Darc

RECENSIONE: Darc (Julius R. Nasso, 2018)

Darc

Darc è il film d’esordio alla regia di Julius R. Nasso, famoso produttore di film action anni ’90 di medio-basso livello ma che rivedi volentieri sui canali Mediaset, tipo quelli con Steven Seagal come Trappola sulle montagne (1995), Fire Down Below – L’inferno sepolto (1997) e il “mitico” Sfida tra i ghiacci (1994). Il film è una produzione originale Netflix ed è disponibile sulla piattaforma dal 1 maggio.

Passato completamente in sordina dal punto di vista promozionale, Darc è apparso all’improvviso sul catalogo Netflix con un semplice avviso sulla classica notizia “Le uscite del mese di Maggio su Netflix”. La storia racconta di un bambino ossessionato dal fumetto di un supereroe, Darc, che in Giappone assiste all’omicidio della sua mamma prostituta da parte di un membro della Yakuza. Dopo più di 20 anni, Darc viene fatto uscire di prigione da un agente dell’Interpol che gli chiede aiuto per liberare sua figlia, rapita proprio dalla stessa famiglia della Yakuza che aveva ucciso la madre. Darc riesce a infiltrarsi nella famiglia tramite il figlio del boss e cercherà di ottenere la sua vendetta.

Nasso sfrutta tutta l’esperienza che ha accumulato nel genere action proponendo molte scene di sparatorie e combattimenti. Darc sembra un uomo indistruttibile e tutte le coreografie e i combattimenti (che occupano praticamente 3/4 del film) sono molto violente e non lesinano sui dettagli sanguinolenti, risultando molto divertenti facendo di Darc uno spettacolo meritevole di uno sguardo.

Il problema di Darc sono le parti dialogate e, soprattutto, i subplot inutili come il rapporto tra Darc e la sua vicina di casa che non è funzionale all’evolversi della storia, un personaggio inutile che, nonostante la sua sorte, non avrebbe cambiato minimamente i piani di Darc nel finale anche se non ci fosse stata. Inoltre i membri della Yakuza e tutti i comprimari attorno a Darc (come agenti segreti, gang di motociclisti, la stessa ragazza della porta accanto etc.) sono costruiti tramite tutti i clichè possibili e immaginabili su queste categorie, scemando così l’effetto empatia che, a dirla tutta, in questo tipo di film non è così necessario, se non per il protagonista che, purtroppo, è il principale personaggio clichè del film, un uomo che non verrebbe distrutto neanche da un’esplosione nucleare.

Va di conseguenza che la parte più drammatica di Darc è un autentico disastro ed è una fortuna che è stata poco sviluppata da Nasso, probabilmente consapevole che non è a suo agio con le parti “morte” del film che diventano pretesti per passare alla scena action successiva. Fortunatamente, quindi, sono pochissime le fasi di stanca e lo spettatore trascorrerà 97 minuti dove ci sarà ben poco tempo per annoiarsi tra sparatorie, scazzottate ed autentici momenti di goduria per i puristi del genere action e anche per gli amanti dello splatter.

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Ho 29 anni, di Salerno, ma residente a Milano, sono un divoratore di film, specialmente horror, musical e animazione. Amante anche delle serie TV, dei buoni libri e di qualunque cosa rappresenti Arte.

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