Open Water 3

Recensione: Open Water 3 (Gerald Rascionato, 2017)

Open Water 3

Uscito in Italia il primo settembre 2017, di Open Water 3 non se ne sentiva il bisogno, visto che i due titoli precedenti non passeranno certo agli annali come i più ricordati e i più visti, ma tant’è, bisogna “cavalcare l’onda“, più o meno anomala che sia. Infatti la pellicola rientra nella mediocrità che il panorama horror ha offerto nei cinema italiani in questa estate e va a fare compagnia ai vari Wish Upon, Bedevil, La Torre Nera etc.

Open Water 3 è un misto tra gli Open Water precedenti, un’inchiesta di Piers Morgan sulle donne assassine americane (che consiglio vivamente di recuperare su Netflix), 47 metri (horror molto interessante uscito qualche mese fa) e la scena della cabina de Lo squalo, prendendo da ognuno di questi il peggio e condendolo di tanti dialoghi ridicoli, da 20 minuti iniziali di nulla e da decisioni che fanno accapponare la pelle in situazioni di emergenza. Il tutto condito dal found footage, genere che, da Paranormal Activity, è diventato il più insopportabile sottogenere dell’horror (con le dovute eccezioni, tra le quali Rec e Sinister).

Tre amici americani partono per l’Australia con l’intento di documentare le loro avventure nell’oceano in compagnia degli squali e poter poi mandare il video come provino per un reality show, lo Shark Cage Diving. La loro imbarcazione viene distrutta da un’onda anomala e i tre rimangono bloccati in pieno oceano, in balia degli squali affamati.

Squali per i quali facciamo il tifo dalla loro prima apparizione, essendoci sorbiti tutto il preambolo di questi tre che devono fare questo video, una girandola di scene fini a se stesse che non creano alcuna empatia con i personaggi. Il primo applauso lo facciamo con l’arrivo dell’onda anomala, liberatrice come lo sputo di Kate Winslet al tizio che la importunava nel Titanic.

Purtroppo gli squali non  regalano gioie particolari e, quindi, anche la parte che dovrebbe risultare la più interessante è monotona e priva di mordente, oltre che di sangue e aggressioni particolari. Quindi gli ottanta minuti di pellicola (la breve durata è l’unico pregio di Open Water 3) trascorrono lenti, interessanti solo perché si vuol vedere quanto tempo si riesce a lottare con la palpebra e il suo abbassamento.

Evitando di dire frasi ovvie sulla risibilità degli attori e del regista Gerald Rascionato, qui al suo esordio sul grande schermo dopo una manciata di cortometraggi, concludo dicendo che Open Water 3 è un film da evitare come la peste al cinema e anche in DVD e Blu-Ray, visto che il costo è anche maggiore.

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Ho 29 anni, di Salerno, ma residente a Milano, sono un divoratore di film, specialmente horror, musical e animazione. Amante anche delle serie TV, dei buoni libri e di qualunque cosa rappresenti Arte.
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