo facile da colpire. La dozzina di uomini rimasti, Glass e suo figlio Hawk (Forrest Goodluck), che ha avuto con la moglie, una donna Pawnee, morta durante un attacco del villaggio da parte degli americani, si incamminano nel bosco dirigendosi verso la loro base, molto lontana dalla loro posizione. Durante una battuta di caccia Glass viene attaccato da una femmina di grizzly e ridotto in fin di vita. Gli uomini cercano di trasportarlo, ma il percorso è tortuoso e non è possibile continuare con una barella. Il capitano Henry (Domhnall Gleeson) decreta che tre uomini dovranno interrompere il viaggio attendendo rinforzi e prendendosi cura di Glass. I tre sono suo figlio, il giovane Bridger (Will Poulter) e l’ostile John Fitzgerald (Tom Hardy), il quale disprezza sia che Glass che suo figlio, considerandolo un “meticcio selvaggio”. Il terrore che ci siano altre imboscate di indiani è tanto, l’attesa dei soccorsi estenuante e molti fattori sembrano preannunciare il travaglio che Glass dovrà sopportare per attuare la sua vendetta.

La trama non è particolarmente complessa, gran parte degli stravolgimenti avvengono nella prima mezz’ora, altri sporadici nella parte centrale per poi riprendersi nel finale. Questo è principalmente un film dedicato alla sofferenza, alla sopravvivenza e il desiderio di vendetta. Una vendetta che però non viene architettata, non c’è uno schema ben preciso, tutto il piano viene elaborato sul momento alla fine. Il personaggio di DiCaprio ha solo il risultato in mente, ottenibile attraverso qualsiasi mezzo, un risultato che non prevede solo la morte del suo bersaglio. Glass si ritiene già morto, egli sopravvive solo ed unicamente per il suo scopo avventurandosi attraverso un viaggio omerico che rivela ed analizza i limiti della natura umana, sia psicologici che fisici, a stretto contatto con la natura incontaminata. Il ricordo, il sogno sono elementi molto presenti durante tutta la storia, poichè necessari alla comprensione sia del racconto in sé che del personaggio che, infine, allegoricamente parlando, della dinamica emotiva di ogni uomo il quale non può vivere senza gli affetti, qualunque sia la loro forma, anche onirica.

Ovviamente si tratta anche di un film molto crudo, molto violento e realistico. Potrebbe risultare difficile accettare quelle realtà, quelle sofferenze, quegli avvenimenti in quanto possono toccare nel profondo lo spettatore. Gran parte del compito dei professionisti che lavorano nel campo è di far riflettere il pubblico, facendolo immergere nella storia, avvolgendolo completamente e coinvolgendolo a livello emotivo. Una volta terminato il film possiamo decretare che il coinvolgimento è totale, il film sembra estremamente lungo, ma non noioso regalando ottimi punti di riflessione su argomenti difficili, crudi e tormentosi, ma ciò non preclude la loro importanza. Un film di questo calibro è stato quindi realizzabile grazie al talento degli attori principali, DiCaprio e Hardy, entrambi magistrali che plasmano completamente i loro personaggi dandogli vita propria, grazie al regista, che si è avventurato in una tipologia di film non convenzionale, e soprattutto ai direttori della fotografia e degli effetti speciali che hanno svolto un lavoro magistrale. Questo è senz’altro un progetto più concettuale che narrativo, la storia è importante ma fa da accompagnatrice alle riflessioni, ai dubbi, al dolore umano, alla desolazione, ben raccontati attraverso riprese mozzafiato di paesaggi naturali immacolati e imponenti. E’ da ammirare l’Odissea che ha dovuto affrontare tutta la troupe per spostare l’attrezzatura e il clima avverso con cui hanno lavorato. Uno dei lati negativi della pellicola è la colonna sonora che personalmente ho trovato poco incisiva in alcuni punti dove doveva essere più drammatica o tagliente.

Adesso passiamo alla questione DiCaprio. Potrebbe ricevere l’ambita statuetta?  Tutto il film, come ho già detto, è sul dolore. Gran parte della pellicola DiCaprio la passa soffrendo, talvolta non potendo parlare e quindi focalizzando la recitazione sull’espressività del volto oppure parlando con un tono che ricorda la voce del Padrino. Non è stata una delle sue migliori interpretazioni, ma senz’altro si è dimostrato un professionista capace di arrivare ai limiti che il suo mestiere può raggiungere. Egli regge tutto il film in queste condizioni e non risulta noioso e quindi penso che sì, avrà l’Oscar. Il film ha ottenuto in tutto 12 candidature tra cui Miglior attore protagonista, Miglior attore non protagonista, Miglior regia, Migliori effetti speciali e Miglior film. 

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