“PPP Pasolini, un segreto italiano” di Carlo Lucarelli

Pier-Paolo-Pasolini

 

Come tutti sanno ricorre il quarantesimo anniversario della morte del poeta Pier Paolo Pasolini. Il poeta de “Le ceneri di Gramsci” oppure de “L’usignolo della Chiesa cattolica”. Ma anche il romanziere di “Ragazzi di vita” e il regista de “Il vangelo secondo Matteo”. Forse l’ultimo intellettuale italiano.

E quindi si rincorrono le pubblicazioni dedicate al poeta di Casarsa, ed era prevedibilissimo. Debbo dire che nel complesso la qualita’ di questi lavori e’ mediamente alta, dunque la memoria di Pasolini, se mi si concede, non e’ oltraggiata da libercoli infimi e di consumo. Ma fra tutti questi lodevoli volumi pubblicati negli scorsi giorni, a mio avviso, primeggia “PPP Pasolini, un segreto italiano” di Carlo Lucarelli.

Si tratta di un libro anomalo, non e’ un saggio e nemmeno un romanzo, e’ una sorta di memoria personale dell’autore, tra l’altro notissimo giallista e divulgatore anche televisivo di questioni di interesse criminologico e investigativo. Quindi nel racconto, che non ha una ferrea logica cronologica e si snoda, in un certo qual modo, come una sorta di flusso spontaneo anche se organizzato, troviamo spesso emozioni e pareri, ma anche aneddoti personali, dell’autore Lucarelli. Per cui e’ difficile anche fornire una sintesi del libro. La struttura e’ insolita, e per questo affascina.

Si parla di servizi segreti, di stragi di stato, della possibilita’ (ormai quasi certezza) che Pasolini non si fosse recato all’Idroscalo di Ostia per appartarsi con Pino Pelosi e consumare un rapporto sessuale mercenario. Nel titolo, in fondo, e’ mostrata anche la teoria di fondo di Lucarelli in merito all’omicidio: non c’e’ nulla di misterioso in quello che e’ accaduto, molti sono a conoscenza del reale svolgimento dei fatti, tuttavia rimane un segreto, un segreto italiano appunto, come tanti altri segreti che di misterioso non hanno proprio nulla perche’ sono semplicemente insabbiati, coperti da un telo bianco che ci impedisce di vedere cosa ci sia sotto, anche se sappiamo bene cosa c’e’. “Io so ma non ho le prove”, proprio come nel romanzo delle stragi di Pasolini.

Lucarelli scrive ottimamente, con un acume da analista investigativo che aleggia costantemente lungo il testo pur non divenendone mai il protagonista. Uno stile tagliente e spezzettato, a volte quasi urtante. Che spesso mette ansia. Affascinanti alcune piste aperte dalle sue ipotesi che inserirebbero l’assassinio del poeta nel novero degli omicidi della strategia della tensione. Freddi e pregevolissimi i richiami alla stampa dell’epoca, fonti utilizzate con intelligenza e avvedutezza.

Insomma, un lavoro eccellente. Leggetelo, chiunque voi siate.

Vi e’ piaciuto il mio articolo? Condividetelo!

Condividi su