Recensione – The Crown: la prima stagione

 the crownElisabetta II è senz’altro una delle sovrane più discusse e più influenti del mondo e della storia contemporanea. Dopo ben 64 anni dal fatidico giorno in cui si fece carico delle responsabilità della monarchia diventando la nuova regina d’Inghilterra, succeduta al padre, il suo regno è diventato il più lungo della storia reale inglese. Non è quindi una sorpresa il fatto che la sua vita sia stata raccontata innumerevoli volte sia in libri, che in film, che in prodotti per la tv o, come vedremo ora, l’Internet TV. Recentemente è infatti uscita la nuova serie di Netflix The Crown scritta da Peter Morgan che sarà composta da 6 stagioni (ma per ora è uscita solo la prima stagione, purtroppo) incentrate sulla vita della sovrana dal periodo del suo matrimonio ad oggi.

1947. La principessa Elisabetta (Claire Foy), figlia del Re Giorgio VI, sta per sposarsi con Filippo Mountbatten (Matt Smith), principe di Grecia e Danimarca, che per celebrare il matrimonio rinuncia ai suoi titoli convertendosi anche all’anglicanesimo. Intanto che gli anni passano la salute del re (Jared Harris) si aggrava, arrivando all’asportazione di un polmone e alla diagnosi di un tumore maligno. Con il peggiorare della salute del sovrano giorno dopo giorno, Elisabetta viene incaricata di sostituire il padre in varie visite di Stato, ma, oltre al Re, solo i medici e il primo ministro, Winston Churchill (John Lithgow), conoscono i veri problemi fisici di Albert. Non a caso Elisabetta è piuttosto sorpresa quando questo le chiede di rappresentarlo nella visita nel Commonwealth, sostenendo di non essere ancora in grado di viaggiare per lunghe distanze a causa della sua convalescenza. Ed è proprio mentre la principessa si trova in Kenya che riceve la più straziante delle notizie: il padre è deceduto e di conseguenza lei è la nuova sovrana d’Inghilterra. Elisabetta, è confusa e scioccata, ma si assume le sue responsabilità ed inizia così il regno di Elisabetta II.

Senz’altro questa serie è una delle più elaborate tra quelle prodotte da Netflix, a partire dalla sceneggiatura, realizzata da Peter Morgan, candidato all’Oscar per la miglior sceneggiatura originale per The Queen – La Regina, film incentrato sul periodo della morte di Lady Diana e della reazione, assai criticata, della regina al fatto. Anche il cast, per la maggior parte britannico, è composto da attori celebri, basti pensare a Matt Smith, l’undicesimo dottore della serie di Doctor Who, o Jared Harris che ha lavorato con Spielberg in Lincoln, ne Il Curioso caso di Benjamin Button o, tornando indietro, ne L’ultimo dei Mohicani. Il tema della colonna sonora della serie, solenne e al contempo dolce e avvolgente, è stato composto da niente di meno che Hans Zimmer, premio Oscar alla migliore colonna sonora nel 1995 per Il Re Leone. E alla fine la regia è stata affidata a quattro diversi registi, tra cui spiccano i nomi di Stephen Daldry, regista di Billy Elliot e The Reader  – A voce alta, e Julian Jarrold, che ha diretto Becoming Jane – Il ritratto di una donna contro e Una notte con la Regina, altro film che narra una vicenda della giovane Elisabetta II e della principessa Margaret, sua sorella.

La regina è stata spesso vista con diffidenza durante il suo regno data la sua riservatezza e il rigore formale che tiene in pubblico. Subito dopo la morte di Diana il regno di Elisabetta subì numerose critiche e molti sudditi ebbero seri dubbi sull’effettiva necessità della monarchia. Peter Morgan nelle sue sceneggiature ha invece sempre cercato di analizzare i motivi di tale riservatezza e la personalità celata della sovrana, regalandoci una profonda analisi della psicologia della stessa e di coloro che la circondano. Come in The Queen, anche The Crown continua a far riemergere queste caratteristiche.
La serie inizia quando Elisabetta è una giovane principessa piuttosto spensierata, dedita alla famiglia, al marito e ai figli. Si affronta, come poche volte era stato fatto finora, il lato materno e sensibile della sovrana. La malattia del padre tanto amato da Elisabetta, celata nella sua gravità, sconvolge l’equilibrio della giovane, ma mai quanto la morte così improvvisa e precoce dello stesso, che forse la ragazza si aspettava, ma che non aveva effettivamente predetto sperando probabilmente in una guarigione. Elisabetta si ritrova dunque improvvisamente ad essere regina senza essere preparata adeguatamente e, cosa ancora più triste, essendo l’ultima a saperlo. Elisabetta ha però una grande forza dentro di sé che le permette di andare avanti e affrontare le grandi difficoltà che le si presentano, inaugurando una nuova era della monarchia inglese in un secolo, il Secolo Breve, tanto difficile.

La fotografia, piuttosto cupa e buia, riflette, sì, i colori dell’Inghilterra, ma questi riflettono i dolori e le difficoltà che la casata reale dovette affrontare in quegli anni. La sceneggiatura, molto formale, solenne e fedele allo stile del tempo e della monarchia è eccelsa, senza mai lasciare nulla al caso o all’incertezza. Confrontando la serie con, ad esempio, Il discorso del re di Tom Hooper, scritto da David Seidler,, che narra del periodo dell’incoronazione di Giorgio VI, padre di Elisabetta, nonostante i temi siano molto vicini, lo stile è completamente diverso: la prima mantiene un tono serio e maturo, il secondo pur vantando un’eccelsa vena inglese riscontrabile anche nel prodotto di Netflix, è più sobrio, più sciolto, grazie al personaggio allegro ed eccentrico di Lionel Logue, e si libera dalla continua insicurezza di fondo che cattura e avvinghia Elisabetta, nonostante anche il regno di Bertie fosse del tutto inaspettato e vissuto con estrema sofferenza. Queste differenze rivelano l’impronta che i diversi sceneggiatori danno ad argomenti simili creando pur sempre capolavori.

Se volete dunque immergervi nella storia della sovrana d’Inghilterra questa serie fa decisamente per voi. Buona visione!

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Juliet

Salve a tutti. Sono Annalisa Ballerini, una cinefila entusiasta di condividere con un pubblico la propria passione per la settima arte!