Recensione: Crown of the Ivory King

Uscito il 7 ottobre di quest’anno, Crown of the Ivory King è l’ultimo DLC della ormai nota trilogia The Lost Crown, inserita nell’universo darksouliano figlio della From Software. Rilasciato per le maggiori console, quali PS3, Xbox360 e PC, l’ultima aggiunta al titolo numero due della saga è il fiore all’occhiello di un lavoro partito bene con Crown of the Sunken King, portato avanti magnificamente in Crown of the Old Iron King e dunque giunto a piena maturazione artistica in Crown of the Ivory King.

TRAMA

Lasciatosi alle spalle le sventure della Torre Nebbiosa, il portatore della maledizione si ritroverà alle porte di un regno tanto misterioso quanto inospitale: Eluem Loyce, dal nome altisonante, catapulterà il giocatore e il suo alter ego tra tormente di neve, bufere, mostri di ghiaccio, fino alla corte dell’Ivory King.

GRAFICA/AUDIO 

Avrò ripetuto fino alla noia che il punto forte dei Souls è l’assenza di una musica che faccia da sottofondo, perché il silenzio è, spesso, il vostro migliore alleato. Eluem Loyce è un luogo freddo, vessato dal freddo e dal gelo, dove i nemici che si aggirano nei suoi meandri spesso si palesano nella tormenta per avere il vostro sangue. In Crown of the Ivory King però vi inseguirà spesso una voce femminile, che insistentemente ma con riguardo vi chiederà di abbandonare il santuario. E di tornare sui vostri passi. Come al solito, la From regala il meglio di sé nelle boss fight.

Sul piano artistico (sì, parlo di arte e non di grafica), il gioco surreale che si cela nella città di Eluem Loyce consiste nel duplice “vedo e non vedo”. Perché agli inizi la tempesta è tale da renderci rada la visuale, tale che solo qualche metro da noi è chiaramente visibile mentre il resto giace sommerso nella neve; il vero spettacolo ci viene regalato dopo ma non svelerò nulla (niente spoiler, mi spiace). Tale stratagemma è ancora più palese nell’area dedicata al gameplay, dove la tempesta sarà così potente da non farci vedere proprio nulla, laddove solo la sua regolare interruzione ci darà tempo di focalizzarci sulla strada da fare, prima di che la tormenta scenda a occultare perfino i nostri passi.

GAMEPLAY

Crown of the Ivory King implementa un nuovo concetto di gioco, appena accennato nel primo DLC e vagamente sviluppato nel secondo: Eluem Loyce è una mappa apparentemente ristretta, che ironicamente si apre a nuove esplorazione e a più profondi pericoli quando avremmo la certezza, o la presunzione, di averla esplorata tutta. Il fulcro del gameplay e della sfida sta proprio qui: il vero potenziale dell’area di gioco si mostrerà in un secondo momento, aggiungendo a mostri già affrontati una nuova serie di avversari (di cui un paio anche già visti). Il DLC aggiunge un pizzico di difficoltà in più, specialmente con l’aggiunta di qualche NPC furbastro, agguati improvvisi e un’area multiplayer bella ma decisamente insidiosa e ardua a un primo tentativo. Si notano, infine, le boss fight del gioco: forse le migliori, se nonché per l’epicità di quella conclusiva e per la sontuosità di quelle offerte sia dalla mappa comune che, specialmente, da quella dedicata alla co-op.

IN SINTESI

Crown of the Ivory King aveva un arduo compito alle spalle: proporre una sfida interessante per chi aveva già affrontato -e amato- l’Old Iron King. A mio modesto parere il DLC è riuscito nel suo intento. L’intero setup dell’area è studiata nei minimi dettagli, la boss fight finale ha un sapore nostalgico che qualsiasi amante della saga coglierà al volo, mentre la battaglia stessa è qualcosa d’incredibile per quanto non ostica come quella del DLC precedente. Si aggiunge inoltre l’inserimento di alcune armi interessanti e un obiettivo da raggiungere anche a DLC concluso, che ricompenserà lautamente il giocatore per gli sforzi profusi.

Hardware: 9 Grafica: 9 Gameplay: 9 Suono: 9 Contenuti: 9 Valutazione finale: 9 

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