Reboot-Questi Sconosciuti

Per Reboot si intende l’andare a ripescare saghe di successo interrotte nel bel mezzo della loro esistenza, per creare sequel o purtroppo e ci tengo a sottolinearlo, prequel che spesso e volentieri non stanno nemmeno in piedi.

Ho sempre trovato interessante il contrasto di noi videogiocatori nel volere sempre saghe nuove, ma allo stesso tempo non accettare di mollare mai quelle vecchie.

Partendo da questo presupposto porgo la mia e si spera la vostra, attenzione su un gioco in particolare; o meglio su una serie in particolare.

MAX PAYNE.

I pFree-Max-Payne-2rimi due capitoli sviluppati dai talentuosi Remedy, furono senza ombra di dubbio dei giochi rivoluzionari, immaginatevi un panorama dei videogiochi dove gli stereotipi la facevano da padrona, e solo qualche eccezione riusciva ad uscire da questi canoni.

Poi vi fu lui Max Payne, il primo gioco ad introdurre il concetto di bullet time (questo termine oramai famosissimo fu coniato dagli stessi sviluppatori); ma soprattutto questo era un gioco dove finalmente si impersonava un anti-eroe e non un paladino senza macchia e senza paura, le vicende di Max erano dannatamente e squisitamente Noir, ma di quel Noir poetico dove i monologhi del protagonista si mischiano in maniera armoniosa con la fantastica colonna sonora fatta da violoncelli e contrabbassi, in una New York innevata e cupa.

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Ciliegina sulla torta: una grafica incredibile mossa da un vero e proprio motore fisico che rendeva ogni combattimento dinamico, grazie all’impatto dei proiettili calcolato in tempo reale.

Nel 2004 uscì poi Max Payne 2 che applicava il cosidetto concetto di “Bigger Better More Badass [cit.]” all’ennesima potenza, due capolavori insomma caratterizzati da un gamplay unico e che è stato riferimento per molti anni nel genere dei TPS.

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Nel 2010 fu il turno di Max Payne 3 sotto dirigenza e sviluppo Rockstar precedentemente publisher della serie.

Ma Max era pelato e l’ambientazione non era più una New York innevata, ma una San Paolo piena di contrasti sociali.

Con i miei dubbi giocai il gioco, e devo dire che mi piaque tantissimo, e fu un’ottima rivisitazione della serie.

L’atmosfera Noir infatti è rimasta anche se uscita dai suoi canoni classici, ma nel complesso quella San Paolo fatta di Favelas e allo stesso tempo lusso sfrenato ha funzionato.

Il gamplay è rimasto sublime, Rockstar ha davvero migliorato un sistema già di per se ottimo, la mira è fluida, i nemici sono molto aggressivi e dotati di una spiccata intelligenza artificiale.

Inoltre, L’ephoria engine, il RAGE  (rispetttivamente: motore fisico,grafico) portano quell’interattività vista nei precedenti capitoli all’ennesima potenza rendendo il bullet time e lo shootdoge e Max stesso davvero parte integrante del gamplay; rendendo Max Payne 3 un ottimo reboot e soprattutto un ottimo gioco.

Narrativamente il gioco riprende anni dopo si dove si era concluso nei capitoli precedenti, Max seppur possa sembrare cambiato è lo stesso di prima e non appena entrerete in contatto con uno dei suoi lunghi monologhi ve ne accorgerete.

La trama di Max Payne 3 tratta molto la consapevolezza e la crescita interiore, le vicende cambieranno  profondamente Max , ma non spaventatatevi, perchè i cambiamenti non sono drastici e soprattutto sono necessari per la crescita interiore di un personaggio che rimarrà quello che noi tutti abbiamo apprezzato, ma con una consapevolezza maggiore di se stesso.

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Purtroppo il gioco non è esente da difetti; Rockstar è diventata sinonimo di personaggi “Kattivi”, quando l’acquirente vede una copertina di un gioco Rockstar ci deve sempre essere il protagonista con un espressione “Kattiva”, mentre fa cose “Kattive”lo dico, probabilmente per spiegare il cambio di Look di Max da poliziotto Noire fallito a camionista canottaro perennemente incazzato, è vero che il taglio di capelli è collegato alla trama ed apre la seconda parte del gioco (nella prima parte Max ha il look di sempre), ma non influenza la trama stessa, ed è per questo motivo che deduco che è stata Rockstar a volerlo, d’altra parte chi avrebbe mai preso un gioco con in copertina un cinquantenne ubriacone uscito da un film Noire degli anni 60?.

Per questo reputo che il cambio di look (perchè alla fine tranquilli di Max cambia solo quello) sia una trovata pubblicitaria.

Altra critica che voglio muovere, è il fatto che i riferimenti ai giochi precedenti sono molto vaghi e non invogliano a giocare i capitoli prima, ma nemmeno a fare un piccola ricerca su wikipedia, solo per vedere quel che fu.

Detto questo Max Payne 3 è un ottimo gioco che almeno una volta andrebbe provato.

 

Ora è il momento di parlare di un abort…ehm!,Ehm!,Scusate di un reboot finito male.

Chiunque fosse già un videogiocatore all’epoca dei floppy e dei 128MB di RAM (non faccio parte di quella genereazione), si ricorderà che stava emergendo un nuovo genere videoludico chiamato Fps, i padri di questo genere sono gli ID software sotto la giuda di J. Carmack,ora al lavoro sulla realtà virtuale, gli ID erano per cosi dire una squadra imbattibile, una di quelle che non sbagliano un colpo ed i loro giochi sono stati e rimangono intramontabili.

Tuttavia per un lungo periodo dovettero chinare la testa ad un altro gioco, che migliorava tutte le formule che ID aveva collaudato in quegli anni, caratterizzato da un personaggio sopra le righe e dai dei toni fantasticamente tamarri; Duke Nukem 3D può ancora divertire.

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Il Duca ed i suoi modi poco ortodossi usciti da una mentalità degli anni 80 dove il macismo era esagerato e le esplosioni la facevano da padrona, fecero di lui un personaggio iconico.

Poco tempo dopo ne fu annunciato un seguito Duke Nukem Forever, uscito a causa di rinvii e cause sui diritti del marchio Duke Nukem, quattordici anni dopo con il logo di GearBox sulla scatola, il Duca è rimasto il solito di sempre e le sue battute risultano divertenti; ma vi è un grosso problema: il resto del gioco non sta in piedi.

duke-nukem-3dCiò che però mi fa dire che Duke Nukem forever è un reboot puramente futile, è il fatto che è stato in grado di rovinare un icona.

Prima quando si parlava di Duke Nukem si intendeva ovviamente il capolavoro uscito nel 1996.

Purtroppo ora Duke Nukem non viene più visto come quel capolavoro innovativo che è stato quando uscii, un gioco con meccaniche sublimi ma in grado di mettere in piedi vicende divertenti e fuori dagli schemi.

Immaginatevi in un panorama dove i giochi avevano una tonalità seria e dove i protagonisti tutti soldati o marine spaziali totalmente muti,avevano come unico scopo  uccidere tutto senza proferir parola in ambientazioni spesso simili tra loro, veder saltare fuori un personaggio donnaiolo che parla in maniera dinamica in base a ciò che succede a schermo, e che compie azioni decisamente fuori dagli schemi in ambientazioni molto ispirate e tutte diverse tra loro, costruite con un motore grafico finalmente completamente staccato dal 2D con integrate le prime luci dinamiche, non è cosa da poco.

L’ultimo capitolo doveva essere cancellato, è stata traviata un icona, ed un videogioco a cui si deve molto.

 

Potrei andare avanti a parlarvi dell’ottimo Deus-Ex Human Revolution altro gioco che ho davvero gradito e che è riuscito a riportare in vita una grande serie, di Fallout 3, o lo schifosissimo Syndicate; insomma è sempre bello rivedere a schermo una vecchia gloria, ma il rischio di vederla diventare un ombra di se stessa, è davvero troppo alto, e se la cosa uscisse male, non si tenderà più ad elogiare il capolavoro uscito anni fa, ma traviare la stessa serie rendendola un ombra di lei stessa nei tempi d’oro.

Forse…è anche per questo che Half-Life 3 non esce.

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