Wish Upon

Recensione: Wish Upon (John R. Leonetti, 2017)

Wish Upon

Nell’arco della sua carriera da direttore della fotografia, John R. Leonetti ha fotografato film che non passeranno certo alla storia come dei capolavori (Mortal Kombat, Hot Shots 2, Il Re Scorpione etc.). La sua grande fortuna è stata quando James Wan ha voluto renderlo partecipe di tutti i suoi film da Dead Silence del 2007 fino a Insidious 2 del 2013, facendolo notare al mondo. Di tanto in tanto Leonetti si è cimentato anche con la regia, ottenendo uno dei peggiori risultati del mondo del cinema con il su citato Mortal Kombat del 1997, passando per Butterfly Effect 2 del 2006 fino ad arrivare all’interessante Annabelle del 2014. L’ultima fatica da regista di Leonetti è Wish Upon. Sarà riuscito a confermare ciò che di interessante si è visto in Annabelle?

Il film è la storia di Clare (Joey King), una teenager poco popolare a scuola, orfana di madre e con un padre che non l’ascolta (insomma, tutto molto originale), alla quale viene regalato una scatola cinese che può esprimere ben sette desideri. Clare prova la scatola e vede che funziona, ma la realizzazione dei desideri si pagano a caro prezzo.

Uscito in Italia il 14 Luglio e costato 12 milioni di dollari, Wish Upon ha guadagnato 20 milioni di dollari nel mondo, limitandosi a risanare di poco le perdite, un risultato al di sotto delle aspettative. Il perché è presto detto. La pellicola è un Final Destination con un carillon. Una volta realizzato il desiderio, la scatola si apre, fa partire la musica e, prima del suo termine, qualcuno muore. E qui possiamo fare un paragone: se in Final Destination la Morte è intelligente, progetta l’omicidio in modo strategico e le povere vittime devono sottostare alla sua potenza, in Wish Upon la scatola non deve orchestrare granchè perché le vittime sono di una stupidità incredibile e muoiono in maniera goffa e poco originale senza che la forza sovrannaturale debba impegnarsi più di tanto (escludendo la scena dell’ascensore). Ciò, inevitabilmente, suscita noia e anche irritazione nello spettatore che si deve sorbire anche i venti minuti iniziali di presentazione di protagonisti e comprimari della quale non frega niente a nessuno, a quanto pare neanche a Leonetti che non vede l’ora di passare alla fase in cui si muore da idioti.

Nonostante tutto ciò, è presente nel film qualche scena interessante come il montaggio alternato tra due personaggi con il carillon che suona che tiene con il fiato sospeso lo spettatore che vuole sapere chi dei due personaggi sarà la vittima ed esultare, ma è troppo poco per un film che non trasmette nulla per 90 minuti.

Ci si aspettava leggerezza, divertimento e qualche asso nella manica nella rappresentazione delle morti, ci si è trovati con tanta noia, pesantezza, personaggi idioti e, come se non bastasse, non c’è neanche il sangue, anche se Leonetti ha dichiarato che uscirà una versione con 10 minuti tagliati dove il plasma scorrerà a fiumi. Per ora, state lontani dal cinema, forse col DVD potrete farci un pensiero…ma piccolo, giusto il tempo che finisca la musica del carillon.

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Ho 29 anni, di Salerno, ma residente a Milano, sono un divoratore di film, specialmente horror, musical e animazione. Amante anche delle serie TV, dei buoni libri e di qualunque cosa rappresenti Arte.

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