Recensione Agalloch – The Serpent & the Sphere (2014)

Questo articolo è dedicato a tutti coloro che sono in cerca di un genere musicale tanto rilassante quanto coinvolgente, nel suo manto di suoni talvolta cupi e cantilenanti, talvolta alti e trascendenti.

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Prima di iniziare a parlare dell’ album e degli Agalloch, voglio fare una piccola premessa. La musica è impossibile da recensire in modo soggettivo. Se vi dovesse capitare di girare anche per siti riguardanti il suddetto ambito, vi rendereste conto che laddove un album è valutato 9, altrove è ritenuto un misero 6, e viceversa.

Questo perchè album, artisti e canzoni sono recepiti diversamente in base alle proprie esperienze, ai propri gusti, ed all’ esperienza che si ha con un determinato genere.

Chi ama alla follia un gruppo, è solitamente tendente a valutare il nuovo lavoro in uscita o come troppo bello, o come un affronto al passato del gruppo stesso.
Il succo del discorso, è quindi il seguente. Recensirò l’ album in questione per ciò che ha trasmesso a me, e per come l’ ho recepito io. Siete liberissimi di concordare o di ritenermi completamente in errore.
Detto ciò, passiamo all’ ultima premessa, che è un po’ valida per tutte le mie recensioni. Preferisco valutare in centesimi le mie recensioni, a causa semplicemente della mia abitudine a recensioni precedenti, niente di più, niente di meno.

Partiamo dal gruppo. Gli Agalloch sono un quartetto americano, cosa che mi ha fatto non poco storcere il naso all’ idea. Semplicemente per il fatto che il genere folk, o con tendenze folk è originario dell’ europa, che ne è la massima esponente, specialmente nel ramo Metal.
Nonostante ciò, la carriera degli Agalloch gioca a loro favore. Sono passati dal metal più Black ad Ambient, a Folk, il tutto in modo quasi del tutto esente da passi falsi. Questo perchè sono stati apprezzati in ogni loro lavoro.
Saranno stati capaci di rispondere alle già alte aspettative su di loro?

Personalmente, penso totalmente di si.
The Serpent & The Sphere è un album che parte da un concetto di tipo filosofico, in cui si evidenziano le due fondamentali componenti della realtà umana. La serpe, come animale che striscia negli anfratti più bassi e profondi della terra, e la sfera, che nella sua perfezione rappresenta tutto ciò che è astrale, lontano e magnifico.
E così si comporta l’ album. Sin dalla prima traccia, dominata da atmosfere rilassanti, quanto cupe, l’ album esplora ambienti profondi, terreni, quasi “sotterranei”, fino ad una rapida ascensione nell’ astralità, nella perfezione.
Ad intervallare le varie tracce, in ben tre momenti, ci sono tre acustiche di tre minuti l’ una, che nella loro semplicità portano l’ ascoltatore ad alternare la maestosa e complessa musica con delle oasi piacevoli ed orecchiabili.

La voce è come uno strumento secondario in questa opera, che da più spazio alle lunghe e cantilenanti atmosfere doom, intervenendo talvolta in modo poco invadente, simile ad un “contorno” della canzone in se.
Il cantante in quest album si esprime unicamente con il proprio scream, dimenticando i cori in clean degli album precedenti.
Volendo classificare l’ album lo si può definire come un’ opera Ambient, Doom con rifiniture Folk e Black.
E’ un ascolto consigliato a chiunque cerchi un genere impegnativo, ma comunque orecchiabile, ottimo per le ore di relax, e come sottofondo di attività tranquille.
Dare un voto a quest’ album è difficile, in quanto è un’ opera unica, ma che pecca talvolta di ripetitività. E’ anche vero che le “litanie” sono tipiche del Doom metal, per cui non è un difetto troppo importante nel complesso.

Complici il mio gusto personale, ma anche le alte aspettative imposte dal gruppo, il voto finale è:

86/100

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