Revenge

RECENSIONE: Patrick (Mark Hartley, 2013)

Revenge

Patrick, diretto dall’australiano Mark Hartley, è il remake dell’omonimo film del 1979 diretto da Richard Franklin, classico dimenticato che ha avuto anche un sequel apocrifo in Italia nel 1980 diretto da Mario Landi, Patrick Vive Ancora.

L’infermiera Kathy (Sharni Vinson) viene assunta in una clinica dove tutti i pazienti sono in stato vegetativo. Il direttore (un bravissimo Charles Dance), il dottor Roget, sta conducendo degli esperimenti su alcuni pazienti, in particolar modo il paziente della stanza 15, Patrick (Jackson Gallagher) con l’aiuto della figlia e capo infermiera Cassidy (Rachel Griffiths).

Kathy ha la sensazione che il paziente sia cosciente e capisca ciò che gli succede intorno, ma non viene creduta da nessuno. Intanto Patrick ha un proprio piano malsano per conquistare Kathy ed è disposto a tutto pur di farla sua.

Nonostante la scenografia malsana, purtroppo, ci sono varie pecche che rendono Patrick non completamente riuscito. In primis la prevedibilità dei colpi di scena. Sappiamo già chi muore, come muore, non c’è spazio per la suspense e l’attesa. Hartley è chiaro sin da subito: chiunque stia vicino a quel personaggio o lo ostacoli nei suoi piani, deve morire.

La splendida prova attoriale dei protagonisti principali non aiuta a risollevare la pellicola. Nonostante riusciamo a provare empatia per i personaggi, sapendone la sorte, non riusciamo a dispiacerci degli avvenimenti. Buoni sono gli effetti speciali e l’efferatezza e la violenza di quasi tutti gli attacchi violenti e fulminei di Patrick a colpi di telecinesi. Nonostante lo sceneggiatore Justin King apporti numerosi cambiamenti sia alla trama che ai personaggi, la storia di base rimane la stessa dell’originale, rimodernata con l’utilizzo che Patrick fa del computer e con un po’ di CGI che nel 1979 non era possibile.

Anche se, bisogna dire, alcune scene in digitale sono piuttosto ridicole, basta guardare il finale. Numerosi sono i rimandi al Patrick del 1978, come lo sputo per comunicare (come Douglas Costa) oppure il dottor Roget che ascolta la colonna sonora del film di 40 anni fa. I 90 minuti, però, trascorrono lentamente in un film che, giustamente, si prende sul serio, ma non diverte.

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Ho 29 anni, di Salerno, ma residente a Milano, sono un divoratore di film, specialmente horror, musical e animazione. Amante anche delle serie TV, dei buoni libri e di qualunque cosa rappresenti Arte.