Oliver Sacks – l’identità nascosta dalla malattia

Oliver Sacks

Non so se vi è mai capitato di conoscere una persona malata di schizofrenia, o colpita in parte da tic, da acinesia (riduzione della mobilità autonoma),dal Parkinson ecc. anche se non ne avete avuto l’occasione, sicuramente ne avrete sentito parlare o avrete visto film o letto libri a proposito.

Le persone colpite da malattie mentali o neurodegenerative sono prima di tutto persone, esse hanno quindi una personalità anche se spesso latente, lottano giornalmente contro un mostro che le tiene imprigionate nel loro corpo malato.  i neurologi devono essere prima di tutto psicologi piuttosto che veterinari, perché ogni paziente è una storia diversa da tutte le altre una storia fatta di passioni, gioie, dolori, emozioni forti, fastidi e la cura migliore sta proprio nello sviluppare la loro anima interiore. Il nostro organismo e in particolare il cervello grazie alla sua plasticità tende a colmare le sue carenze cercando di migliorare l’attività delle zone cerebrali sane, per comprendere meglio tale concetto cito il partigiano ceco Jacques Lusseyran: “La funzione della cecità è di ricordare che il dispotismo di uno dei nostri sensi, la vista, è ingiusto“.  Egli aveva trovato la possibilità nonostante l’evidente handicap di vivere a pieno i suoi giorni, sviluppando l’udito, il tatto, il gusto tanto da comprendere il mondo meglio di un vedente qualsiasi.

Oliver Sacks neurologo e scrittore è stato il primo a divulgare la neuropsicologia scrivendo libri che descrivono la storia dei suoi pazienti con compassione; tra i suoi racconti clinici ricordo L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Risvegli, Vedere voci, Musicofilia. Quest’ultimo in particolare vede Oliver direttamente interessato: il neurologo quando era molto giovane scappando da un toro cadde e si ruppe il tendine del quadricipide, il trauma gli causò la “sindrome di perdita dell’arto”, anche se fisicamente stava bene non riusciva a controllare la propria gamba convinto che ne fosse privo, con il passare del tempo la sua propriocezione (percezione del proprio corpo) migliorò grazie alla musica, bastava diffondere nell’aria il concerto per violini di Mendelssohn e la percezione della gamba ricompariva e camminare ritornava ad essere possibile.

La medicina quindi non è solo siringhe e tanti farmaci, essa è un mondo molto più vario e composito, il paziente deve essere trattato nella sua integralità perché spesso la terapia si scopre conoscendo l’identità più profonda del paziente, quell’identità che è invisibile alle analisi del sangue e perfino alle risonanze magnetiche. Alcuni medici tradizionale hanno criticato Sacks per la sua insensibilità nell’ usare i resoconti clinici per la propria carriera letteraria, ma altri hanno seguito il suo esempio come il neurologo francese François Lhermitte il quale porta i suoi pazienti ai concerti, al cinema, va spesso a trovarli e li porta a fare delle girate in macchina, un modo di vivere la medicina che ricorda molto il  film “Quasi Amici” di Olivier Nakache.

Concludo facendo un caloroso Addio a Oliver Sacks che ci ha lasciati pochi giorni fa all’età di 82 anni, un medico brillante ma anche una persona compassionevole e dedita agli altri in ogni momento della sua vita.

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Carolina

Il mio nome è carolina Bussotti, sono una ragazza che adora vivere nella società e essere sempre aggiornata circa il mondo circostante. Scrivere articoli di scienza mi dà la possibilità di condividere due mie grandi passioni la scienza e il giornalismo.