Recensione: Alice Madness Returns

American McGee divenne famoso grazie ad un solo grande progetto; tanto imponente da portare il suo stesso nome nel titolo: “American McGee’s Alice”. Un action basato su un’interessante rivisitazione della favola di Alice nel Paese delle Meraviglie. Stranamente però, il suo seguito, “Alice, Madness Returns” non è stato altrettanto apprezzato

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In questo episodio ci ritroviamo fin dall’inizio perseguitati dal nostro passato, ancora ossessionati dall’incendio di casa nostra e dalla conseguente perdita dei genitori; tutto questo incipit basta a rendere inutile l’intera avventura del precedente capitolo (scelta quindi discutibile). Ci offre però momenti interessanti già dai primi attimi, quando siamo sotto le cure del nostro psichiatra (tale dottor Angus Bumby), il quale tenterà di aiutarci facendoci scordare il più possibile delle nostre disavventure ed avventure, Paese delle Meraviglie compreso. Ovviamente i suoi aiuti si rivelano inutili e ben presto ci troviamo scaraventati nel nostro mondo immaginario, alle prese con minacce generate dalla nostra stessa mente…

L’avventura è divisa in capitoli ed ognuno è caratterizzato da un’ambientazione radicalmente diversa, col cambio di scenario si presentano ovviamente nuovi avversari, ognuno dei quali ha punti forti e punti deboli. Per poterli affrontare al meglio dobbiamo sfruttare l’intero arsenale di cui veniamo provvisti: un coltello da cucina (perfetto per gli scontri ravvicinati), un macinapepe (ottimo per raffiche di colpi a distanza), un cavalluccio in legno (una sorta di martello, portato per colpi potenti ma lenti a breve distanza) ed, infine, una cattivissima teiera (un mortaio portatile, insomma).

I combattimenti sono contro le più assurde creature e le meccaniche sono estremamente semplici, oltre all’inventario di cui ho già parlato, abbiamo a disposizione la possibilità di teletrasportarsi per brevissime distanze (riassumibile come una semplicissima schivata). L’unica cosa non così banale, sotto questo aspetto, è l’ultima chance che ci viene offerta in caso di grandi perdite di vita: la modalità isteria. Questa si traduce in un enorme incremento dei danni ed in una totale perdita di colori dalla schermata di gioco (insomma, diventa tutto bianco e nero), eccetto che per il rosso del sangue.

Proprio per queste fasi, relativamente simili e non troppo impegnative, il prodotto sembra poter cedere con facilità alla ripetitività; gli sviluppatori, coscienti di questa mancanza, hanno tentato di introdurre fasi platform (favorite dalla possibilità di diventare istantaneamente più piccoli e di svelare messaggi e passaggi nascosti), puzzles e occasionalmente qualche fase in due dimensioni ma, purtroppo, queste aggiunte non bastano. Da metà avventura in poi sarà per noi molto difficile avanzare senza trascinarci dietro la costante sensazione di noia e dejavù; la buona longevità non aiuta.

Il comparto audio e video sono invece al di sopra della norma, la colonna sonora è ottima ed il doppiaggio in italiano è molto piacevole (Alice e lo Stregatto sono, in particolare, estremamente riusciti); ma non si può non fare un plauso ai designers dei livelli, i quali si sono palesemente sforzati nel tentativo di rendere ogni livello unico. Un tentativo fallito, purtroppo, ma che comunque offre ottime ambientazioni e riesce a dotare ogni capitolo di uno scenario inedito e sempre fantastico. Perfino le fasi nel mondo reale sono splendide, il mondo è vittima della rivoluzione industriale e noi diventiamo sempre più grigi assieme a lui; assolutamente splendido.

In conclusione, Alice Madness Returns è un buon action. Un action che non sorprende dal lato del gameplay ma che lascia a bocca aperta quando si guarda il mondo in cui giochiamo. Un gioco che forse è uscito troppo presto e che forse avrebbe meritato più attenzione e più assistenza (ricordiamo che EA ha accompagnato il progetto) per rendere di questo titolo il degno successore di “American McGee’s Alice”…. cosa che, purtroppo, non è del tutto.

Voto: 7,5/10

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