Più andiamo veloci, meno tempo abbiamo.

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Viviamo in un grande paradosso: più andiamo veloci, meno tempo abbiamo. L’era dei computer e dei cellulari crea davvero possibilità di poter risparmiare tempo? No, è un’illusione, la peggior fregatura in cui è caduta la società del ventesimo secolo e da cui tuttora non si è svegliata. “Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova, la bellezza della velocità” in queste parole riconosciamo Marinetti come l’iniziatore della venerazione quasi ossessiva per la rapidità che caratterizza la nostra cultura. Negli anni sessanta gli analisti predissero un’era in cui saremmo stati tutti salvati dal fardello del lavoro grazie allo sviluppo delle tecnologie digitali. Bhé direi che si sbagliavano, a confermarlo è il filosofo statunitense Mark Taylor : “Contrariamente alle aspettative, le tecnologie che avrebbero dovuto liberarci ci schiavizzano e quelle che avrebbero dovuto farci risparmiare tempo non ci lasciano neanche un minuto per noi.

La vita accelera, lo stress aumenta, non possiamo permetterci di fermarci o disconnetterci dal mondo, perché potrebbe significare avvantaggiare la concorrenza. La velocità è diventata la misura del successo e l’efficienza corrisponde a massimizzare e velocizzare la produzione. Siamo ossessionati dalla velocità: computer veloci, notizie veloci, menti veloci, macchine veloci, treni veloci, comunicazioni veloci. La velocità ci fa risparmiare tempo per occuparlo in altri modi e quindi per averne nuovamente bisogno. Il problema è da trovare nelle radici dell’intero sistema distorto da valori come l’individualismo, la pubblicità, il consumo, l’utilità, la concorrenza, la moda, la globalizzazione, la notorietà. Siamo dei numeri, delle pedine solitarie in un sistema economico che crea il desiderio anche quando manca la necessità, il vero bisogno. Siamo sull’orlo di una crisi psicologica che sta per scoppiare. Dobbiamo ricordarci chi siamo, riprenderci la nostra personalità, noi siamo esseri umani abbiamo sentimenti emozioni che per essere forti devono essere consolidati lentamente,  e che forse non generano successo ma danno senso alla vita. L’unico mezzo che abbiamo per salvarci è coprirci con un velo ricamato da valori umani come l’amore, l’amicizia, la passione per lo studio che venga dal cuore e non nasca solo dagli archivi cibernetici puzzolenti di fatti freddi e isolati, la riflessione e la pazienza.

In una società dove la velocità sembra essere ormai essenziale, la brevità diventa una virtù (molto spesso gli articoli  o i libri o gli spettacoli o i film troppo lunghi vengono evitati), e amaramente la complessità lascia il posto all’eccessiva semplicità (le opere di Jeff Koons sono apprezzate per la sua immediata comprensione), la riflessione è considerata perdita di tempo, perciò la stessa arte perde la sua linfa principale: l’incertezza, l’ambiguità, l’oscurità. Tutto è facile, intuibile e tutto sembra essere a portata di mano, di nuovo un’illusione. Vogliamo stare al passo, vogliamo sapere tutto, non selezioniamo e soprattutto non ci fermiamo a riflettere, tutto diventa egualmente importante. Molti si perdono e non riescano a staccare il piede dall’acceleratore e considerano gli studi umanistici e le arti un lusso superfluo.

Rimaniamo attaccati alla vita e non concentriamoci solo nel cercare i modi più svariati per avere più tempo perché facendo così ne perdiamo di più. Impegniamoci piuttosto a vivere la vita.

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Carolina

Il mio nome è carolina Bussotti, sono una ragazza che adora vivere nella società e essere sempre aggiornata circa il mondo circostante. Scrivere articoli di scienza mi dà la possibilità di condividere due mie grandi passioni la scienza e il giornalismo.