Solo una questione di grafica?

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È il 24 maggio 1972: viene presentata al mondo la prima console della storia ad uscire sul mercato: la Magnavox Odyssey, realizzata da Ralph Baer per la Magnavox.

Questo momento, nonostante lo scarso successo della console, segna l’inizio decisivo per ciò che fino ad allora era stato visto soltanto su tubo catodico: il videogioco.

Da allora sono passati quarant’anni, ovvero ben 8 generazioni di console che sono andate sempre più a migliorare, con nuove tecnologie che hanno permesso alle ultime generazioni di raggiungere una qualità che le prime generazioni si sarebbero sognate la notte.

La grafica è andata ad evolversi di pari passo con le tecnologie che hanno permesso di arrivare sino alle attuali console di ultima generazione, e ora, con alcuni videogiochi sembra addirittura di guardare un film. Ma cosa ha comportato questo nell’evoluzione del videogame in sè?

Adesso come protagonista non trovi più una volpe, un draghetto o uno scheletro, ma semplici umani o al massimo creature fantasy già viste centinaia di volte in tutte le salse. Un tempo i comandi andavano intuiti, le meccaniche di gioco potevano essere talmente complesse da dover ritentare diverse volte (talvolta troppe) il livello, e arrivare al checkpoint era il sogno di ogni giocatore; adesso ci ritroviamo davanti a meccaniche fin troppo semplicistiche, sempre accompagnate da un tutorial (come se ce ne fosse bisogno) e facilitate ulteriormente da un mondo lineare più di un corridoio e privo di sorprese.

Persino vecchi capolavori, evolvendosi, sono andati a peggiorare: la serie Call of duty, arrivata al quarto episodio, ha tristemente abbandonato quello che era un bellissimo gameplay singleplayer che ti teneva incollato allo schermo, per andare a finire in una storyline sciapa da 4/5 ore di gioco, e puntando tutto sul multiplayer. Tomb Raider, la donna di cui si sono innamorati tutti anche quando aveva due pixel al posto del seno, che doveva affrontare enigmi di ogni sorta e trappole mortali, con l’ultima uscita si è rivelata un’uscita deludente, tristemente in linea con tutti gli altri giochi di adesso. Duke Nukem, quel bellimbusto che ci faceva tendere all’omosessualità con tutte le sue affermazioni da duro, con i suoi livelli esplorabili gremiti di aree nascoste, ha fallito miseramente facendo uscire dopo 12 anni da Duke Nukem 3D il nuovo capitolo Duke Nukem Forever, enorme delusione per tutti gli appassionati a causa dei suoi livelli (indovinate un po’?) completamente lineari e privi di qualunque emozione suscitasse il capitolo uscito ben 12 anni prima.

Dopo 8 generazioni, i videogiochi stanno conoscendo il lato peggiore dell’evoluzione, la globalizzazione. Ormai è finita l’era delle trame sempre uniche, delle creature sorprendenti e mai scontate, delle ore di gioco davanti allo schermo per rifare i livelli preferiti. Questo mondo sta diventando tutto uguale, e così sta accadendo pure al mondo dei videogiochi. Una possibile speranza nell’oscurità? Gli Indie, videogiochi realizzati da sviluppatori indipendenti che puntano a vedere la loro idea perfetta di videogioco realizzata, che realizzano lavori talvolta non perfetti ma vari! In questi ultimi tempi, gli indie stanno riscuotendo un grande successo… dobbiamo sperare che non subiscano lo stesso processo evolutivo dei grandi produttori. Loro sanno ancora rendersi conto che ciò che tiene incollato il giocatore allo schermo è il gioco, a prescindere dalla grafica.

 

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