Assassin's Creed: Origins

Recensione – Assassin’s Creed: Origins, il migiore della serie?

Assassin's Creed: Origins

Assassin’s Creed: Origins

Oggi parliamo di Assassin’s Creed: Origins, gioco sviluppato da Ubisoft del 2017, ultimo capitolo della mia saga videoludica preferita (per mettere le mani avanti).
Dopo aver platinato questo gioco e tutti i suoi predecessori mi chiedo, è Origins il miglior Assassin’s Creed di sempre? La risposta tra poche righe, dopo un po’ di analisi e riflessioni.

Protagonista dell’avventura è Bayek di Siwa, ultimo dei medjay d’Egitto.
Cos’è un medjay vi chiederete? Semplice: il protettore degli innocenti, il guardiano della giustizia, un simbolo di onore e coraggio: il Batman dell’antichità, praticamente.
Il gioco ci porta nell’Antico Egitto, nel 49 A.C., quando non esistevano né la confraternita degli Assassini né L’Ordine dei Templari; scopriremo grazie a Bayek e a sua moglie Aya come tutto ebbe inizio.
Il mood di queste vicende ci viene introdotto immediatamente, vi ricordate la mela dell’Eden? Il potentissimo artefatto in grado di influenzare la mente delle persone? Perfetto. Viene utilizzata come arma contundente per fracassare il cranio di un nemico nelle primissime scene del gioco, giusto per farvi capire. Rabbia e vendetta portano il nostro protagonista ad incontrare personaggi storici veramente importanti, cambiando come sempre il destino della Storia.

Bayek di Siwa

La trama principale del gioco non è lunga come ci si potrebbe aspettare, ma come è diventato uso comune di recente sono le quest secondarie ad “allungare il brodo”. Sono presenti missioni in stile MMO (raccogli questo oggetto, porta questo manufatto a mia figlia, trova otto corna di caprone, ecc.), altre in puro stile RPG (quest secondarie che portano ad altre quest secondarie, in cui si conoscono personaggi che poi incontreremo in altre quest secondarie e così via), diverse attività da poter svolgere (combattimenti nell’arena dei gladiatori, corse con le bighe), missioni giornaliere con un timer da rispettare ed infine eventi speciali che ci permetteranno addirittura di affrontare rappresentazioni degli Dei stessi, delle vere e proprie Boss Fight. Fondamentale è l’esplorazione della mappa di gioco, a dir poco enorme; potremo vistare dalle Piramidi alla Sfinge, dai deserti alle magnifiche città di Alessandria e Cirene.

Assassin’s Creed: Origins strizza l’occhio ai fan tornado effettivamente alle origini della serie, con alcune meccaniche che erano andate perdute. Uccidendo un bersaglio della trama ad esempio verremo catapultati nella “dimensione onirica” in cui vi è un dialogo tra Bayek e il povero malcapitato. Viene mostrata la nascita del simbolo della Confraternita, con una chicca veramente singolare. Torna anche la trama nel presente, senza Desmond ma con Layla, che però a mio parere è lasciata come sempre troppo in secondo piano. Non vedo queste scelte come fanservice, ma come un tentativo da parte di Ubisoft di riesumare i dettagli che hanno reso famosa questa saga, speriamo che continuino così.

Assassin's Creed: Origins fight

Grande novità invece è il sistema di combattimento, completamente rivoluzionato rispetto ai precedenti titoli, ma decisamente non perfetto. Le statistiche diventano fondamentali, il livello del nostro personaggio deve essere pari o superiore a quello dell’avversario, altrimenti le possibilità di vittoria si riducono quasi a zero. Il combattimento in sé non si limita più al semplice attacco e contrattacco con i nemici che bravi bravi attaccano uno alla volta, ora i gruppi di avversari attaccano insieme da vicino e da lontano contemporaneamente. Si possono fare parate con lo scudo, schivare con un dash, deflettere attacchi in arrivo, eseguire attacchi leggeri o pesanti, attacchi caricati o persino usare l’arco in mischia.
Il tutto rappresenta un gigantesco passo avanti per la serie, anche se i problemi ci sono eccome; i comandi sono macchinosi ed è faticoso abituarsi ai tempi di reazione, alcuni combattimenti sono inutilmente lunghi o esageratamente semplici. Insomma c’è ancora da lavorare sotto questo punto di vista, ma questa è la strada giusta da percorrere.Logo

Graficamente il gioco è spettacolare. Tutte le ambientazioni sono dettagliate all’inverosimile e alcuni scorci sono veramente mozzafiato. L’alternanza giorno/notte è realistica e aiuta enormemente l’immersione nel gameplay, anche se non lo influenza direttamente. Un paio di esempi vi aiuteranno a capire il livello di dettaglio presente in quest’ultimo capitolo: gli occhi della nostra cavalcatura, cavallo o cammello che sia, riflettono a mo’ di specchio tutto ciò che li circonda in tempo reale; le tracce lasciate nella sabbia spariscono lentamente coperte dal deposito di altra sabbia portata dal vento; le ombre sono dinamiche, reagiscono quindi alle fonti di luce, e se non ce ne sono il buio è fitto ed impenetrabile.

Tiramo le somme. Assassin’s Creed: Origins è il migiore di sempre? Secondo me no, ma ci va incredibilmente vicino. Il motivo di questa scelta è in realtà semplice: Ezio Auditore da Firenze. Era lui più di tutto a catalizzare l’attenzione nei primi capitoli della serie, e la sua storia era coinvolgente a tal punto da far dimenticare quelli che erano i difetti dei primi giochi. Bayek e Aya sono interessanti, ma non quanto Ezio, purtroppo.
Personalmente però piazzo Origins al secondo posto in una mia ipotetica classifica degli Assassin’s Creed, subito dopo Assassin’s Creed II.
Ubisoft ha abbandonato l’idea di pubblicare un titolo di questa saga ogni anno e ci sono voluti circa due anni per mettere le mani su quest’ultimo capitolo, direi che ne è valsa la pena di aspettare.

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Casco

Classico Nerd generico, nulla di più nulla di meno. Appassionato di Videogiochi, Film, Serie TV, Libri e Comics Americani.