Pinocchio colpisce ancora!

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Care lettrici, cari lettori, eccoci tornati a parlare delle avventure di Pinocchio! Dopo aver parlato della vastità e delle ragioni del successo del libro, dopo avere parlato delle varie interpretazioni, oggi Pinocchio uscirà dalle pagine del romanzo e diventerà protagonista di tutte le reinterpretazioni del personaggio che si sono avute nel Novecento, dai fumetti, ai libri, alla musica, alla pubblicità, ai film naturalmente! Sabato scorso ci eravamo lasciati dicendo che Pinocchio divenne un simbolo del fascismo, da qua riprenderemo il nostro viaggio (la prima parte qui). Pronti??

Subito dopo la marcia su Roma,nel 1922 un disegnatore, Giuseppe Petrai, creò Le avventure e le spedizioni punitive di Pinocchio fascista, in cui il burattino diventava un garante dell’ordine. Con l’istituzione del corpo dei Balilla nel 1926 Pinocchio diventa Pinocchio tra i balilla. Nuove monellerie del celebre burattino e suo ravvedimento, e con l’imperialismo italiano “Pinocchio istruttore del negus” e Pinocchio vuol calzare gli abissini. “Pinocchi dispersi” saranno poi chiamati i bambini orfani adottati dai soldati durante la Repubblica Sociale. Attraverso l’assimilazione della figura del burattino il fascismo voleva attirare a sé l’Italia dei più giovani, già affezionatissimi al burattino, che in 50 anni era già diventato ultra-popolare. L’assimilazione passò anche attraverso la trasformazione di Collodi in un patriota attraverso l’esaltazione di cinque piccole biografie di eroi della patria che egli avrebbe scritto (forse addirittura false).

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Pubblicità di un medicinale degli anni Venti in cui Pinocchio è usato come testimonial

I disegnatori fascisti non sono stati però certo gli unici a volersi confrontare con il burattino, anzi illustrare la sua storia è stata una sfida da non perdere per tutti: si contano 44 illustratori che si sono cimentati nell’impresa, i più famosi: Enrico Mazzanti (illustratore della prima edizione a stampa) e Carlo Chiostri (immagini meravigliose, in stile liberty). Non è poi mancata le versione in fumetto che è riuscita a non perdere neanche una parola dell’opera di Collodi, né è mancato il coinvolgimento di artisti come Vinicio Berti che ha realizzato una serie di coloratissime incisioni con il burattino come soggetto (qua sotto). Anche il vignettista Sergio Staino ha voluto dire la sua scrivendo Pinocchio 900, in cui il burattino è coinvolto nelle vicende politiche, sportive, economiche e sociali del ventesimo secolo. Neanche il teatro (con la famosissima versione di Carmelo Bene che pone l’accento sul rifiuto di crescere) e la musica sono rimasti a guardare e Edoardo Bennato nel 1977 ha inciso l’album Burattino senza fili, i Pooh nel 2002 hanno addirittura creato un musical dal nome Pinocchio.

Attraverso tutte queste interpretazioni e reinterpretazioni Pinocchio è giunto fino a noi. Tutti ricordiamo l’episodio del pescecane, di Mangiafuoco, del paese dei balocchi o personaggi come Geppetto, il grillo parlante, il Gatto e la volpe, tanto che li nominiamo quasi quotidianamente per definire tipi di persone, comportamenti, atteggiamenti (basta pensare a quando diciamo “Guarda che ti si sta allungando il naso” o “Non fare il grillo parlante”). Questo ci fa pensare di conoscere la trama, influenzati forse anche dalle trasposizioni che abbiamo visto (come il cartone della Disney, lo sceneggiato di Luigi Comencini, il più recente film con Roberto Benigni) eppure interi episodi li abbiamo dimenticati: la lumaca, il funerale a Pinocchio, il Paese delle api industriose, il serpente..

Illustrazione di Carlo Chiostri

Questo perché da Comencini in poi iniziò uno sfoltimento dei personaggi che aveva lo scopo di portare a un nucleo più compatto della storia e all’eliminazione dell’allegoria in virtù di un maggiore realismo (il paese dei balocchi diventa una saga di paese ad esempio). Nello sceneggiato poi anche i personaggi cambiarono e se la fatina diventa sempre più severa e antipatica, Lucignolo diventa un simpatico birbante, così anche noi li ricordiamo. Grazie ad esso però si mantiene il tono umoristico e popolareggiante del romanzo originale che rimane intatto ancora oggi; sempre grazie ad esso a Pinocchio accostiamo indissolubilmente un ritornello incalzante .. tan tan   tan tan tarattattatara.. (se davvero non vi viene in mente cliccate qui!).

Un maggiore tradimento della storia fu invece forse attuato dalla Disney, che trasformò il grillo parlante nel narratore e il paese dei balocchi in un luna park molto hollywoodiano. Ma c’è davvero da sorprendersi? Ormai Pinocchio è stato di tutto, da un esploratore dell’Alaska a un testimonial in una pubblicità per un medicinale a una camicia nera.. ognuno lo usa come vuole, è diventato di tutti.. E sapete una cosa? Il tradimento di Pinocchio in un certo senso fu attuato proprio da Collodi, infatti la storia sarebbe dovuta terminare al capitolo XV quando il burattino viene impiccato! Solo i lettori che si erano ormai appassionati spinsero lo scrittore a continuare a far uscire il romanzo a puntate sul Giornale dei bambini. Dobbiamo ringraziare loro se il nostro piccolo eroe di legno è diventato un bambino!!

Un particolare della locandina del film Pinocchio, dell’attore e comico toscano Roberto Benigni

Grazie a Brian Aldiss e al suo racconto Supertoys durano tutta l’estate, Pinocchio invece da burattino diventa un androide che desideradiventare un uomo. Niente di meno che Stanley Kubrick fu affascinato dall’idea e decise di sciverci una sceneggiatura, evidenziando il nesso tra Pinocchio e David, il protagonista del romanzo che, proprio leggendo il libro di Carlo Collodi, decide di cercare la fatina per diventare un bambino e farsi amare da sua madre adottiva. Kubrick lavorò tutti i suoi ultimi anni alla sceneggiatura ed alla fine il film è uscito nel 2001 sotto la regia di Steven Spieldberg, con il nome A.I – Intelligenza Artificiale. Il lungometraggio mette in scena un Pinocchio-David che incarna la paura e il dibattito etico di fine ventesimo secolo attorno agli androidi e alla robotica. Il burattino dunque perde la sua caratteristica popolaresca e umoristica per diventare un riflesso di quello che potrebbe diventare l’amore ai tempi della robotica.

E’ l’ultimo passo che porta all’allontanamento definitivo dalla storia originale e che lancia Pinocchio nel futuro, nello spazio, tanto che a lui nel 1999 è stato dedicato un asteroide. Non ha così conquistato solo il mondo, ma l’intero universo! E pensare che tutto era partito dalle campagne di Calenzano.. (piccolo paese del circondario di Firenze, oggi zona industriale).

Qua, a Calenzano, si conclude il nostro racconto, esattamente dove lo avevamo iniziato. Lo so, non abbiamo parlato della trama, di quegli episodi ormai semi-sconosciuti a cui ho accennato prima, ma è stata una scelta deliberata, per invitarvi a riaprire, o a aprire per la prima volta, il romanzo! Sarà un immergersi, un reimmergersi nell’infanzia, uno scoprirsi, uno specchiarsi in quello che eravamo e attraverso lo specchio capire come siamo cambiati, come persone da quando lo leggemmo la prima volta, come Italia, come umanità, da quando è stato scritto a oggi. Buona lettura!!

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