Parasyte VS Ghoul!

In un mondo oramai popolato sia da umani sia da esseri con poteri assurdi e di dubbia provenienza affamati di sola carne umana, un ragazzo, o meglio un classico giapponese senza arte ne parte si ritrova, a causa di un fortunato incidente, a essere l’unico essere vivente a metà tra le due razze. Dopo un viaggio morale e psicologico sulle due razze che il protagonista è costretto ad affrontare, nel 12° episodio affronta un violento trauma che lo cambia profondamente trasformandolo, da sfigato di turno, a personaggio virtualmente imbattibile e con un carisma da paura.

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Questa è la trama di un anime che ho molto apprezzato sia per il contenuto che per i personaggi e in generale per il clima che lo avvolge. Sono certo che leggendo il riassunto di sopra a tutti, o quasi, sarà venuto in mente Tokyo Ghoul, manga partorito dalla mente originale[citazione necessaria] di Sui Ishidae dai disegni di Tetsuya Tashiro. Beh sappiate che non mi riferivo affatto a Tokyo Ghoul. Ishida è riuscito nell’impossibile: ha raggiunto la cresta dell’onda con la sua prima opera, per l’appunto Tokyo Ghoul.

Ma parliamone seriamente: Tokyo Ghoul, ha un bel concept, con una tematica molto versatile per la nostra realtà, e supportata da personaggi ben caratterizzati. E credetemi se vi dico che vorrei potermi fermare qua, ma durante OGNI episodio una pesante e violenta sensazione di deja vu’ mi ha assalito, senza mollarmi per un’istante. Rileggetevi pure la trama a inizio articolo, perché quel riassunto avrei potuto usarlo, con gli stessi termini, per parlarvi di Parasyte, un manga del 1988, e da cui solo quest’anno è stato prodotto anche un anime.

Ora, bisogna ammettere che capita molto spesso che più anime si somiglino, ma questa non è somiglianza. Sui Ishida non si è nemmeno sforzato di personalizzare la tematica di fondo e tutte le altre “modifiche” apportate hanno solo peggiorato il tutto. Prima di tutto, parliamo della tematica: il tema affrontato da Ishida è un tipico tema seinen, quindi non tutti sono in grado di capire a fondo dove voglia andare a parare, ma nonostante ciò ha preferito trattarlo come un comunissimo shonen, aumentando il suo target, ma rendendo molto più sterile il tentativo di lasciare un messaggio, rendendo quindi il tutto futile!

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Ora passiamo ai personaggi, il punto forte di Tokyo Ghoul. Se decontestualizzati da tutto il resto i personaggi risultano ben fatti e ben caratterizzati nonché originali (eccezion fatta per il protagonista e la protagonista), ma trovo a dir poco pessima la scelta stilistica fatta da Tashiro, per l’amor del cielo i personaggi son molto ben fatti, ma accostare tematiche così serie ai soliti canoni stilistici dei manga (capelli assurdi e comportamenti stereotipati o esagerati) cozza un bel po’, sarebbe come vedere un Light Yagami che per per usare il Death Note deve evocare il potere del cristallo di Lunaaa! [mi scuso con qualunque fan di sailor moon]. Tematiche serie necessitano di scelte stilistiche altrettanto serie.

Ma ci sono anche alcuni problemi di fondo, come buchi nella trama: davvero nessuno di voi si è chiesto da dove diavolo sono usciti i Ghoul e cosa sono? Voglio dire, Ishida ci ha buttato in faccia un’intera nuova razza, senza degnarsi minimamente di dare una spiegazione a NULLA: perché esistono? Perché possono mangiare solo umani? Perché sono potentissimi? E per l’amor di Dio perché il caffè, e solo il caffè, possono bere? Magari tutto ciò ci verrà spiegato nella terza stagione… magari…

Un manga del genere, con una tematica seria e profonda, non può essere trattato così superficialmente. Parasyte, è vero che non ci spiega l’origine di questi parassiti, ma Hitoshi Iwaaki riesce a trasformare questa mancanza in un vero e proprio punto di forza, in quanto gli stessi parassiti si ritroveranno a chiedersi il motivo della loro esistenza e il perché si nutrano di carne umana. Iwaaki sfruttando questo “buco” ha esteso la profondità della sua opera, invitando il lettore o lo spettatore a porsi le domande più antiche del mondo “da dove veniamo noi?”. Tutto ciò viene supportato da personaggi ben definiti, essendo comunque minori di quelli presenti in Tokyo Ghoul, e che in più si presentano nettamente più realistici rafforzando il clima che quest’opera vuole creare.

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Nonostante questa sua forte componente psicologica riesce a creare anche incredibili combattimenti, che più che premiare il protagonista in quanto tale , come accade in Tokyo Ghoul e in generale in qualunque shonen, in Parasyte  ogni vittoria del protagonista è data da una lotta psicologica e strategica con l’avversario in quanto si vedono affrontarsi la fredda mente calcolatrice dei parassiti e la mente umana e quindi più sensibile del protagonista.

Altro elemento fondamentale è come i due manga trattano le diversità tra le due razze: mentre Tokyo Ghoul cerca di raggiungere tale scopo con un protagonista umano che si ritrova costretto ad adattarsi ai ghoul, Parasyte sceglie una strada diversa: le due razze si ritrovano entrambe nel protagonista, ma continuano a mantenere la propria individualità. Nel primo caso si ha, quindi, un umano che è costretto ad adattare la propria umanità ai nuovi bisogni “Ghoul” del suo corpo, una buona scelta per mostrare il contrasto e il legame tra le due razze, ma che è stato sfruttato male. Iwaaki, invece, mantenendo separate le due identità genera un vero e proprio legame di collaborazione portandole sullo stesso piano e riesce, quindi, a trasmettere molto meglio il suo messaggio di uguaglianza e anti-razzista che, comunque, entrambe i manga vogliono trasmettere.

È quindi giunto il momento di buttare giù dal podio Tokyo Ghoul e guardarlo per ciò che è veramente, un tipico shonen con una tematica seria, ma male affrontata. Vi invito a conoscere Parasyte in quanto valida opera rimasta nell’ombra, almeno da noi, e di metterla sulla cresta dell’onda perché lo meriterebbe davvero e senza dubbio più di Tokyo Ghoul.

E voi? concordate o discordate con questo articolo? fatecelo sapere con un commento sia qui che sulla nostra pagina!

Immagini a cura di Riccardo ‘Koi’ Lo Re.

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