Nelle pieghe del tempo – Recensione (da libro a film)

In un panorama in cui la Disney Company continua a proporre solo live action remake dei suoi storici classici, progetti originali come quello diretto da Ava DuVernay, Nelle pieghe del tempo (in originale A wrinkle in time) sono sicuramente da premiare. Purtoppo però in questo caso non c’è un prodotto abbastanza forte da oscurare la popolarità dei vari sequel e remake che stanno avendo così tanto successo ultimamente.

Ma partiamo dall’inizio: il film è un adattamento del romanzo per ragazzi Nelle pieghe del tempo, scritto da Madeleine L’Engle e pubblicato per la prima volta del 1963. Si tratta di una storia di fantascienza in cui l’adolescente Meg Murray, impopolare a scuola e ritenuta stupida nonostante il suo grande potenziale nascosto, insieme al fratellino Charles Wallace, che sembra avere strani poteri, e all’amico Calvin, vengono contattati da tre strane entità, le Signore Chi, Cos’è e Quale per partire alla ricerca del loro padre. Il dottor Murray è infatti scomparso misteriosamente quattro anni prima mentre conduceva ricerche sui viaggi spazio-temporali. Inizia così un viaggio attraverso l’universo che comporterà una lotta contro l’oscurità.

Le premesse sembrano avvincenti, ma questo romanzo ha grossi problemi di stile: i personaggi sono poco sviluppati, si parla delle potenzialità di ognuno di loro ma esse non vengono mai fatte emergere, le questioni scientifiche vengono introdotte ma mai approfondite a dovere, la stessa questione delle “pieghe del tempo” e la teoria per cui “una linea retta non è la distanza più breve tra due punti” non viene spiegata. Inoltre le vicende e gli snodi narrativi non sono sempre chiari, c’è poco pathos e il finale è davvero troppo frettoloso.

Con queste premesse e queste basi traballanti c’è da temere che il film sia una completa disfatta, e invece riesce a colpire abbastanza positivamente: sono state operate a mio parere buone scelte di sceneggiatura, togliendo alcune parti del libro e aggiungendone altre, in modo da rendere tutto più chiaro, sensato e meno frettoloso. Ciò non toglie comunque che il viaggio nell’universo si limiti giusto a un paio di pianeti, ci siano lo stesso passaggi non spiegati benissimo e il cattivo non abbia alcuno spessore. C’è un po’ più di scienza ma sempre poco approfondita, è da considerarsi un fantasy piuttosto che un fantascientifico. Insomma, il film giova del raffronto con l’opera originale, ma se preso a sè non è esente da grossi difetti, che lo rendono un film da domenica pomeriggio alla tv più che da grande schermo. Visivamente è piacevole da vedere, sono belli i colori e rese bene le descrizioni presenti nel romanzo. Nota molto positiva anche per la colonna sonora, con canzoni originali di Sia, Sade e Demi Lovato e per il cast, principalmente al femminile e multietnico: Oprah Winfrey, Mindy Kaling e Reese Witherspoon  sono le tre Signore, poi i giovani Storm Reid, Levi Miller e Deric McCabe e Chris Pine nel ruolo del padre scomparso.

Comunque, per quanto Nelle pieghe del tempo sia un film carino, non mi sento di consigliarlo calorosamente: o meglio, per passare un pomeriggio al cinema con bambini/e sui 9-11 anni è la scelta giusta, sicuramente a loro piacerà molto, ma in altri casi non è niente di imperdibile. Non un grande capolavoro apprezzabile anche dagli adulti come la Disney ci ha sempre abituati.

Qui di seguito vi lasciamo il link per il trailer in italiano:

https://www.youtube.com/watch?v=DmL6hAvxj3U

 

 

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Koda

Sono una super appassionata (ed esperta) di animazione, amo la filosofia dei cartoni animati, dagli anime ai cartoon americani fino ad arrivare alla mia adorata Disney, per me uno stile di vita. Accanita divoratrice di fumetti e libri classici.

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