“Ragazzo da parete” di Stephen Chbosky

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Ragazzo da parete ( The Perks of Being a Wallflower ) di Stephen Chbosky, ormai conosciuto come “Noi siamo infinito” per l’edizione italiana del 2012.Credo che sia il libro che mi abbia fatto crescere di più. L’ho preso in mano ingenuamente circa tre anni fa,dopo aver visto centinaia di volte il trailer del film e aver girato mezza Genova per trovarlo in biblioteca ( visto che era fuori catalogo! ). Un romanzo che all’inizio ti lascia un po’ perplesso, se ti aspetti la solita storia del ragazzo popolare e cresciuto in fretta, perché Charlie è esattamente il contrario. E’ un ragazzo ingenuo,amante della letteratura, spesso denigrato, bullizzato ed escluso, con crisi depressive per traumi infantili e un migliore amico suicida.
Proprio per questo Charlie mi ha stupito e mi è entrato nel cuore,essendomi immedesimata moltissimo nel suo personaggio ingenuo, amante della lettura quasi quanto me e che spesso, impaurito da questa rumorosa adolescenza, si ritrae e “fa da tappezzeria”: ascolta, comprende gli
altri ma rimane zitto,quasi nascosto.

E poi il Liceo con tutte le sue complicazioni,i compagni che lo prendono di mira,i compiti in classe,vecchi amici che gli voltano le spalle ma anche il professore di Letteratura Inglese che lo nota fra tutti quei alunni e gli assegna saggi extra su libri di lettura per avvicinarlo al suo talento,la scrittura e un paio di ragazzi che lo integrano nel loro gruppo.Charlie e Sam,i due fratellastri eccentrici che lo introducono alla vita,alle feste,alla musica e anche alle droghe. Lo lanciano in un turbine di prime volte: la prima festa, la prima rissa, la prima cotta… e via salendo nella scala dell’adrenalina.

Charlie,ragazzo riservato e pensatore fuori dall’ordinario, sfoga allora emozioni, riflessioni, segreti, trasgressioni e turbamenti a una serie di lettere indirizzate a un ipotetico amico, come lui capace di ascoltare.
Egli è infatti un perfetto confidente degli amici,sempre pronto a porgere la spalla e il suo aiuto, è il ragazzo che ascolta e capisce tutti, quello che non si scorda di nessuno. Tranne che di sé stesso:non si porge mai infatti la domanda di cosa gli piacerebbe fare,preferisce far felici gli altri ed è in lotta continua con i ricordi.
Solo quando inizierà a non dare sempre la colpa a sé stesso ma a ad ammettere la possibile fallibilità di chi lo circonda,riuscirà a liberarsi degli antichi demoni che lo divorano e ad essere davvero vivo.

Lo stile è scorrevole ed adeguato alla crescita del personaggio. Stephen Chbosky è stato capace di calarsi perfettamente nel personaggio, nel ragazzo adolescente, tormentato da paure e depressioni, nella nostra visione pessimistica della vita, regalandoci inoltre consigli di lettura e di canzoni dai suoi mitici anni novanta, in cui è ambientato il libro.

“Caro amico, non so se avrò tempo di scrivere altre lettere perché forse sarò troppo impegnato a cercare di partecipare, quindi se questa dovesse essere l’ultima lettera voglio che tu sappia che non stavo per niente bene prima di cominciare il liceo e tu mi hai aiutato. Anche se non sapevi di cosa parlavo o non conoscevi nessuno che aveva questi problemi, non mi hai fatto sentire solo. Perché io so che ci sono persone che dicono che queste cose non esistono, perché ci sono persone che quando compiono diciassette anni dimenticano com’è averne sedici, so che queste un giorno diventeranno delle storie e le immagini saranno solo delle vecchie fotografie e noi diventeremo la madre ed il padre di qualcuno… Ma qui, adesso, questi momenti non sono storie, questo sta succedendo, io sono qui, e sto guardando lei, ed è bellissima. Ora lo vedo, il momento in cui sai di non essere una storia triste, sei vivo. E ti alzi in piedi, e vedi le luci sui palazzi e tutto ciò che ti fa sentire vivo e senti quella canzone su quella strada con le persone a cui vuoi più bene al mondo e in questo momento, te lo giuro, noi siamo infinito.”

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