Recensione 11/22/63: James Franco è tornato.

11/22/63

L’11/22/63  è una data molto triste per gli americani. In questo giorno fu assassinato il presidente americano John Fitzgerald Kennedy, si pensa che l’assassino sia Lee Harvey Oswald. Anche se tutt’ora non si ha la certezza. Impedire questo avvenimento sarà l’obbiettivo del protagonista.

Jake Epping (James Franco)  è un insegnante, divorziato. Uno dei suoi più cari amici è Al Templeton (Chris Cooper) proprietario di una tavola calda. Questo quasi in punto di morte svela di avere una stanza che permette di viaggiare nel tempo, più precisamente nel 1960. Affida quindi al protagonista il proseguimento della sua missione, ovvero salvare il presidente dall’attentato che avverrà tre anni dopo. Dopo un po’ di incredulità accetterà. Dovrà quindi trovarsi una nuova casa e un nuovo lavoro per poter seguire gli spostamenti di Lee Harvey Oswald (Daniel Webber).

Durante il suo viaggio, lungo tre anni, farà la conoscenza di molta gente, sia buona come il suo amico Bill Turcotte (George MacKay) e la sua nuova fiamma Sadie Dunhill  (la bellissima Sarah Gadon), sia cattiva come George de Mohrenschildt (Jonny Coyne). Tutti i suoi incontri avverranno comunque con persone legata all’attentato. Dovrà quindi resistere un sacco di tempo, cercando (ovviamente fallendo) di non legarsi a nessuno. Tutto ciò perché il tempo non vuole essere cambiato e punirà chiunque ci provi (o comunque i suoi cari).

Il tema del viaggio del tempo però non è l’unico presente. Troviamo anche quello della discriminazione verso le donne divorziate come Sadie, o il razzismo verso le donne di colore, come la signorina Mimi Corcoran (Tonya Pinkins).

Altra caratteristica degna di nota è la ricerca dei dettagli, basti pensare alla foto di Lee con il fucile in mano, alla sua particolare camminata stizzita o all’uomo che consegna il latte che in seguito alla rottura di alcune bottiglie che con la sua frase “Oh cavoli, guarda che ho combinato!” fa nascere una risata nello spettatore, perché a quell’epoca non si usava il linguaggio scurrile di adesso.

Tutte queste piccole cose rendono secondo me l’opera quasi perfetta, magari un pò lenta nella prima parte ma esplosiva e coinvolgente nella seconda. Consiglio quindi la visione a coloro che sono fan di Stephen King o a chi vuole saperne di più sulla morte di JFK.

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