Pinocchio – sicuri di conoscerlo?

pino

Ok fa parte dell’immaginario collettivo, ok è un mito, ok ha più di cent’anni, ma siete davvero sicuri di conoscerlo? Probabilmente se avete risposto di sì vi sta crescendo il naso! Oggi e nel prossimo articolo parleremo infatti di tutto quello che c’è dietro il mondo di Pinocchio, dei riferimenti letterari, delle dimensioni e dei motivi del suo grande successo, delle interpretazioni dell’opera e delle sue reinterpretazioni nel corso della storia, dal fascismo, alla Disney, a Comencini, ad A.I. di Steven Spieldberg e Stanley Kubrick.

Se scoprirete di conoscere già tutto, tanto di cappello allora! Sarà una soddisfazione per voi leggere i due articoli che vi ho preparato. Altrimenti, se qualcuna o molte delle curiosità che vi racconterò non vi erano note, il nostro potrà essere un viaggio interessante che vi farà vedere con occhi diversi il burattino più famoso del mondo. Sarà un percorso simile a quello che abbiamo intrapreso con Alice!(qui e qui) Cominciamo? In … bocca alla balena, anzi in bocca al pescecane!!

 

 

C’era una volta…  -un re- no ragazzi avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.”

 

 

 

 

La prima ispirazione per Pinocchio probabilmente venne a Carlo Collodi (vero nome Carlo Lorenzini) non da un libro, dalla tradizione letteraria, ma dalla realtà che lo circondava: la campagna fiorentina, la campagna fiorentina post-unitaria, poverissima, paesana, analfabeta,chiusa in se stessa, contadina ma piena di tradizioni, come per esempio quella di intagliare nel legno familiari scomparsi e personaggi del paese. Vi ricorda qualcosa?? Ebbene sì l’idea di Pinocchio probabilmente nacque proprio così, immaginando che una di quelle figure in legno prendesse vita, con un “Ahi!”, per magia.

Una traduzione de Le avventure di Pinocchio in lingua araba

Se la realtà è la sorgente primaria, su questa si sommò un filtro: la letteratura umoristica inglese, quella di Sterne e Swift per intendersi, che nell’Italia ottocentesca stava facendo fatica ad affermarsi, coperta da una letteratura più seria, che seguiva “l’utile per iscopo” manzoniano. Queste due componenti sono ugualmente importanti nel libro, uscito nell’1883 con il titolo Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, e furono la base del suo successo, incredibilmente (se si pensa alla piccola realtà a cui fa riferimento) planetario. A inizio del secolo successivo venne tradotto in inglese, islandese, svedese, spagnolo, poi in vietnamita, egiziano, etiope, giapponese, russo, rumeno, americano (con una fatina in stile Tiffany nella prima edizione che negli anni ’50 diventa in stile Disney), cinese.. e la lista sarebbe ancora lunga :83 sono lingue in cui le parole di Carlo Collodi sono state tradotte! Dov’è la ragione di tanto successo?

Bovi al carro, di Giovanni Fattori (1867) rappresenta la campagna toscana ma con essa le campagne di tutto il mondo in cui l’economia si basava sull’agricoltura per il sostentamento

La possiamo cercare innanzitutto nel nome del burattino, Pinocchio, che, riferendosi al frutto del pino, ci parla di una realtà povera, di piccole cose, che accomunava tutto il mondo ancora non toccato dall’industrializzazione, ovvero la stragrande maggioranza delle campagne del pianeta, dalla toscana, all’Egitto, al Vietnam, simili nella diversità fino all’avvento della società di massa. Il romanzo dunque parla in una lingua comune a questa realtà, per cui trovare da mangiare è difficile, mandare i figli a scuola è un lusso, i pericoli sono dietro ad ogni angolo e si va in cerca di fortuna. Impossibile non pensare a un collegamento allora con i “coetanei” di Pinocchio, i personaggi di Charles Dickens, Oliver Twist e David Copperfield, che nascono nella stessa condizione del nostro burattino, senza veri genitori, poveri, girovaghi, anche se in una Londra in piena industrializzazione, incredibilmente più specifica nel 1883 rispetto alla campagna toscana.

I sobborghi di Londra nel XIX secolo

Forse è però poco cercare nel Verismo il successo di Pinocchio, Pinocchio è molto di più, si stacca dalla realtà strettamente storica e sovrappone ad essa una componente quasi antitetica: il meraviglioso. Il meraviglioso pervade il romanzo, attraverso un gatto, una volpe, un grillo parlanti, attraverso un enorme pescecane, attraverso una fatina, attraverso un pezzo di legno che prende vita e a un certo punto si trasforma pure in asino. Ecco che allora le radici del romanzo calano più in profondità e si collegano alle origini della letteratura europea, al romanzo picaresco, al ciclo bretone e, ancora più giù, fino all’Asino d’oro di Apuleio, del II secolo d.C. L’asino d’oro di Apuleio è uno dei primi romanzi giunti ai giorni nostri, in esso il protagonista, Lucio, si trasforma in asino in seguito a una degradazione morale ed è costretto a compiere un lungo viaggio, a chiedere l’intervento degli dei, a gettarsi in mare, per riottenere la sua umanità. Anche Pinocchio assumerà, dopo 5 mesi di cuccagna, le sembianze di asino e le riperderà solo gettandosi in mare. Queste somiglianze di trama tra i due libri così come il fatto che entrambi abbiano come fine il diventare umani hanno fatto pensare a molti che anche dietro Le avventure di Pinocchio si nasconda l’intenzione di rappresentare metaforicamente i riti d’iniziazione delle arti occulte, uno scopo esoterico (appoggiato dal fatto che sembrerebbe che Collodi abbia fatto parte di una loggia massonica). Secondo questa teoria anche i nomi dei personaggi farebbero capo a una precisa terminologia alchemica: Pinocchio sarebbe un composto di pino, albero che nell’ermetismo allude alla ghiandola pineale, e di occhio, ossia la visione associata a tale ghiandola; Mangiafuoco corrisponderebbe a Mammona, che nei Vangeli è equiparata al potere della mondanità, mentre dietro Lucignolo vi sarebbe Lucifero che, come il Gatto e la Volpe, cioè le passioni del corpo, distraggono Pinocchio dalla scuola ossia dalla possibilità di accedere alla Conoscenza; infine nella Fata Turchina si esprimerebbe l’archetipo della Grande Madre, assimilabile a Iside ma anche alla Madonna cristiana, che aiuta Pinocchio a ricongiungersi col Padre.

Probabilmente però, aldilà delle speculazioni, ciò che condividono è soltanto l’idea del percorso di formazione, fatto di errori e di esperienze che portano alla crescita, percorso di formazione che accomuna molti romanzi della letteratura occidentale, dall’Eneide ai Promessi Sposi. Dunque se L’asino d’oro ha un significato esoterico e mistico inequivocabile, in quanto mette l’accento sulla purificazione, Le avventure di Pinocchio hanno come sottotitolo Storia di un burattino e Pinocchio un burattino rimane nell’immaginario del lettore anche una volta concluso il libro.

Pinocchio all’osteria con il Gatto e la Volpe, illustrazione di Carlo Chiostri

L’umanità concessa dalla fatina se farà il bravo, così come Geppetto, sono “soltanto” il pretesto per la ricerca, per la”queste”, che è la vera protagonista della storia, piena di episodi, di avventure, piccole storie nella storia, ognuna con il suo intento morale, per istruire bambini e grandi, senza secondi fini se non quelli di fare ironia, se non a volte satira, contro i metodi educativi del tempo, in un modo non molto diverso da Dickens. Per questo motivo è stata rifiutata anche un’altra teoria che leggeva ne Le avventure di Pinocchio addirittura la storia della salvezza secondo il credo cattolico!  Insomma, tutti, e da ogni parte, hanno cercato di tirare le braccia del burattino, piegandolo alle loro interpretazioni, scrivendo altre storie con il burattino protagonista (le cosiddette “pinocchiate” e ne furono scritte tantissime), tanto che il fascismo riuscì addirittura a farlo diventare una camicia nera!

Avete letto bene, però di questo, e di molte altre cose, come gli illustratori, A.I, Pinocchio al cinema, nel teatro e nella musica, parleremo la prossima volta! Vi do appuntamento a sabato prossimo per continuare questo viaggio alla scoperta di Pinocchio e dei suoi mondi. Sarete in grado di resistere sette giorni?? Attendo vostri commenti!

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