Tokyo Ghoul

RECENSIONE: Tokyo Ghoul: Il film (Kentaro Hagiwara, 2017)

Tokyo Ghoul

Il 6 Marzo, grazie a Nexo digital, è uscito nei nostri cinema Tokyo Ghoul, film in live action tratto dal celebre manga di Sui Ishida, dalla quale è stato ideato anche un anime da Shuhei Morita. Regista del lungometraggio è Kentaro Hagiwara, qui al suo primo lavoro cinematografico di una rilevanza internazionale. Compito arduo per il regista il condensare in 120 minuti un manga pieno di eventi determinati da dinamiche evolutive e, infatti, il risultato, purtroppo, non è dei migliori.

Tokyo Ghoul racconta la storia di Ken Kaneki, uno studente universitario che ha difficoltà nelle relazioni sociali. Un giorno riesce ad avere un appuntamento con Rize, ragazza di cui è segretamente innamorato, ma la ragazza si rivela essere un ghoul, mostro dalle sembianze umane ma che si nutre solo della loro carne. Ken rimane gravemente ferito e, in ospedale, viene salvato grazie ad alcuni organi di Rize che, durante l’attacco, ha un incidente. Kaneki diventa così mezzo umano e mezzo ghoul e sarà costretto a vivere in un modo completamente diverso rispetto al passato.

Hagiwara si concentra molto sull’aspetto psicologico del personaggio di Ken Kaneki durante il cambio dello stile di vita facendo anche un buon lavoro, ma tralascia tutta l’atmosfera, la tensione e anche l’azione che da un film del genere ci si aspetta. Non aiutato da una CGI veramente disastrosa, al limite della risata involontaria, le poche scene d’azione provocano un certo fastidio visivo e sono precedute da momenti di dialogo piuttosto noiosi.

Uno dei numerosi problemi di Tokyo Ghoul, infatti, è proprio il ritmo del film, si deve fare uno sforzo grandissimo per rimanere concentrati e non far cadere la palpebra e, in alcuni momenti, non si riesce a capire quando è accaduta una determinata cosa che viene mostrata sullo schermo.

Si può definire Tokyo Ghoul un film poco riuscito, un vero peccato sia per le tematiche che per quello che avrebbe potuto regalare in termini di action e di adrenalina. Un’occasione mancata dovuta a una tecnologia mal sfruttata, ad attori non all’altezza se non il protagonista interpretato da Masakata Kubota e, probabilmente, anche dal fatto che Hagiwara si sia voluto focalizzare eccessivamente sul fattore psicologico, cosa che non paga in film di questo tipo.

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Ho 29 anni, di Salerno, ma residente a Milano, sono un divoratore di film, specialmente horror, musical e animazione. Amante anche delle serie TV, dei buoni libri e di qualunque cosa rappresenti Arte.