RECENSIONE – Grease 2

Grease 2 è un musical-commedia romantica del 1982 diretto e coreografato da Patricia Birch, che si basa sul musical “Grease” di Jim Jacobs e Warren Casey.

Un nuovo anno sta per iniziare alla Rydell High School e per i nostri protagonisti sarà l’anno del diploma. Stephanie Zinone (Michelle Pfeiffer) è la nuova leader delle Pink Lady e durante l’estate ha rotto con il leader dei T-bird, lo stupido ed arrogante Johnny Nogarelli (Adrian Zmed) che cerca invano di riconquistarla.  Iscritto all’ultimo anno vi è anche il cugino inglese di Sandy: Michael Carrington (Maxwell Caulfield). Quest’ultimo si prende da subito si una cotta per Stephanie, ma conquistare il cuore della ragazza non sarà affatto facile.

Tutti conoscono Grease, da molti è ritenuto IL musical per eccellenza. Molti però ignorano l’esistenza di questo sequel. Praticamente un insuccesso al botteghino (15 milioni di incassi su 11 milioni di spese di produzione), trova secondo me gran parte del suo flop nel suo nome. Di per sé non sarebbe stato un così “brutto” film se non avesse cercato di ricalcare le orme del suo predecessore. Partiamo da una trama che è assurda. Ok, il primo film non brillava per coerenza, ma qui gli eventi sembrano davvero incollati a caso per farci stare dentro le canzoni o per creare un effetto nostalgia. I nuovi protagonisti sono distanti dai loro predecessori, sia per scrittura che per carisma. Michael ricalca un po’ il ruolo che Sandy aveva nel primo film ma con un tono più maturo. Stephanie invece è la tosta che sa quello che vuole e non ci pensa due volte ad elargire due di picche agli uomini.

Molti commenti che ho letto reputano migliore questo sequel proprio perché Stephanie non cambia per nessuno, differentemente da Sandy che alla fine “deve cambiare” per Danny… che assurdità. Innanzitutto il rapporto fra Sandy e Danny era già avviato fin dall’inizio, inoltre anche lui cambia per lei, poiché entrambi diventano consapevoli che è arrivato il momento di crescere, di portare il rapporto al livello successivo. Lui lascia i T-Bird e si dedica all’atletica. Sandy invece capisce che deve smettere di essere una bambina ma diventare finalmente una donna. Puó apparire a tratti vetusto e un po’ sessista come ragionamento, ma Grease è ambientato alla fine degli anni 50′ ed é stato scritto agli inizi degli anni 70′. Stephanie non cambia, continuerà come una bambina ad inseguire il suo sogno del principe sulla motocicletta fiammante, rifiutando qualsiasi uomo che non sia un biker figo. Dunque ecco spiegato il motivo del perché è stata con quell’immaturo di Johnny. Michael non è da meno diventando in tempi ridicoli un biker mascherato solo per conquistare una ragazza a mio avviso superficiale.
La questione della doppia identità (che verrà paragonata a Superman) mette in luce la classica situazione dove la ragazza rifiuta e non sopporta chi in realtà, ed in maniera molto idealizzata, ama. Quando lui scopre la sua identità, lei non si fa domande. Il ragazzo che ha rifiutato ed anche brutalmente respinto (vedi la canzone “Cool Rider”, dove con tono sprezzante dice no al ragazzo ordinario), diventa il suo uomo, senza porsi domande o chiedere spiegazioni di sorta.  Johnny invece è la parodia di Danny, stupido, infantile e facilmente dimenticabile, tuttavia parte di questo assurdo triangolo con Stephanie e Michael.

Franchy (Didi Conn) è l’unica Pink Lady, nonché l’unico personaggio secondario importante del primo Grease che ritorna in questo film. Inizialmente sembrava dovesse ricoprire lo stesso ruolo di confidente, amica e spalla che aveva in Grease, ma si è rivelato solo un espediente per introdurre Michael. Alla sua presenza alla fine si riduce a poche comparse qua e là, perdendo notevolmente di spessore. Peccato. Sono stati introdotti due nuovi professori (come se ce ne fosse stato bisogno) tra cui quello di biologia, utile solo per introdurre “Reproduction”, a mio parere uno dei brani piú dimenticabili della colonna sonora.

A proposito di riproduzione, in questo film si ha un linguaggio piú scurrile e sessualmente esplicito rispetto al primo. Le canzoni, la colonna portante di un musical, sono senza infamia e senza lode, tutti motivetti molto rockeggianti. Tuttavia pochissimi pezzi ti rimangono in testa ed alcuni sono assai trascurabili come ho già citato sopra. Patricia Birk ha fatto comunque un ottimo lavoro sulle coreografie rendendo i balletti molto piú spettacolari ed elaborati, almeno, a me sono anche piaciute.

Ricapitolando: Greese 2 poteva anche essere un discreto musical, ma portando sulle spalle il peso del nome del suo predecessore le aspettative sono state maggiori di quello che è stato poi il prodotto finale.  Onestamente sono un po’ combattuto poiché se lo si guarda pensando che sia un musical a sé stante potrebbe anche piacere, ma i riferimenti ed i collegamenti del primo film sono abbastanza evidenti. Quindi da parte mia potrei dirvi di guardarlo solo se ne avete occasione e senza pretese.

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Christian Nardi

Personaggio nevrotico-normale.