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Recensione: IT (Andres Muschietti, 2017)

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L’attesa finalmente è terminata. Il 19 ottobre IT, il nuovo adattamento del romanzo di Stephen King diretto da Andres Muschietti, è arrivato nei nostri cinema facendo risultare un prevedibile record d’incassi per un film horror, la migliore apertura al box office per un film di genere in Italia.

Cominciamo col dire che di questo film ce n’era bisogno, gli amanti di King vivono con ancora nella mente quella brutta miniserie del ’90 che viene ricordata solo per Tim Curry che interpreta Pennywise. A tal proposito, attenzione, questo film NON è un remake di quel pasticcio.

La storia dei sette Perdenti di Derry, un lavoro letterario di più di 1000 pagine, è un lavoro mastodontico per chiunque provi ad adattarlo su schermo. Muschietti ne ha fatto un adattamento egregio, merito anche della sceneggiatura di Cary Fukunaga e di un ottimo Bill Skarsgard nei panni di Pennywise. Volutamente il clown appare pochissimo su schermo, perché a Derry il Male è di casa, quello umano, dal padre incestuoso alla violenza, Pennywise sfrutta le inevitabili paure di bambini e adolescenti per adescarli e portarli nei Barren a galleggiare. Del resto, come ci spiega il romanzo, i veri mostri sono gli adulti e questo esce fuori benissimo da questa pellicola

Muschietti non è fedelissimo al romanzo, ma guardando indietro, i migliori capolavori tratti dai romanzi del Re, vedasi Shining, Stand By Me, Carrie, hanno tutti questa caratteristica. Ciò che rimane intatto in tutti questi prodotti è il fatto di lasciare intatto lo spirito del romanzo. Il marcio di Derry si vede tutto in questo adattamento di Muschietti, sembra quasi che IT sia il minore dei problemi per i sette Perdenti, caratterizzati molto bene, a partire da Beverly (grandissima Sophia Lillis), il collante del gruppo. Bravissimi anche Ben (Jeremy Ray Taylor) e Bill (Jaeden Lieberher), rispettivamente l’obeso che trova nei Perdenti un gruppo di amici con la quale poter essere se stesso senza essere giudicato e il capo del gruppo dei Perdenti che va a formare un triangolo amoroso con Ben e Beverly.

Anche gli altri bambini sono bravissimi, nota di menzione per Richie (Finn Wolfhard di Stranger Things), un adolescente che cerca di sconfiggere le sue paure e stemperare i momenti di terrore con delle battute non sempre efficaci. Purtroppo in un adattamento di circa seicento pagine in poco più di due ore, è inevitabile che qualche personaggio venga sacrificato e anche qui abbiamo il ragazzo di colore Mike (Chosen Jacobs) che viene lasciato un po’ in disparte.

Un altro difetto del film è l’eccessivo uso di jump scare, anche se alcuni riescono ad essere efficaci, ma ciò viene bilanciato da un Bill Skarsgard in stato di grazia, una performance che può considerarsi migliore di quella di Tim Curry, ma è proprio Pennywise che in questo film è più efficace e ce lo dimostra subito la prima scena, la celebre scena di Georgie e la sua barchetta, molto più fedele al romanzo rispetto a quella cosa che uscì nella miniserie.

Un altro dei meriti di Muschietti, oltre al già citato mantenimento dello spirito del romanzo, è il fatto di essere fedele allo stesso nei momenti più intensi, come la lettera di Ben a Beverly, la sassaiola con i bulli, Henry Bowers che scrive col coltello sulla pancia di Ben, la fuga di Ben dallo stesso Henry, tutti momenti che hanno emozionato i lettori del romanzo.

Il film sarà diviso in due parti: nonostante nel romanzo la parte dei Perdenti bambini si intreccia con quella dei Perdenti adulti, in questa prima parte filmica si analizza solo la parte adolescenziale, mentre fra due anni uscirà la seconda parte che verterà sugli adulti.

Dopo La Madre Muschietti conferma di essere un ottimo regista di film horror e sa come funzionano i meccanismi della paura al giorno d’oggi. Il film è un rated 14, ciò spiega alcuni tagli in qualche scena più macabra. Una delle scene che resta impressa nella memoria è quella di Beverly nel bagno che ricorda molto Johnny Depp in Nightmare. A questo punto desta molta curiosità sia la seconda parte di IT, ma anche la serie diretta da Muschietti, ora in pre-produzione, Locke and Key e l’adattamento del videogioco Shadow of the Colossus, sono sicuro che l’hype sarà ripagato a dovere, anche se l’attesa sarà ancora molto lunga.

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Ho 29 anni, di Salerno, ma residente a Milano, sono un divoratore di film, specialmente horror, musical e animazione. Amante anche delle serie TV, dei buoni libri e di qualunque cosa rappresenti Arte.

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