1922

RECENSIONE: 1922 (Zak Hilditch,2017)

1922Come promesso nella recensione de Il gioco di Gerald, oggi andrò a parlare dell’ennesimo adattamento tratto da un racconto di Stephen King prodotto da Netflix, 1922. Sin dall’inizio della sua carriera letteraria, le opere del Re del brivido sono state fonte imprescindibile per il cinema e la televisione. Ad oggi sono pochissimi i romanzi e i racconti che non hanno preso vita sui mezzi audiovisivi. Ma è soprattutto nella seconda decade del 2000, in particolare grazie a Netflix, che Stephen King è diventato un boom. Ormai quasi tutto è tratto da un romanzo, da un racconto, dal pollice di Stephen King.

Il film analizzato è tratto dall’omonimo racconto contenuto nella raccolta Notte buia, niente stelle. Confesso di non aver letto il racconto, quindi l’analisi sarà riferita solo ed esclusivamente alle sensazioni che la visione mi ha fornito.

La trama, in breve, racconta di un agricoltore, Wilfred James (Thomas Jane) che, in tarda età, risiede in un albergo fatiscente, dove scrive una lettera nella quale confessa il suo omicidio, nel 1922, della moglie (Molly Parker che tutti stiamo apprezzando nel ruolo di Jackie Sharp nella serie House of Cards) con la complicità del figlio quattordicenne Henry “Hank” (Dylan Schmidt). Tramite continui flashback viene raccontato il prima, il durante e il dopo dell’evento confessato.

La prima cosa positiva da evidenziare del film è la recitazione magistrale di Thomas Jane che riesce a far emergere tutto il valore della caratterizzazione che Hilditch e King hanno dato al suo personaggio in fase di sceneggiatura. Consiglio vivamente di ascoltare la sua voce in lingua originale, è proprio quella che immaginereste per il tipo di agricoltore rude che rappresenta. Purtroppo, però, la scelta del cast al suo fianco, non è stata delle migliori, soprattutto per quanto riguarda il figlio Hank che ha una grande importanza nell’arco del racconto, ma viene interpretato senza alcun mordente da Schmidt. Tra i comprimari si può evidenziare la più che positiva prova di Neal McDonough nel ruolo di Harlan Cotterie, un amico/nemico agricoltore di Wilfred. I più giovani appassionati di serie TV ricorderanno McDonough come uno dei più belli e apprezzati villain della serie Arrow, Damien Dahrk, secondo, a mio avviso, solo all’inarrivabile Adrian Chase/Prometheus.

Un altro punto a favore della pellicola è il rapporto tra il presente e i vari flashback dovuto a un gran gioco di luci e dissolvenze. Vediamo nel presente un albergo fatiscente ma con colori vivi, caldi, e la presenza dei topi, elemento ricorrente dei flashback, non riusciamo a capire se sia reale o frutto dell’immaginazione di Wilfred. Nei flashback i colori sono molto freddi e rispecchiano in pieno ciò che viene descritto e i tragici eventi che ne susseguono. Per il gioco di luci ringraziamo vivamente il direttore della fotografia Ben Richardson (Colpa delle stelle). Non dimentichiamo la colonna sonora che evidenzia tutti i momenti tragici composta da Mike Patton, da ascoltare anche separatamente alla pellicola.

Se vogliamo trovare il pelo nell’uovo alla positività di questa pellicola oltre che nella scelta del cast, possiamo notare una certa staticità in alcuni eventi nella parte centrale della pellicola, in particolare la storia del rapporto tra Henry Hank e la sua fidanzata, a mio avviso, troppo sbrigativa e particolarmente inutile.

In conclusione possiamo affermare che, dopo le visioni di IT, de Il Gioco di Gerald, di 1922 e della serie Mr. Mercedes, la serie The Mist, fortunatamente, è stato solo un incidente di percorso in questo periodo d’oro degli adattamenti kinghiani. Io mi auguro che il periodo continui con questa floridità ma, soprattutto, con questa qualità. Ricordo che 1922 è disponibile dal 20 Ottobre sulla piattaforma Netflix.

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Ho 29 anni, di Salerno, ma residente a Milano, sono un divoratore di film, specialmente horror, musical e animazione. Amante anche delle serie TV, dei buoni libri e di qualunque cosa rappresenti Arte.

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