2:22

Recensione: 2:22 – Il destino è già scritto (Paul Currie, 2017)

2:22

2:22 è la storia di Dylan (Michiel Huisman), un ragazzo abitudinario, controllore di volo, che inizia a fare un sogno ricorrente: un omicidio nella Grand Central Station di Manhattan.

Questa visione distrae Dylan sul lavoro e riesce a salvare in extremis una collisione tra un aereo in decollo e uno in atterraggio, ma viene sospeso per un mese.

Il giorno dopo, a teatro, Dylan conosce Sarah (Teresa Palmer), una gallerista ex ballerina, di cui si innamora. Nel frattempo, ogni giorno alle 2:22, Dylan rivive la scena dei sogni preceduti da alcuni pattern fissi (come una goccia dall’alto alle 9:10, un insetto morto alle 9:15 e così via…).

Così Dylan, segnando su un taccuino e una lavagna di vetro tutti i pattern, cercherà di scoprire il perchè tutto culmini con l’omicidio alla stazione.

2:22 è l’ennesimo film fantascientifico basato sul loop temporale che parte da un assunto interessante per finire in un film sentimentale che rasenta il ridicolo.

La parte iniziale di 2:22 lascia ben sperare perchè ci introduce un personaggio interessante come Dylan e presenta delle scene di buon impatto sia di tensione che di tecnica, come la scena degli aerei in collisione che riesce a tenerti col fiato sospeso.

Però lo sviluppo, la ricerca di Dylan del significato dei giorni che si ripetono, rallenta il ritmo, aiutato dalla trasformazione in uno stucchevole film romantico dalle battute ridicole quando conosce Sarah.

Questo è un peccato perchè 2:22 avrebbe potuto rivelarsi un interessante film sulla ripetitività del tempo, genere in voga in questi anni con film più (Interstellar) o meno (50 volte il primo bacio) interessanti.

L’introduzione del personaggio Sarah equivale alla morte del film, ci si impelaga in sentimentalismi pieni di clichè senza far mancare, ovviamente, il terzo incomodo, Jonas (Sam Reid), anch’esso gallerista nonchè ex di Sarah.

La cosa grave è che questo intreccio amoroso è raccontato talmente male che non interessa a nessuno e sembra messo lì solo perché utile al finale sbrigativo e scontato che lascia contenti gli spettatori visto che, finalmente, possono tornare a casa.

La regia piatta di Paul Currie, produttore australiano, qui alla seconda regia cinematografica dopo One Perfect Day, non aiuta e neanche il poggiare l’intera pellicola sulla bellezza dei propri attori che non danno prova di una recitazione convincente.

Concludendo, 2:22 è una pellicola che, dopo una partenza da film di fantascienza interessante, affonda con la trasformazione in film sentimentale dove la fantascienza diventa contorno ed è così che diventa un filmetto valido solo per una serata estiva a casa, con il cellulare acceso per evitare di annoiarci troppo.

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Ho 29 anni, di Salerno, ma residente a Milano, sono un divoratore di film, specialmente horror, musical e animazione. Amante anche delle serie TV, dei buoni libri e di qualunque cosa rappresenti Arte.

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