Ghost Stories

RECENSIONE: Ghost Stories (Jeremy Dyson – Andy Nyman, 2017)

Ghost Stories

Ghost Stories è un film britannico uscito nelle nostre sale il 19 aprile. Diretto dal duo Jeremy Dyson – Andy Dyman, il film è tratto dall’omonima piece teatrale da loro scritta. Nel cast, oltre allo stesso Andy Nyman possiamo citare la presenza di Martin Freeman.

Il professor Goodman (Andy Nyman) è uno scettico investigatore del paranormale che, tramite studi e mezzi tecnologici, cerca di smascherare le truffe che i medium fanno durante i loro spettacoli. Un giorno viene contattato da uno dei suoi idoli che si presumeva fosse morto, Charles Cameron, che gli pone tre casi da analizzare che non è mai riuscito a risolvere scientificamente facendogli credere che i suoi studi sulla non esistenza del soprannaturale sono stati tutti inutili. Inizia così per il professore un viaggio pericoloso, con racconti incredibili e cose che con la normalità non hanno nulla a che fare.

Ghost Stories è un film molto citazionista. Vi riuscirà molto semplice cogliere le citazioni e gli omaggi a film come Halloween o La Casa, ma sono veramente tantissimi i riferimenti in questo lungometraggio dalle atmosfere che ricordano un po’ i vecchi Racconti della cripta. Il ritmo della pellicola è buono anche se i flashback dei tre casi non sono tutti ben sviluppati. A parte il primo caso riguardante Tony Matthews (Paul Whitehouse), episodio veramente ben riuscito per tensione brividi, gli altri due casi, quello di Simon Rifkind (Alex Lawter, The End of the Fucking World) e di Mike Priddle (Martin Freeman), sono pieni di clichè mal sviluppati che si trascinano stancamente in tutta la loro, fortunatamente, brevissima durata. Molto bello, invece, un flashback riguardante il professor Goodman, chiaro omaggio alle atmosfere kinghiane di IT.

Va detto che le visite del professor Goodman negli appartamenti dei vari personaggi esaminati, sono molto ben fatti e fanno venire la curiosità di sapere cosa sia successo ad ognuno di loro vista l’atmosfera e le sfaccettature psicologiche degli intervistati. In special modo nel caso Simon Rifkind, la più inquietante e curiosa introduzione in una stanza piena di poster di demoni e un ragazzo che non sembra avere tutte le rotelle a posto anche se alla fine la sua storia non risulterà essere un granché. La trama principale del professor Goodman è sicuramente la linea narrativa più riuscita, con delle trovate interessanti e, in alcuni casi, inaspettate. Il finale è sorprendente, tanto da convincere a premiare con un’altra visione il film per capire se, effettivamente, durante la rappresentazione, si riescono a cogliere degli indizi che presuppongano a quel tipo di conclusione.

Tra i pregi di Ghost Stories ci sono sicuramente la fotografia di Ole Bratt Birkeland e il montaggio di Billy Sneddon. Ad esempio, durante il terzo segmento, c’è uno splendido campo lungo che coinvolge Martin Freeman e Andy Nyman mentre camminano in una vasta distesa. Una ripresa ricca di dettagli che ci dona anche una piccola sorpresa extra se si pone attenzione all’estremo lato sinistro dell’inquadratura.

Nel complesso, quindi, Ghost Stories è un ottimo film, scritto bene e interpretato egregiamente. I due registi non hanno in cantiere altri progetti in futuro, quindi per ora ci rimane questo buon prodotto della quale consiglio vivamente la visione.

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Ho 29 anni, di Salerno, ma residente a Milano, sono un divoratore di film, specialmente horror, musical e animazione. Amante anche delle serie TV, dei buoni libri e di qualunque cosa rappresenti Arte.