Recensione – La Talpa: un mondo di menzogne

Non c’è nulla di autentico, sopratutto nel mondo dello spionaggio. Questo è il tema principale de La Talpa diretto da Tomas Alfredson e ispirato all’omonimo romanzo di John Le Carré. La pellicola, presentata al Festival di Venezia nel 2011, ha ricevuto 3 nomination e ha incassato all’incirca 80 milioni di dollari.

Trama

Europa 1973, in piena Guerra Fredda i servizi segreti britannici collaborano con gli americani, i quali considerano il SIS (Secret Intelligence Service)  un organo antiquato, incapace di aggiornarsi per far fronte alle sfide sempre più marcate dell’Unione Sovietica. In questa situazione tragica, all’interno del Circus (nome in codice del SIS) arriva una notizia destinata a travolgere e a cambiare per sempre le vite dei personaggi: ai vertici dei servizi segreti inglesi c’è un agente doppiogiochista al soldo del KGB. Solo un uomo può smascherare il traditore il più in fretta possibile per la sicurezza del Regno Unito e di tutto l’Occidente, ovvero George Smiley (Gary Oldman). Stretto in una rete di menzogne e di falsità, Smiley deve trovare la spia sovietica tra coloro con cui ha condiviso un’intera vita.

Commento

Alfredson, riesce a condensare in due ore una trama complessa ed intricata come quella del romanzo, forse, più insolito ed intrigante di John Le Carré. Unica pecca del film è la narrazione serrata, la quale lascia poco spazio all’azione, ma tende a concentrarsi di più sulle molte vicende umane presenti nella pellicola, rallentando molto il ritmo dell’opera. Visivamente è impeccabile, degna di nota è la fotografia diretta da Hoyte Van Hoytema.

Considerazione finale

Se siete appassionati delle pellicole di James Bond, molto probabilmente, Tinker Tailor Soldier Spy (titolo originale) non farà per voi. Infatti l’opera di Le Carré tende a dare meno spazio all’azione in favore delle vicende umane.

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Ciao a tutti mi chiamo Massimiliano, appassionato di Film e Serie TV

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