Presagio Triste

BANANA YOSHIMOTO

Presagio triste è il secondo romanzo della scrittrice giapponese Banana Yoshimoto. Racconta alcuni episodi della vita di una ragazza giapponese di nome Yayoi, che apparentemente vive una vita normale e felice ma è spesso colta da un senso di malinconia, da una nostalgia, un presagio triste che riguarda la sua identità e la sua famiglia.

Yayoi ha 19 anni e per sfuggire a questo senso di tristezza si rifugia a casa dell’eccentrica e misteriosa zia Yukino, con la quale sente un’affinità particolare. Quando però questa non torna a casa, la protagonista parte alla sua ricerca in compagnia del fratello; una ricerca che si trasforma in un viaggio di  ritorno verso gli angoli nascosti del suo passato, rivoluzionando totalmente la sua vita.

Il tono di questo breve romanzo è sempre sospeso tra realtà e sogno, sempre misterioso e mai scontato nella sua essenzialità. La scrittrice si concentra su alcuni episodi che possono sembrare superflui ma sono invece necessari per capire fino in fondo l’essenza, più che il carattere, dei personaggi. Il presagio triste che sente la protagonista è percepito anche da noi, un senso quasi di morte, ma vissuto in maniera calma, non disperata, creando una sorta di effetto camomilla che fa scivolare in quell’atmosfera indefinita e irreale. Ho cercato tra le interviste dell’autrice qualcosa che potesse spiegare questo senso indefinibile che ci comunica il libro, e che spiegasse anche il contrasto tra il tipo di vita che si vive e l’indole personale di ognuno. Ho trovato questa sul blog “mangialibri” :

 

Spesso in molti tuoi romanzi la vita dei personaggi è dominata dal destino. Da cosa nasce questa tua visione fatalistica della vita? Il senso della morte è sempre presente, ma non è accompagnato dal timore, anzi. C’è una visione molto disillusa, disincantata…

Sono molto interessata a due cose: all’aspetto dell’ambiente familiare che costituisce una persona, e ai fattori innati nella persona stessa. Questi sono i due elementi che ci formano. E se uno pensa a queste cose, viene giocoforza pensare sia al destino, sia alla morte. E quindi sono questi un po’ i fattori dei miei romanzi. Quando dico morte non parlo della mia morte personale ma della morte delle persone che ci sono care, che ci sono vicine. E in questo senso io dico che c’è la morte nei miei romanzi, ma non il timore.

Quando ho comprato questo libro non ero sicura che una scrittrice famosa per le sue storie su giovani giapponesi e quindi sulle loro specifiche caratteristiche mi avrebbe conquistata, e invece ho trovato una scrittura universale che può arrivare dritta al cuore – e alla testa – di tutti i giovani.

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