One Plus 2: Il Verdetto

 

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One Plus, ha vinto un azzardo.

L’azienda con sede in Cina, l’anno scorso è riuscita partendo dal nulla a costruire una fetta di appassionati fedelissimi grazie al “One”, il loro primo telefono caratterizzato da una potenza leggermente superiore ai top di gamma, venduta ad un prezzo estremamente accessibile.

Non solo un’ottima qualità costruttiva e prestazioni anche in autonomia ancora al top che insieme al software creato da Cyanogen, approfondito in questo articolo  hanno fatto salire alla ribalta l’azienda come una delle più discusse degli ultimi anni nel panorama della tecnologia.

Ma non sono state tutte rose e fiori, il sistema di inviti ha frustrato diverse persone, ed il litigio con Cyanogen inc a fine 2014, ha posto l’azienda in una situazione per nulla facile da superare.

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Con il “Two” One Plus ci riprova, perfezionando il sistema di inviti per renderlo più dinamico ma allo stesso tempo vantaggioso per i loro fondi che non permettono una produzione di massa; una qualità costruttiva ancora migliore ed infine un nuovo software in grado di non far sentire troppo il peso delle personalizzazioni apportate da Cyanogen ad Android.

Premetto una cosa.

Sono un felicissimo possessore di un One Plus One da circa un anno e qualcosina, non ho acquistato il secondo modello, ma ho avuto modo di provarlo approfonditamente da un conoscente che me lo ha gentilmente prestato per qualche giorno.

La costruzione del “One” è stata molto furba, solo con una grossa attenzione ai dettagli si riusciva a capire che effettivamente i materiali seppur di ottima qualità mancavano di quel feeling “premium”.

Il telefono infatti era composto per buona parte da plastica, rivestita sul retro da un materiale molto particolare denominato sandstone black,in grado di restituire un ottimo grip con un feeling simile ad una via di mezzo tra della sabbia e un tessuto .

L’idea iniziale era quella di creare una ampia gamma di cover da apportare, ma il design del One ha reso impossibile la cosa, per via di una rimozione del retro molto macchinosa e per nulla intuitiva.

Del progetto iniziale è stata messa in vendita solo una cover in bamboo molto costosa e difficile da trovare.

Il “two” è stato progettato per togliere del tutto questi piccoli difetti.

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La cornice è ora in alluminio spazzolato, ed i relativi pulsanti pure, sul retro rimane sempre il sandstone black, ma è ora possibile cambiare la cover molto facilmente per sostituirla con un’ampia gamma dai materiali più disparati tra i quali spuntano il bamboo ed il kevlar.

In mano la sensazione è quella di avere un telefono “premium”, con un feeling particolare se si abbina una cover, che insieme alla cornice in metallo garantisce una sensazione meno banale di un retro in vetro o alluminio.

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La costruzione è davvero ottima, la sensazione è quella di avere un prodotto molto solido, tenendolo in mano non è proprio una piuma ma per quelli come me che vogliono solidità ed un buon grip non è affatto un difetto.

Può diventarlo per tutte quelle altre persone che cercano un telefono iper-leggero e super-sottile.

Lateralmente sulla destra troviamo il bilanciere del volume e il pulsante d’accensione, mentre sulla sinistra un innovativo switch laterale che premette di passare senza accendere il display tra le modalità suoneria di Lollipop (tutte le notifiche, priorità, o non disturbare).

DSC_0051È un modo tutto nuovo di utilizzare l’ultima funzione apportata al robottino verde, ed un ottima idea in ambiente lavorativo, dove si ha la necessità di zittire il telefono alle riunioni o di farlo suonare solo per chiamate urgenti provenienti da una lista personalizzabile.

 

Sotto troviamo uno speaker non stereo ma di buona qualità e la nuova USB type C, che seppur non supporti la ricarica rapida risulta davvero molto utile poiché reversibile.

Se vi capiterà di andare a casa di un amico, senza il cavetto apposito non potrete collegare il vostro terminale al PC, ma vi assicuro che è una scelta che guarda al futuro quando questo tipo di porte diverrà lo standard.

Sullo schermo protetto da gorilla glass 4, troviamo un lettore di impronte digitali, e due tasti touch programmabili (si possono decidere le diverse azioni che andranno a compiere).

In alto inutile dirlo jack, led di notifica multicolore, sensore di luminosità e capsula auricolare.

Il display è una bellissima unità IPS da 5.5 pollici Full-HD, i colori rispetto al precedente modello sono più brillanti, e gli angoli di visione sono davvero ottimi considerando il tipo di tecnologia utilizzato.

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A bordo troviamo uno Snapdragon 810 octacore, 4 GB di RAM DDR4 e una batteria da 3300Mha, esistono due versioni una da 64 ed una da 16 con 3 GB di RAM non ancora in vendita, vendute a 399€ e 340€, purtroppo manca NFC, scelta curiosa e molto discutibile, è vero si tratta di uno strumento molto poco utilizzato soprattutto in Europa ma Google sta spingendo molto nel suo uso.

Il telefono è anche dual Sim ma l’ottimizzazione per renderlo tale è poco sviluppata.

Il processore è forse stata la scelta più discussa in questo smartphone, il nuovo top di gamma di casa Qualcomm non si è comportato molto bene in altri terminali, causando battery drain e surriscaldamenti eccessivi con conseguente crollo delle prestazioni.

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A bordo del “flagship killer”, 810 si comporta inaspettatamente bene, le temperature superano difficilmente quelle di un 801 nell’utilizzo normale, grazie ad un kernel che sfrutta solo i core strettamente necessari per le azioni richieste, l’utilizzo infatti di tutti e otto i core è molto raro se non in ambito Gaming.

In questi casi quando viene messo sotto stress, il top di casa Qualcomm scalda senza però diventare fastidioso da tenere in mano.

Una volta cessato l’utilizzo intenso però, incredibilmente quel tiepido sul retro e sulla cornice sparisce con una velocità del tutto inaspettata, confermando ancora una volta l’ottimo lavoro di assemblaggio e costruzione da parte di One Plus.

Grazie a queste ottime ottimizzazioni a basso livello da parte dell’azienda Cinese, la batteria da ben 3300Mha permette tranquillamente l’utilizzo del terminale fino a sera tardi anche con un utilizzo sopra la media.

Unica pecca la mancanza di una modalità dedicata per il risparmio energetico (è presente quello standard di Lollipop), e la mancanza della ricarica rapida con conseguenti due ore per la ricarica completa.

Dal punto di vista Software, l’azienda aveva davanti a se una sfida molto difficile; non far rimpiangere troppo le personalizzazioni di Cyanogen.

Per questa sfida tutt’altro che semplice l’azienda ha assunto l’ex team Paranoid Android, il risultato: la Oxygen OS.

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Basata su Android 5.1.1 questa personalizzazione strizza molto l’occhio ai Nexus ed Android pensato come lo vuole Google, senza però sacrificare qualche piccola personalizzazione che migliora l’esperienza.

È possibile ad esempio cambiare il colore del led di notifica, decidere i permessi delle app, modificare la griglia del drawer e i tile, mettere i tasti a schermo ed infine cambiare le icone o attivare un tema dalle tonalità cromatiche più scure.

Ed infine vi è Shelf una pagina laterale liberamente attivabile che raccoglie widget, app e contatti più frequenti, una funzionalità che non manca di soffrire di sporadici bug, ma che a conti fatti se ben sfruttata potrebbe diventare una killer application.

Immancabili le gesture come il doppio tocco per il risveglio o il cerchio per la fotocamera, che insieme al lettore di impronte digitali (con me ha funzionato perfettamente non ha perso un colpo) saranno in grado di soddisfare la vostra voglia di funzioni “smart”.

Non vi sono app pre-installate se non la tastiera swiftkey (liberamente eliminabile) ed un ottimo tool per smanettare completamente i parametri dell’audio.

Il software in generale risulta piacevole da utilizzare e incredibilmente fluido, è afflitto da piccolissimi e sporadici bug (molti dei quali spariti con 3 patch) ma nulla che rovini l’esperienza d’uso, inoltre i 4 GB di ram permettono di avere in background una quantità inimmaginabile di applicazioni.

Discorso a parte per la fotocamera.

Il sensore è da 13 mpx stabilizzato otticamente e dotato di doppio flash led ed autofocus laser.

Il vero dettaglio però sta nella apertura focale del sensore di ben 2.0, ciò si traduce alla mano in colori più brillanti ed un miglior comportamento nella penombra, grazie ad una mappa dei pixel maggiore.

Vi è la possibilità di registrare video in 4k e a 720p 60fps, oltre che una interessante modalità timelapse.

Il sensore è buono, e da il meglio di se negli scatti con molta luce naturale e nelle macro, pur rimanendo dietro ai sensori di S6 e G4.

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La fotocamera stessa è la parte meno rifinita del software, l’interfaccia non è particolarmente intuitiva e le api stesse per l’utilizzo al massimo del sensore, non sono state implementate completamente, c’è da dire però che questi difetti vengono corretti velocemente con grossi passi in avanti.

Ultimo dettaglio curioso; la posizione della fotocamera stessa, posta leggermente sotto a dove si tende metterla.

È una scelta che inizialmente vi sembrerà molto particolare, ed è tutto da capire se è stata attuata per evitare di far finire le dita nelle foto, come spesso mi capita quando scatto con il primo modello oppure per questioni di dissipazione del 810 o di design.

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One Plus Two se si riesce a recuperare un invito è un ottimo telefono, con una costruzione solida una durata della batteria per nulla banale considerato l’hardware, con ciliegina sulla torta un software incredibilmente fluido con qualche chicca ben riuscita.

Il team è giovane e ambizioso, ed una volta levato si spera il prima possibile questo sistema di inviti One Plus potrebbe togliersi l’ultimo ostacolo per crescere ulteriormente.

Il prezzo di questo two è ancora molto competitivo, ma gli altri top di gamma si stanno abbassando di molto.

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valecant

All’anagrafe sono registrato come Valerio, classe 95 studio programmazione, le mie passioni sono principalmente libri e videogiochi,e qualunque cosa sia anche timidamente legata all’informatica.
Scrivo di Videogames da tempo remoto, e probabilmente lo faccio perchè di scrivere non posso farne a meno.